
La paura, come le altre emozioni
di base, è una reazione naturale del nostro organismo ma con una funzione
particolare quella di salvaguardare la nostra sopravvivenza. Si può provare ad
immaginare cosa succederebbe se ne fossimo privi: semplicemente non riusciremmo
a difenderci da pericoli e stimoli nocicettivi. Responsabile della paura è un
nucleo cerebrale, l’amigdala, bene allocata nel sistema limbico, al di sotto
della corteccia e all’altezza del lobo temporale. Le informazioni sensoriali
pericolose arrivano, attraverso una via breve, direttamente all’amigdala che
immediatamente ci avvisa del pericolo. Supponiamo di passeggiare attraverso un
bosco: vediamo improvvisamente sul sentiero un qualcosa di lungo e scuro. La
nostra reazione è istintiva ed immediata: arretriamo perché temiamo di esserci
imbattuti in un serpente. Poi. Magari, a distanza, ci fermiamo, osserviamo meglio
e ci rendiamo conto che si tratta semplicemente di un bastoncello. A questo punto abbiamo attivato
la “via lunga” cioè quella che dallo stimolo periferico arriva fino alla
corteccia la quale ci aiuta a valutare e
lucidamente la situazione. Noi ovviamente abbiamo bisogno di entrambi i
meccanismi. Quello legato all’amigdala che ci protegge in situazioni di
pericolo in cui la nostra risposte deve essere immediata e quello di tipo riflessivo,legato a circuiti
corticali, che ci aiutano, in situazioni di pericolo, a fare giuste valutazioni
e ad agire di conseguenza senza lasciarci prendere dal panico.

In termini tecnici siamo soliti parlare di percezione
del rischio e di curva della paura. Se la percezione del rischio (o paura) è
troppo bassa, i nostri comportamenti di difesa non sono efficaci. E ‘ quanto si
è verificato all’inizio della comparsa del virus (e fino a qualche giorno fa nei
paesi europei) quando la situazione di pericolo è stata sottovalutata
(l’amigdala non si è allertata). Ma se la percezione del rischio ( o paura
) aumenta troppo, magari anche
attraverso l’informazione, e determina
panico è ugualmente inefficace in quanto
dà luogo a comportamenti irrazionali e dannosi per sé e per gli altri (si
allerta l’amigdala) . E’ quanto si è verificato allorché nelle zone del Nord Il
virus si è diffuso in maniera esponenziale e molti, presi dal panico, non hanno
ragionato ed hanno abbandonato le zone rosse per ritornare nei paesi d’origine
e creando una serie di disguidi, difficoltà e contribuendo alla diffusione del
virus. Allora dobbiamo avere paura? Sì, perché la paura ci protegge rendendoci
responsabili e ci porta a seguire le prescrizioni. Ma senza lasciarsi prendere
dal panico che ci priva di lucidità e riflessività necessarie per compiere
azioni utili. Dunque abbiamo bisogno di entrambi i meccanismi cerebrali: quelli
sottocorticali legati all’amigdala che ci attiva a prendere in considerazione il
pericolo e quelli corticali che ci aiutano a fare scelte razionali e
responsabili. Razionalità e responsabilità significa accettare l’idea che non
abbiamo il controllo su tutto: in questo momento siamo vittime di un’occorrenza
non del tutto prevedibile, rispetto alla quale non possiamo fare altro che
informarci da fonti ufficiali d’informazione e seguire le prescrizioni. Certo
non è facile cambiare le nostre abitudini perché noi siamo le nostre abitudini
che scandiscono tempo e vissuto nostri. Ma ancora una volta ci soccorre la
scienza, in questo caso Darwin, il quale individuò, nel processo evoluzionistico,
il principio dell’adattamento senza il quale non sarebbe possibile la
sopravvivenza. Un rapido sguardo all’indietro, attraverso i secoli, ci rivela
che ci furono ben altre rivoluzioni nella vita delle persone, nella loro
mentalità e sensibilità, eppure ogni volta esse seppero rinnovarsi e
riadattarsi, oltre ogni pessimismo e scoramento. Ce la faremo! Ce la faremo!
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