Neuroscienze, neuroetica, filosofia della mente, psicoterapia

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domenica 10 settembre 2017

Di che cosa parliamo quando parliamo di amore? Perché si scelgono partner più vecchi di età?




La maggior parte degli amanti rimarrebbe davvero sconcertata se sapesse esattamente di che cosa si tratta quando dice “Ti amo”. Siamo da sempre abituati ad immaginare l’amore rappresentato da un grande cuore. Ma di fatto l’organo dell’amore è il cervello. L’amore ha una chimica cerebrale.Infatti il sentimento d’ amore è prodotto da una serie di meccanismi neuroormonali circuiti neuronali e neurotrasmettitori. Epinefrina,norepinefrina,feniletilamina e dopamina sono i neurotrasmettitori che producono quella piacevole eccitazione dell’innamoramento: cuore che batte, forte sensazione di benessere e di forza. Anche la cioccolata ricca di fenilitamina produce analoghe sensazioni di benessere. Attraverso tecniche di neuroimaging è possibile vedere cosa accade nel cervello dell’innamorato: le aeree frontali sono meno attive e perciò l’individuo è meno attento e più indifeso , è accecato dalla passione. Ma la chimica cerebrale non ci spiega perché si è selettivi nell’innamoramento e ci si innamora proprio di quella determinata persona. Anche qui  la biologia ci dice qualcosa e ci informa su alcune tendenze generali del comportamento amoroso. Gli uomini tendono ad innamorarsi di donne belle e giovani.Perché? Perché queste caratteristiche sono sinonimo di buona salute e di buona capacità riproduttiva: bellezza e giovinezza sono a servizio, darwinisticamente,dell’evoluzione che mira alla riproduzione della specie. Le donne tendono a innamorarsi di uomini ricchi e potenti, l’equivalente attuale degli uomini forti e vigorosi di una volta in grado di proteggere e difendere la donna e la prole. Comportamenti analoghi si riscontrano nei nostri fratelli animali. Tuttavia, nell’essere umano, le spinte biologiche e istintive sono modulate dalla cultura, dalle esperienze e dalla storia personale.      La biologia non è un destino! La coppia Macron-Brigitte  ne è un caso esemplare!

giovedì 7 aprile 2016

Comportamenti da dipendenza: fattori genetici e storia di vita spiegano la diversa vulnerabilità.



Non tutti quelli che si espongono all'uso di droghe o pratichino comportamenti a rischio di pendenza diventano dipendenti. Perché?
Esiste un fattore biologico che determina una diversa percezione degli stimoli eccitanti ed una diversa reazione di gratificazione dovuta alla dopamina , responsabile della ricerca spasmodica di droga o della messa in atto altri comportamenti compulsivi quali l'abuso di cibo, l'acquisto compulsivo, il gioco d'azzardo, ecc. Su questa base biologica ereditaria, agiscono, implementandone l'azione, l'educazione, l'esposizione ad ambienti a rischio, esposizione precoce, fattori di personalità (i disturbi psichici giocano un ruolo considerevole). E' evidente che conoscere la predisposizione biologica permette di aumentare il livello di guardia nei confronti, appunto, dei soggetti a rischio. Sappiamo però, dall'epigenetica, che il fattore genetico non necessariamente