La maggior parte degli amanti rimarrebbe davvero sconcertata
se sapesse esattamente di che cosa si tratta quando dice “Ti amo”. Siamo da
sempre abituati ad immaginare l’amore rappresentato da un grande cuore. Ma di
fatto l’organo dell’amore è il cervello. L’amore ha una chimica cerebrale.Infatti
il sentimento d’ amore è prodotto da una serie di meccanismi neuroormonali
circuiti neuronali e neurotrasmettitori.
Epinefrina,norepinefrina,feniletilamina e dopamina sono i neurotrasmettitori
che producono quella piacevole eccitazione dell’innamoramento: cuore che batte,
forte sensazione di benessere e di forza. Anche la cioccolata ricca di
fenilitamina produce analoghe sensazioni di benessere. Attraverso tecniche di
neuroimaging è possibile vedere cosa accade nel cervello dell’innamorato: le
aeree frontali sono meno attive e perciò l’individuo è meno attento e più
indifeso , è accecato dalla passione. Ma la chimica cerebrale non ci spiega
perché si è selettivi nell’innamoramento e ci si innamora proprio di quella
determinata persona. Anche qui la
biologia ci dice qualcosa e ci informa su alcune tendenze generali del
comportamento amoroso. Gli uomini tendono ad innamorarsi di donne belle e
giovani.Perché? Perché queste caratteristiche sono sinonimo di buona salute e
di buona capacità riproduttiva: bellezza e giovinezza sono a servizio,
darwinisticamente,dell’evoluzione che mira alla riproduzione della specie. Le
donne tendono a innamorarsi di uomini ricchi e potenti, l’equivalente attuale
degli uomini forti e vigorosi di una volta in grado di proteggere e difendere
la donna e la prole. Comportamenti analoghi si riscontrano nei nostri fratelli
animali. Tuttavia, nell’essere umano, le spinte biologiche e istintive sono
modulate dalla cultura, dalle esperienze e dalla storia personale. La biologia non è un destino! La coppia Macron-Brigitte ne è un caso esemplare!
Psicologa,Psicoterapeuta,filosofa, istruttrice Mindfulness: alla fonte autentica della Psicologia Umanistica*
Neuroscienze, neuroetica, filosofia della mente, psicoterapia
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domenica 10 settembre 2017
giovedì 7 aprile 2016
Comportamenti da dipendenza: fattori genetici e storia di vita spiegano la diversa vulnerabilità.
Non tutti quelli che si espongono all'uso di droghe o pratichino comportamenti a rischio di pendenza diventano dipendenti. Perché?
Esiste un fattore biologico che determina una diversa percezione degli stimoli eccitanti ed una diversa reazione di gratificazione dovuta alla dopamina , responsabile della ricerca spasmodica di droga o della messa in atto altri comportamenti compulsivi quali l'abuso di cibo, l'acquisto compulsivo, il gioco d'azzardo, ecc. Su questa base biologica ereditaria, agiscono, implementandone l'azione, l'educazione, l'esposizione ad ambienti a rischio, esposizione precoce, fattori di personalità (i disturbi psichici giocano un ruolo considerevole). E' evidente che conoscere la predisposizione biologica permette di aumentare il livello di guardia nei confronti, appunto, dei soggetti a rischio. Sappiamo però, dall'epigenetica, che il fattore genetico non necessariamente
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