Neuroscienze, neuroetica, filosofia della mente, psicoterapia

mercoledì 11 febbraio 2026

Scuola di Alta Formazione in neuroetica e filosofia delle neuroscienze: GIUSEPPE GIRGENTI (Uni San RAFFAELE-VITa e SALUTE, Milano "Algoretica e Pedagogia algoritmica. Come usare responsabilmente l'IA a Scuola e alla Università"

Lunedì 9 terza lezione

GIUSEPPE GIRGENTI
(Uni San RAFFAELE-VITa e SALUTE, Milano
"Algoretica e Pedagogia algoritmica. Come usare responsabilmente l'IA a Scuola e alla Università"
L'Algoretica. termine coniato da Padre Benanti, si occupa dei risvolti morali ed etici connessi all'uso della IA e degli algoritmi, che dovrebbero sempre essere usati in modo equo, trasparente e rispettoso dell'uomo.
A fronte delle enormi possibilità che la IA ci offre, molti sono anche gli interrogativi e le preoccupazioni di carattere etico e sociale. Si stima c he si perderanno il 60% dei posti di lavoro a fronte della creazione del 5% di lavori nuovi. L'IA sostituirà l'uomo e, nel contesto scolastico, sostituirà i docenti? Le "alte sfere dell'istruzione" sono in affanno su come gestire e utilizzare l'IA a scuola perché quest'ultima ha il delicato compito di plasmare e nutrire le menti dei ragazzi. C'è il rischio che l'uso inadeguato della IA risulti estremamente dannoso. Si conoscono già gli effetti negativi dei telefonini sullo sviluppo cerebrale e mentale dei ragazzi: deficit di sviluppo nelle aree prefrontali deputate all'attenzione, al ragionamento, alla moderazione della emotività, alla riflessività. L'uso massivo di chatgpt (quasi tutti i ragazzi lo usano per le traduzioni, per l'elaborazione di testi, ecc..) non porterà alla perdita di attitudini e capacità mentali? Che future generazioni formeremo e vogliamo formare? E' una domanda

che dobbiamo porci. Aumenta inoltre il rischio della diffusione di immagini ed informazioni false ed inattingibili: quando guardiamo un video o un'immagine dobbiamo sapere che tutto ciò che è tecnologico è manipolabile. Tra catastrofismi ed esaltazione bisogna cavalcare un atteggiamento mediano che significa conoscere l'IA che è ormai inevitabile, ricordandoci che siamo già immersi nel digitale da venti anni. La conoscenza è fondamentale per poterla gestire rispettando la nostra umanità e per evitare di esserne gestiti.
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martedì 10 febbraio 2026

Scuola di Alta Formazione in NUROETICA e FILOSOFIA delle NEUROSCIENZE.: "CREATIVITA' ed IA" con Sofia Bonicalzi (Uni. Roma 3),Lunedì 2 Febbraio seconda lezione e primo appuntamento sull'intelligenza Artificiale

 Lunedì 2 Febbraio seconda lezione e primo appuntamento sull'intelligenza Artificiale:

"IA e creatività"
con SOFIA BONICALZI (Uni Roma-3)
Molti sono i timori relativi alla IA: tra questi il timore che essa possa eguagliare quella umana. algoritmi di machine learning fanno diagnosi mediche in alcuni casi più esatte rispetto a quelle di un medico professionista; possono prevedere catastrofi naturali; possono offrire prestazioni psicoterapeutiche. Ma possono fare scelte e prendere decisioni? Ci sostituiranno in questo tipo di abilità? l'IA è veramente intelligente? Ha una sua intenzionalità e potrebbe ribellarsi agli umani che l'hanno prodotta? (E' quanto accade nel film "2001 odissea nello spazio).
una esplorazione avvincente sulle prospettive di sviluppo della IA, sui tema della creatività umana e sulle caratteritiche dell'IA. In quali settori l'IA può definirsi creativa? Nella creazione poetica? In quella musicale? E' capace solo si creatività combinatoria? E' capace di creatività trasformazionale?

sabato 10 gennaio 2026

SCUOLA di ALTA FORMAZIONE in NEUROETICA e FILOSOFIA delle NEUROSCIENZE IX edizione(online)

 

SCUOLA DI ALTA FORMAZIONE in NEUROETICA e FILOSOFIA delle NEUROSCIENZE: IX EDIZIONE

Prossimamente dal 26gennaio ripartirà la scuola di Alta Formazione in Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze. Siamo alla nona edizione di un evento e di un progetto unico in Italia sia per la prospettiva in cui si muove che per  i contenuti. La Neuroetica, si occupa sia delle  questioni etiche relative all’applicazione delle neuroscienze in ambito clinico-medico sia dei correlati neuronali di alcune funzioni psichiche, specifiche dell’homo sapiens, responsabili del comportamento   ma   che sono anche di grande rilevanza etica e sociale. La Scuola, che si pregia della supervisione della Sine   (Società Italiana di Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze nata nel 2013), ormai è una iniziativa stabile sul territorio cassinate e su quello nazionale. E’ una scuola online che è nata principalmente come offerta formativa per giovani studenti degli ultimi due anni della scuola secondaria di secondo grado e di giovani studenti universitari di tutta Italia. Essa si propone l’obiettivo dell’enhancement cognitivo che può essere sintetizzati nella formula “AQUISIZIONE DEL PENSIERO CRITICO”, aspetto formativo strategico, da cui derivano anche capacità di dialogo e di lavoro di gruppo. Il corso proposto vuole anche potenziare condotte cooperative, etiche e prosociali  grazie alle conoscenze che offre nell’ambito del funzionamento della mente e del cervello e della filosofia morale. Scienza e tecnologia procedono velocemente: l’ingegneria genetica e l’intelligenza artificiale ci prospettano scenari che se da un lato ci fanno sperare nella guarigione di malattie oggi inguaribili e nella soluzione di problemi  vitali per la nostra sopravvivenza, nello stesso tempo ci sconvolgono per gli eccessi e la pericolosità delle loro applicazioni. Gli scienziati di domani si troveranno, dunque, dinanzi a scelte etiche  complesse e difficili. La scuola si propone, appunto, anche l’obiettivo di formare giovani che un giorno, dinanzi alle sfide che la scienza e la tecnologia porranno, sapranno fare scelte etiche e responsabili

  Con il tempo la scuola è stata aperta anche a professionisti e adulti interessati alle tematiche scientifiche e neuroscientifiche contemporanee e ai risvolti etici che esse presentano.  E’  ormai evidente che le neuroscienze  sono destinate ad assumere una rilevanza sempre più significativa  non solo nella ricerca scientifica ma anche nella nostra vita. L’accelerazione scientifica e tecnologica sta trasformando  radicalmente la nostra esistenza lasciando intravedere prospettive inquietanti. Conoscenza e riflessione etica (ambiti che la Neuroetica mette insieme) sono imprescindibili se vogliamo conservare la nostra umanità.

La Scuola è collegata al Festival di Neuroetica e del Cervello Sociale che si tiene in Ottobre.

Per saperne di più consultare il sito WWW// Neuroscientificamente. word. press ; la pagina facebook festival di Neuroetica e del Cervello Sociale

 


Che cos’è la Neuroetica

La Neuroetica ha un ambito di ricerca ampio e complesso: si muove al confine tra alcune scienze specifiche (neuroscienze, psicologia, filosofia della mente, genetica, biologia molecolare, psicologia cognitiva, teoria dell’evoluzione) e la filosofia, in particolare nella  declinazione dell’etica. E’ interdisciplinare: riesce, infatti, a realizzare quello che sembrava impossibile, cioè un dialogo proficuo  tra saperi scientifici ed umanistici, che vede lavorare, fianco a fianco, neuroscienziati, biologi molecolari, psicologi cognitivisti, psicologi evoluzionisti, filosofi della mente e filosofi morali.

.La neuroetica si occupa fondamentalmente di due ambiti di ricerca:

1)      delle questioni etiche relative all’applicazione pratica dei risultati delle neuroscienze ( in ambito anche clinico e non solo); in questo senso la neuroetica è molto vicina alla bioetica e alla sua connotazione pratico-normativa che si applica a dati empirici ottenuti da altre discipline;

2)      dello studio  e dell’analisi di alcuni temi o problemi dell’etica tradizionale, muovendosi su un terreno sperimentale e secondo un’ottica naturalistica,. Da una parte vi sono, infatti, ricerche di neuroetica condotte in laboratorio sulle basi cerebrali del ragionamento morale, frutto di collaborazione tra filosofi e neuroscienziati; dall'altra, le riflessioni etiche sulle acquisizioni delle neuroscienze che si collocano nella più generale ripresa dell'etica normativa contemporanea

E’evidente che i confini della Neuroetica sono piuttosto ampi: attengono, infatti, alla riflessione critica su  ciò che progressivamente veniamo a conoscere su noi stessi e sul nostro "funzionamento" grazie principalmente (ma non esclusivamente) alle neuroscienze. E’ anche evidente che  la “naturalizzazione forte” dell'indagine sull'essere umano rende necessaria una “metadisciplina” ( la neuroetica) che si occupi dell'ambito interdisciplinare descritto più su. Biologia evoluzionistica, psicologia e neuroscienze cognitive rimettono in discussione la rappresentazione "mentalistica" che abbiamo di noi stessi, ribaltando la concezione intuiva della soggettività come unitaria e accessibile in modo trasparente all'introspezione, lasciando e rimettendo in discussione categorie concettuali consolidate. Ma molti punti rimangono oscuri, punti che lasciano spazio anche all'indagine filosofica in quanto tale.

La "neuroetica" (termine che vuole includere una più ampia filosofia delle neuroscienze) è, dunque, una nuova prospettiva di riflessione e di ricerca che ha sulle  neuroscienze un focus speciale,ma è rivolta anche alle altre discipline che hanno come proprio oggetto l'essere umano nella sua dimensione naturale (dalla genetica alla psicologia e alle scienze sociali e umane) ma con un legame speciale con la filosofia.  Pertanto la Neuroetica si propone come sovraordinata alle sottodiscipline caratterizzate dal prefisso "neuro", una sorta di (meta)disciplina che unisce settori di iperspecializzazione.

.E  ormai evidente che le neuroscienze  sono destinate ad assumere una rilevanza sempre più significativa  non solo nella ricerca scientifica ma anche nella nostra vita. E’ anche evidente che un pari ruolo dovranno assumere la Neuroetica e la Filosofia delle Neuroscienze: il progresso scientifico è inarrestabile ed inevitabilmente  porrà questioni morali sempre più complesse e difficili rispetto alle quali dovremo prendere posizione, e i filosofi, soprattutto, dovranno attrezzarsi

Tre anni fa in Italia è nata la Società di Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze (Sine) che raccoglie  ricercatori e studiosi italiani che si muovono nell’ambito delle scienze cognitive, della psicologia, della filosofia della mente e della filosofia morale, delle neuroscienze, della biologia molecolare

 

domenica 19 ottobre 2025

FESTIOVAL della NEUROETICA e del CERVELLO SOCIALE IV Edizione:Alimentazione umana e sofferenza animale. MARCO CELENTANO (Uni Cassino)L’allevamento intensivo come dramma etico, ambientale e sanitario

 

Marco Celentano


 

Alimentazione umana e sofferenza animale.

L’allevamento intensivo come dramma etico, ambientale e sanitario

 

Gli allevamenti intensivi continuano a proliferare in tutto il mondo e le loro dimensioni diventano sempre più megagalattiche. Gli animali terrestri macellati ogni anno sono, a livello globale, più di 170 miliardi. Gli animali acquatici destinati al consumo alimentare, provenienti principalmente dalla pesca industriale e dagli allevamenti ittici intensivi, computati non per unità ma in base al loro peso complessivo, ammontavano già nel 2022 a più di 185 milioni di tonnellate e sono in costante aumento[1].

Che si tratti di polli da carne o galline ovaiole, di mucche, maiali o pesci, gli animali rinchiusi in questi impianti sono, ormai da quasi un secolo, corpi progettati e allevati esclusivamente in vista del profitto. Esseri senzienti resi impotenti a qualunque espressione delle proprie attitudini e alla cura di se stessi e dei propri simili. Prigionieri condannati a morte per i quali, nonostante le norme che dovrebbero tutelarne la salute e il benessere, di fatto, dalla nascita all’abbattimento, ogni istante di vita è segnato da atroci sofferenze[2].

L’ininterrotto espandersi di queste filiere produttive costituisce, perciò, come dagli anni Sessanta in poi hanno segnalato i movimenti antispecisti, innanzitutto, un dramma etico che gran parte della popolazione umana mondiale, quotidianamente, contribuisce ad alimentare e, al contempo, rimuove dalla propria sfera di coscienza.

Ma gli allevamenti intensivi costituiscono un problema anche per i consumatori dei loro prodotti. I principali rischi cui questi sono esposti provengono dalle tare ereditarie che affliggono gli animali allevati con metodi intensivi, dai farmaci di cui vengono imbottiti, dallo stato di costipazione e incuria in cui vivono, ma anche dalle procedure vigenti nei macelli industriali. Ovvero, da standard di lavorazione delle carni che, privilegiando in modo esclusivo parametri come la rapidità del processo e l’abbattimento dei costi, in molti casi documentati, sono stati all’origine di fenomeni endemici di contaminazione dei prodotti immessi sul mercato[3]. Essi rappresentano, dunque, anche sotto il profilo sanitario, una fonte di rischi e diffusione di patologie in merito alla quale la maggior parte delle persone non è adeguatamente informata e tutelata.

Il comparto zootecnico contribuisce, infine, in modo rilevante, ovvero per circa il 14,5 %, al surriscaldamento globale, alla deforestazione, all’inaridimento e inquinamento delle acque, dell’aria e dei suoli e, in estrema sintesi, all’aggravarsi della crisi climatico-ambientale che l’umanità e l’intero ecosistema terrestre stanno oggi attraversando[4].

L’allevamento intensivo rappresenta, per questi motivi, un caso emblematico di quel modello di sviluppo, produzione e consumo, tuttora dominante a livello globale, che assegna agli ecosistemi, a tutti gli organismi non umani, e in ultima analisi anche al lavoro e alla vita umani, il ruolo di mere risorse o merci da sfruttare ai fini dell’accumulazione di profitto. Un modello produttivo liberista, produttivista e consumista che l’umanità di oggi e di domani dovrà, necessariamente, sforzarsi con tutto il proprio ingegno di superare se vorrà almeno mitigare i danni e i disastri che, sul piano ecologico, sociale ed etico, esso ha già prodotto.

 

 



[2] Cfr, per una introduzione al tema, G. Innocenzi, Tritacarne, Rizzoli, Milano 2016.

[3] Cfr. sull’argomento J. Safran Foer, Se niente importa, Guanda, Parma 2010; M. Celentano, Rimozioni quotidiane dell’insostenibile, in M. De Rosa, G. Mosconi, Cibo e sostenibilità, Edizioni Università di Cassino, Rende (CS) 2025.

[4] Cfr., per un riscontro del dato e un primo approccio al problema, M. Ferri, L’allevamento zootecnico come parte della soluzione per il cambiamento climatico, 02/02/2022, https://www.veterinariapreventiva.it/wp-content/uploads/2022/12/52_58_FERRI.pdf.