Psicologa,Psicoterapeuta,filosofa, istruttrice Mindfulness: alla fonte autentica della Psicologia Umanistica*
Neuroscienze, neuroetica, filosofia della mente, psicoterapia
Visualizzazione post con etichetta conflitti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta conflitti. Mostra tutti i post
giovedì 13 dicembre 2018
Perché non riusciamo a capirci? Eppure siamo esseri razionali
Anche alcune specie animali presentano conflitti ma solo gli esseri umano possono entrare in disaccordo, bisticciare e discutere con gli altri (prossimi e lontani). E, pure, nessuno affermerebbe mai che l'altro è senza ragione. Magari in quel momento l'altro è irragionevole cioè fa un cattivo uso della ragione. Aristotele ci ha detto che l'uomo è un essere razionale. Aristotele diceva anche che l'uomo è un essere dotato di parola. Sembrerebbe secondo il filosofo che ragione e capacità di parola, di discorso, vadano insieme. E, pure, molte volte non riusciamo ad arrivare ad una verità condivisa. Tra l'altro le scienze cognitive ci hanno insegnato che molto spesso facciamo scelte irrazionali, anche quando siamo convinti di essere razionali. E allora anche il linguaggio in cui si esprimono i nostri ragionamenti è irrazionale. Secondo gli autori di The enigma of reason ( Dan Sperber, Hugo Mercier) la ragione e, dunque, il linguaggio, non hanno l'obiettivo di giungere alla verità e ad una verità condivisa (che implica un tou diàleghestai socratico) ma di produrre argomenti che possano convincere l'altro. Siamo ritornati a Protagora e Gorgia? Secondo gli autori tutto si risolve se v'è da ambo i lati la disponibilità ad ammettere che si può sbagliare e che è il caso di analizzare gli argomenti degli altri con apertura mentale. Insomma occorre quella capacità di dialogo di cui ci parlavano Socrate e, vicino a noi, Guido Calogero autore della filosofia del dialogo.
Etichette:
conflitti
,
fallibilità della ragione
,
parola
,
ragione
,
sofistica
martedì 14 novembre 2017
Psicopolitica. La svolta dell'italia verso destra: cosa dicono le neuroscienze.
L’Italia
vira pericolosamente verso Destra. Cosa dicono le” Neuroscienze politiche”
Dopo gli esiti del voto in Sicilia nascono serie preoccupazioni
in merito alla capacità delle istituzioni, dei partiti, dei meccanismi
democratici ad affrontare conflitti
ideologici, priorità, scelte economiche e questioni drammatiche emergenti,
guidati dalla razionalità e dall'interesse comune. Non a caso all’indomani dell’elezione
di Trump si sviluppò una diffusa preoccupazione in merito a quanto il suo stile
di governo avrebbe cambiato nella
politica americana orientandola verso un autoritarismo di destra, cosa che
puntualmente si è verificata. Ed ora a casa nostra, come i pronostici
annunciavano, in Sicilia, ha vinto il centrodestra. Vittoria, dunque, quasi
annunciata e per due fondamentali ordini di motivi. Il primo: la sinistra è
sempre stata minoritaria in Sicilia e, in questo momento, essa si presenta
divisa e squassata da diatribe interne difficilmente componibili, sia a livello
nazionale che periferico. Il secondo fattore è semplicemente numerico: cinque
liste associate alla candidatura di Musumeci con 70 candidati ciascuna. Dunque 350 candidati
sparsi per l’intera isola. La grande
preoccupazione, ora, è quanto questa vittoria possa facilitare un’analoga tendenza sul piano
nazionale alle prossime politiche. Timore non infondato considerando quanto
quello che era il primo partito italiano sia ormai alla deriva , quanto Renzi
sia, ora, in una posizione di debolezza, quanto gli risulti difficile
compattare il partito e, non ultimo,
quanto sia pernicioso l’atteggiamento di attesa di quanti potrebbero pure far
qualcosa (mi riferisco ai vari Prodi, Letta, ecc...)
V’è un meccanismo
mentale codificato nel cervello degli uomini, deputato

