Neuroscienze, neuroetica, filosofia della mente, psicoterapia

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venerdì 12 agosto 2016

Su quanti amici autentici possiamo contare? Non più di quattro o cinque sostiene Dunbar.

Il numero di amici autentici su cui possiamo contare è piuttosto limitato. Secondo Robin Dunbar non più di 4 o 5 considerando che per amiciza si intende una relazione amicale significativa, basata su interessi condivisi, sulla reciprocità affettiva e su una frequentazione ricorrente. Indaffarati come siamo abbiamo tempo da condividere e un "capitale emotivo" da scambiare solo per cinque persone. Chi ritiene di poterne contare di più scambia per amicizia semplici conoscenze.  E, comunque,  anche 5 amici non è semplice trovarli. Lo sappiamo bene. Rimarranno delusi, dunque, quanti vantano di poter contare su alcune centinaia di amici acquisiti tramite facebook.( Anche in questo caso Dunbar dice la sua. Noi possiamo sostenere solo 150 contatti relazionali. ) Non facciamoci illusioni e diventiamo prudenti! Nella metà dei casi, allorché stabiliamo una potenziale relazione amicale, non veniamo ricambiati. Dicono così i risultati di una ricerca svolta dal  Massachuttes Institute of Technology di Cambridge su un gruppo di 83 studenti, i quali venivano invitati a valutare il lgame che li legava agli altri. La reciprocità di amicizia corrispondeva solo nella età dei casi. Un dato che conferma i risultati analoghi di altri studi. Perché non siamo capaci di valutare la reciprocità di sentimento nelle relazioni amicali che noi stabiliamo'? Molto probabilmente perché ci sentiremmo disconfermati e svalutati, non amati. Tendiamo perciò ad attribuire agli altri i sentimenti che noi vogliamo che essi avessero nei nostri confronti.. E' talmente forte questo bisogno da farci attribuire ai comportamenti e ai segnali che gli altri ci inviano significati diversi da quello che hanno. Perciò tendiamo a considerare  amicizia semplici conoscenze o rapporti di lavoro. L'amicizia è cosa rara e preziosa !
 

giovedì 10 marzo 2016

Simone Weil: una filosofa difficile e controversa ma coraggiosa e indipendente nel pensiero. Va vista nella complessità e totalit della sua produzione senza nessuna espunzione.


SIMONE WEIL: una vita vissuta nella radicalità e nella autonomia di pensiero

Parlare di Simone Weil l’8 marzo, ha voluto  essere  il tributo riconoscente al lavoro di una grande filosofa, fondamentale per la costruzione della soggettività e del pensiero femminile, nella consapevolezza che non v’è storia per le donne   al di fuori della loro capacità di poter pensare autonomamente ed indipendentemente.



  Simone Weill ebrea come Edith Stein e Hanna Arendt. Tre donne filosofe che hanno segnato il percorso speculativo del secolo scorso. Tre donne il cui discorso si dispiega sullo sfondo drammatico del nazismo.Voci che hanno saputo interpretare il desiderio della donna a poter essere e a poter pensare. La loro opera è inscindibile dalla loro vita.

Filosofa controversa e  “difficile” la Weil per la commistione di tematiche così diverse (misticismo e pensiero politico) e per il modo anche di procedere nella teorizzazione, difficile anche ad essere  inserita in un qualche filone o orientamento filosofico. Autonoma e antiaccademica, la sua