Neuroscienze, neuroetica, filosofia della mente, psicoterapia

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martedì 31 dicembre 2019

Scuola di Alta Formazione in Neuroetica e Fkilosofia delle Neuroscienze a Cassino: aperte le iscrizioni


                                  

         
                                      
CONVEGNI CASSINATI 
                                                 Aprile 2020
                                                     “La vita delle menti”
                                                   SCUOLA DI ALTA FORMAZIONE
                                               (Sala San Benedetto, Banca Popolare di Cassino)
                                                            VENERDI  3  aprile (ore 9/16)
9.30 Registrazione
9,45 . Né sola ragione né solo sentimento: mentalizzazione e  comportamento morale  sullo sfondo della riflessione di Hannah Arendt. (Maria Felice Pacitto, Centro di “Psicologia Umanistica ed Analisi Fenomenologico-Esistenziale”)
10,30 Discussione
 10,45 L’identità personale ed il carattere essenziale della mente (Rodolfo Giorgi, Università di Pisa)
11,30 Discussione
11,45 Evoluzione animale ed umana; utilità e limiti del principio di continuità (Marco Celentano, Università degli Studi di Cassino
12,30 Discussione
12,45 Colazione
14. Codice etico e di comportamento della cellula ( Sonia Canterini,  Università di Roma La Sapienza)
14,45 Discussione
15. Insieme o da soli? La protocooperazione tra polipi di scifozoi” (Jessica Vettese)

15,45 Discussione
16 Chiusura dei lavori


   VI   CONVEGNO CASSINATE DI NEUROETICA E FILOSOFIA DELLE NEUROSCIENZE
                                                                      (Palazzo Badiale, Piazza Corte)
                                                                SABATO 4 aprile ore 9 e 30/16 e 30
9,451“Homo homini lupus” ma a vincere sono i comportamenti cooperativi (Ines Adornetti, Università   Roma3)
10,30 Discussione
10,45 I dilemmi morali e le macchine autonome: nel cervello di un’auto (Piero Perconti, Università di Messina)
11,30 Discussione
11,45Mente e linguaggio: il confine tra umani e animali (Francesco Ferretti, Università Roma3)
12,30 La natura della libertà e la scelta morale: una questione per l’etica e la Neuroetica (Eugenio Lecaldano, Università di Roma La Sapienza)
13.15 Discussione
Colazione
!4,15.L’intelligenza delle piante. Le conseguenze per la Neuroetica (Gianfranco Pellegrino, Luiss Guido Carli)
15 discussione
15,15.La scienza degli abbracci ai tempi delle Neuroscienze (Sonia Canterini, Università di Roma La Sapienza , Roma;Francesco Bruno,  Centro Regionale di Neurogenetica. Lamezia-Terme)
16.Discussione
16,15 Conclusioni e chiusura dei lavori

 Per il sabato 4 l’ingresso è libero.
Per partecipare ai due giorni (scuola di alta formazione) è necessario iscriversi. L’iscrizione e la partecipazione sono gratuite. Si può richiedere certificazione di partecipazione.
La Scuola è aperta agli allievi frequentanti gli ultimi due anni  delle scuole secondarie in cui è curriculare l’insegnamento della filosofia e a tutti i professionisti interessati a tali argomenti.

 Per iscriversi (precisare nome, cognome e titolo) rivolgersi a:
Maria Felice Pacitto (responsabile dei convegni), email mariafelice@humanistic-psyc.it.

  


lunedì 8 febbraio 2016

Le statue velate, : na cattiva interpretazione del rispetto delle differenze.




Tra reticenze e scaricabarile continuano l’indagine e le polemiche sulla responsabilità delle statue coperte. Su questo si è detto molto e non mi interessa approfondire.  Piuttosto  vorrei soffermarmi su quello che quest’operazione, folle,  ha comportato in termini di identità culturale e non  solo italiana ma dell’intero  Occidente(diversamente non avrebbe destato tanto scalpore sulla stampa internazionale), e di altre questioni, chiunque ne sia stato il responsabile. E’ evidente che al di sotto di tale fatto v’è una male-inteso concetto di quello che significano identità nazionale e culturale, rapporto con le altre culture, con le diversità e differenze,e, ovviamente, cosa significhino  integrazione e  assimilazione. Si è parlato di eccesso di zelo, di svista superficiale : ancora una volta il carattere superficiale della italianità! Un fatto sicuramente ingiustificabile ma, forse, spiegabile alla luce del clima ansiogeno, timoroso che si è venuto a verificare dopo gli attentati terroristici dello scorso anno. Ma è proprio in questi frangenti che bisogna essere razionali (esercitare il frontale!),  valutare e calibrare ogni mossa, anche quella più banale. E sicuramente non sono il timore e la sudditanza che dobbiamo mostrare in questo momento. Ma spostiamoci sul  tema di fondo, fondamentalmente eluso  nella sua complessità e, dunque, destinato a rimanere  irrisolto:  quello della migrazione (problema centrale per i prossimi decenni)e  ad esso connesso quello dell’integrazione.  Che cosa significa  integrazione? È un termine ambiguo e contiguo a quello di assimilazione.  Termini  sfumanti l’uno nell’altro. Un malinteso rispetto per l’alterità porta a privilegiare il termine integrazione, termine   che si muove all’interno di una popolarità: acquisire le norme  della cultura ospite e, nello stesso tempo, mantenere le proprie identità e differenza. Composizione difficile se non impossibile per il semplice fatto che le norme di una determinata cultura non sono mai solo semplicemente tali ma sono molto altro: valori, costumi, sistemi di credenze. L’attuale esodo migratorio viene spesso paragonato all’esodo del popolo ebreo in Occidente. Ma nulla di più diverso. Gli Ebrei che si stanziarono in Occidente volevano assimilarsi e di fatto lo fecero: diventarono  tedeschi, francesi, italiani, ecc. ma  nell’interiorità rimanevano ebrei. Un processo di assimilazione che per molti fu anche conflittuale  e drammatico. Quella ebraicità,  che Sigmund Freud cercò di definire, non impedì l’assimilazione alla cultura europea.  Connubio, ebraicità ecultura mitteleuropea, che dette luogo alle prodigiose  e più innovative espressioni culturali del’900. Non si spiegherebbe diversamente la proliferazione dei grandi scienziati, letterati,filosofi ed artisti del novecento: da Freud ad Einstein, da Zweig a Man, a Husserl, a Jaspers, Schonberg ecc. Hannah Arendt, allieva  del nazista Heidegger,  era ebrea  ma del tutto integrata nella cultura europea:  si accorse (quasi) della sua ebraicità solo quando, con l’avvento di Hitler, la permanenza in Germania era diventata pericolosa. Ora, i migranti che arrivano da noi non vogliono assimilarsi o integrarsi per usare un termine politically correct. O forse, c’è da chiedersi: “Esiste una specificità “islamica” che impedisce l’integrazione?”. Tema difficile e spinoso. Con  l’episodio delle statue siamo andati nel senso opposto:  siamo stati noi ed assimilarci agli altri perdendo identità e specificità, e creando, se vogliamo essere logici, una contraddizione di fondo: come si fa a parlare di integrazione  in qualcosa che ha perso la sua identità e cioè in un nulla? Ha ragione la Merkel che  non ha chiuso le frontiere dopo i fatti di Colonia,  ma ha reso imprescindibile e severa  l’integrazione. È evidente come in Italia sia mancato   un serio dibattito sui temi dell’integrazione e dell’assimilazione, parole abusate e utilizzate nel più “autentico buonismo italico” dai politici, della gente comune, dagli operatori e associazioni che si occupano dei migranti. Forse fa comodo baipassare la complessità del problema e fa comodo soprattutto a quelli che dell’emigrazione hanno  fatto un business?