Neuroscienze, neuroetica, filosofia della mente, psicoterapia

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lunedì 9 novembre 2015

Lo stress è la maggior fonte di malessere psichico e fisico: come prevenirlo, come gestirlo

                         Giovedì 12 Novembre ore 17 e 30:
                           LO STRESS LOGORA LA NOSTRA VITA
Come prevenirlo, come gestirlo
                               (nel corso del seminario verrà somministrato un test sullo stress)                                 
                                                         Dott. Maria Felice Pacitto
                                       membro della “Società italiana di Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze”



  Stressor non è solo l’eccesso di  lavoro o la vita frenetica che spesso ci costringiamo a fare.
Stressor sono anche gli eventi avversi che ci colpiscono: un lutto, una malattia.
Stressor (non viene mai sottolineato) sono le violenze fisiche e gli abusi.
Stressor sono i rumori e l’inquinamento ambientale
Stressor è anche la mancanza di cure materne insufficienti. E’ ormai accertato dalla ricerca che violenze, abusi, mancanza di cure provocano non solo problemi psicologici ma anche alterazioni biochimiche ed organiche che a lungo andare determinano gravi patologie fisiche.
Di questo e delle strategie per gestire lo stress si parlerà giovedì 12 novembre.
Durante l’evento sarà somministrato anche un test diagnostico dello stress. 

venerdì 22 maggio 2015

La prima riflessione di Freud sulla morte: "Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte"




Si tratta di un saggio che il padre della psicanalisi, deluso degli eventi tragici, scrisse nel 1915. Un uomo, Freud, appartenente alla corrente illuministica della cultura ebraica, lucido e razionale, privo di illusioni che guarda gli eventi con occhio psicoanalitico. La guerra per lui fu un elemento di radicale rottura di quell’ottimismo che aveva caratterizzato la fine del secondo ottocento. Un regresso della ragione all’uomo primordiale, la perdita del “prezioso patrimonio comune all’umanità, costruito lungo i secoli”. Eppure, come molti, anche Freud, alla dichiarazione della guerra, era stato preso da quell’entusiasmo che aveva trascinato molta buona classe intellettuale. Si trattava di un mondo ingenuo e fiducioso convinto che mai Francesco Giuseppe, ormai  ottantacinquenne, potesse chiamare alle armi il suo popolo se non vi fosse stata la necessità di opporsi a criminali avversari che minacciavano la pace dell’impero. Dopo mezzo secolo di pace nessuno ricordava più gli orrori della guerra, la quale appariva adesso, nell’immaginario collettivo,  quasi un’impresa romantica , un’avventura “travolgente e virile”(Zweigg) e, comunque, una cosa che si sarebbe risolta in brevissimo tempo. Sicché molti giovani temevano addirittura di poter essere esclusi e perciò  correvano entusiasti e numerosissimi sotto le bandiere che si andavano preparando. Gli stessi figli di Freud si arruolarono. Ma Freud  si ricredette quasi subito: ciò che lo colpiva era la mancanza di moralità degli Stati, la brutalità di quella guerra impensabile per una civiltà progredita. Lo sguardo analitico  lo porta a vedere come gli impulsi distruttivi non sono mai estirpati dal profondo dell’animo umano: continuano ad  esistere, allo stato latente, comportamenti primitivi tipici di fasi precedenti di sviluppo che possono emergere e annullare gli sviluppi successivi.  La guerra, procurando l’annebbiamento delle facoltà intellettuali e delle acquisizioni morali, li ha semplicemente svelati.