“ In un'anima che va verso la spiritualità vi è la ricerca
di un senso. Ha ragione quello che dice la mia collega Pacitto a proposito della
differenza tra le sante che digiunano e le anoressiche. Nell'anoressia v’è un
obiettivo inconsapevole, quello appunto di rinunciare al corpo, mentre nella
prospettiva della Santa vi è un obiettivo consapevole di rinuncia perché il
cammino spirituale, come ha sottolineato Jung, richiede la responsabilità di
tutta la personalità. Ecco perché Santa Chiara avrebbe potuto smettere. Non è
semplice per uno psicologo avvicinarsi al tema della spiritualità e della fede.Per
fortuna siamo eredi di una tradizione psicoanalitica, quella junghiana, che ci
apre una porta importante. Sappiamo come per la psicanalisi freudiana la
sessualità e gli istinti rivestano una ruolo centrale. Essi possono essere eventualmente
repressi e sublimati in qualcos’altro.
Jung, come sapete, era in disaccordo con Freud proprio su questa questione. Egli
concepiva l'istinto epistemofilico, l'istinto della conoscenza, della
spiritualità come pari a quello sessuale. Per lui esiste una spinta che non è
necessariamente una riduzione a qualcosa al “posto di”. Questo ci fa avvicinare
al fenomeno religioso con estremo rispetto, perché secondo Jung l'istinto religioso fa parte della vita e della
ricerca di senso. Jung, a torto, è stato definito come lo psicologo della seconda
metà della vita, di quella fase in cui si sviluppa e si realizza pienamente l’
individuazione della persona.
Ma erroneamente, perché la ricerca di un senso
(l'individuazione) incomincia già
dall'infanzia: i bambini tendono già a farsi teorie sul mondo e queste teorie
sono così centrali da determinare il conflitto psichico e il conflitto non
nasce solo dalla contrapposizione mente corpo ma anche dalla spinta alla
ricerca. Per cui noi ci avviciniamo a questa figura di Santa con molto
rispetto, non vogliamo fare uno studio patofotografico, uno studio clinico che
peraltro sarebbe interessantissimo. Teresa era una bambina difficilissima,
caratterizzata da una fortissima energia, non riusciva a stare ferma, tanto che
furono costretti a legarla durante la notte. Tutto questo viene fuori dal
diario della stessa madre. Come Teresa stessa dice, nella sua autobiografia, vi
erano come due anime dentro di lei: una
demoniaca ed un'altra angelica. Ed è come se la fede avesse aiutato
l'integrazione psichica di questa ragazza: intorno a questa forte spinta
spirituale si organizza in maniera cosciente la sua vita. Teresa aveva avuto un'infanzia molto
difficoltosa: due abbandoni (a quattro
anni la morte della madre, a nove anni la sorella che le faceva da madre va in
convento), una malattia gravissima che non si riusciva a capire. Comunque ci sono dei ricordi di bambina relativi
ai 6-7 9 anni in cui ci sono già i primi segnali di un qualcosa di psichico
dentro di lei che l'aiuta a compattarsi,
ad integrare le varie parti della sua psiche. A 12 anni si trovava in collegio e nonostante avesse
qualche difficoltà a rimanere in linea con i coetanei, riusciva ad attrarre a
sé, con il suo raccontare storie. E quest'attività immaginativa, ispirata
spiritualmente, che le permette di andare avanti ed è molto interessante
leggere i suoi sogni per comprendere alcuni passaggi spirituali. E’
interessante come ci racconti, nella sua
autobiografia, i suoi sogni perché, evidentemente, sono dei momenti di
passaggio e di crescita psichica molto importanti. Vale la pena di sottolineare
da cliniche, io e la mia collega, l'importanza di distinguere tra visioni e
concezioni che hanno un senso, che sono all'interno di un percorso di crescita
psichica e spirituale e fantasie, allucinazioni, visioni che appartengono ad
altro (magari alla clinica e alla superstizione). Perché sarebbe oltremodo
disdicevole non farlo non solo per la fede ma anche per un rapporto profondo
con i fatti della psiche. Certamente quelle di Teresa sono produzioni della
psiche che questa ragazza, possiamo dirlo, esprime con modalità femminili e
cioè l'amore della rete, delle relazioni, pur non essendo, cosa davvero
straordinaria, ella stessa socievole e relazionale.E lo fa con una modalità
femminile per cui il pensiero nasce sempre dalla relazione perché lei diventa
dotta strada facendo. Questa spinta alla
ricerca sarà suffragata e alimentata dagli studi e dalla lettura che daranno corposità a questa sua dimensione”.
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