Psicologa,Psicoterapeuta,filosofa, istruttrice Mindfulness: alla fonte autentica della Psicologia Umanistica*
Neuroscienze, neuroetica, filosofia della mente, psicoterapia
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domenica 15 ottobre 2017
giovedì 21 settembre 2017
Il tragico caso di Noemi e la violenza dei maschi. Magari i Bonobo possono insegnarci qualcosa
C’è qualcosa di tremendamente
offensivo nei confronti delle donne nei report della vicenda di Firenze sia in
quello dei media (vedasi l’affermazione di un giornalista in una delle
trasmissioni –news televisive di tarda serata) che degli imputati. Mi riferisco
al dubbio sottile innescato, prima della confessione del primo carabiniere,
dalla sottolineatura della assicurazione stipulata a favore delle due ragazze
dalla Università americana, quasi a far
capire che ci fosse un interesse economico da parte delle due a denunciare un
falso stupro. E poi la affermazione del sindaco di Firenze “Si deve sapere che
andare in italia non è andare a
Dysneland” come a dire “se la sono andata a cercare”. Infine la confessione del
primo carabiniere: “era consenziente”. E poi il secondo “Sono loro che ci hanno
invitati”. Insomma secondo gli imputati non di stupro si è trattato: stupro è
quando l’atto sessuale viene estorto con
una violenza visibile accertata e inoppugnabile. Ma se non di stupro
sicuramente di abuso si tratta. Si intende per abuso un atto sessuale consumato
in una situazione impropria, in una condizione di disparità di ruolo e
psicologica e priva di consenso. Caratteristiche tutte presenti nel caso. Quale
consenso potevano dare ragazze ubriache
non lucide, non in grado di riflettere e decidere? Quale consenso potevano dare
ragazze che si trovavano in una condizione
psicofisica debole e di dipendenza psicologica? Non è forse abuso un atto
sessuale subito da un soggetto nei confronti del quale al momento si è in una
condizione di subalternità e di dipendenza psicologica? Perché la violenza sessuale è stata consumata da un
soggetto che era nel pieno delle sue funzioni professionali ( funzioni di
pattugliamento notturno della città). Quando un atto sessuale è consumato
abusando delle condizioni fisico-psichiche deboli dell’altro la violenza è
implicita!. Non c’è bisogno di segni di violenza esteriore. Ma anche se le
ragazze fossero state sobrie, comunque, i due carabinieri mai avrebbero dovuto
derogare dai loro compiti professionali offrendo un passaggio né tanto meno
entrando in casa delle ragazze. Ma non è su questo che voglio soffermarmi.
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sabato 13 maggio 2017
"L'uomo che provò a capire mente e cervello. Freud tra biologia, ermeneutica e neuroscienze", Guida Editore, di Maria Felice Pacitto: lo stato dell'arte della teoria psicoanalitica, la sua attualità, i costrutti superati, le connessioni con la ricerca sul campo e con le neuroscienze, l'influenza esercitato sugli altri contesti disciplinari, eccc....
SCHEDA LIBRO
Freud aveva iniziato come neuropsicologo ma fu costretto,
quasi, a diventare “psicologo” perché le conoscenze dell’epoca nell’ambito
della neurofisiologia erano molto limitate e non gli consentivano di spiegare
la complessità dei fenomeni psichici che la pratica terapeutica gli presentava.
Imboccò, dunque, un’altra strada inventando una nuova scienza, ma non rinunciò
mai all’istanza biologica. L’autrice, pertanto, sviluppa la sua trattazione
intorno all’idea che l’unico vero problema di Freud fu quello del rapporto
mente-corpo (oggi body-mind), che lo portò ad anticipare di un secolo
prospettive di ricerca che solo oggi le neuroscienze sono in grado di
sviluppare grazie all’invenzione di nuove tecniche non invasive di indagine del
cervello. L’autrice sottolinea, dandone ragione e cogliendone l’origine,
entrambe le componenti, quella ermeneutica e quella biologistica, che
coesistono dall’inizio fino alla fine nello sviluppo dell’opera freudiana,
prospettive che vanno parimenti accolte se si vuole accedere ad una più piena
comprensione della stessa. La trattazione, libera l’opera freudiana dai molti
stereotipi che ne hanno accompagnato la volgarizzazione, analizza le profonde
trasformazioni che la psicoanalisi freudiana ha operato nel mondo della cultura “alta”( filosofia,
letteratura, arte,
lunedì 11 gennaio 2016
Il fattaccio di Colonia: nuova forma di terrorismo,sessismo e violenza di genere o altro?
Un fattaccio,
quello della notte di san Silvestro, che si è verificato in un paese, Colonia, da sempre aperto alle differenze etniche e religiose. e
proprio in quella Germania che ha accolto lo scorso anno 1 milione di rifugiati.
Un fattaccio che fa crollare il mito di una Germania modello di integrazione. Ancora
una volta qualcosa che ci ha colto all’improvviso
e non prevista da nessuno. Eppure l’Occidente ha sviluppato molta letteratura psicologica e sociologica
sul fenomeno della violenza di gruppo. Basti pensare al testo Psicologia di massa e analisi dell’io(1921)
in cui Sigmund Freud, il fondatore della psicoanalisi, analizzò i
comportamenti di massa degli individui
venerdì 22 maggio 2015
La prima riflessione di Freud sulla morte: "Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte"
Si tratta di un saggio che il padre della psicanalisi, deluso
degli eventi tragici, scrisse nel 1915. Un uomo, Freud, appartenente alla
corrente illuministica della cultura ebraica, lucido e razionale, privo di
illusioni che guarda gli eventi con occhio psicoanalitico. La guerra per lui fu
un elemento di radicale rottura di quell’ottimismo che aveva caratterizzato la
fine del secondo ottocento. Un regresso della ragione all’uomo primordiale, la
perdita del “prezioso patrimonio comune all’umanità, costruito lungo i secoli”.
Eppure, come molti, anche Freud, alla dichiarazione della guerra, era stato
preso da quell’entusiasmo che aveva trascinato molta buona classe
intellettuale. Si trattava di un mondo ingenuo e fiducioso convinto che mai
Francesco Giuseppe, ormai ottantacinquenne, potesse chiamare alle armi
il suo popolo se non vi fosse stata la necessità di opporsi a criminali
avversari che minacciavano la pace dell’impero. Dopo mezzo secolo di pace
nessuno ricordava più gli orrori della guerra, la quale appariva adesso,
nell’immaginario collettivo, quasi
un’impresa romantica , un’avventura “travolgente e virile”(Zweigg) e, comunque,
una cosa che si sarebbe risolta in brevissimo tempo. Sicché molti giovani
temevano addirittura di poter essere esclusi e perciò correvano entusiasti e numerosissimi sotto le
bandiere che si andavano preparando. Gli stessi figli di Freud si arruolarono.
Ma Freud si ricredette quasi subito: ciò
che lo colpiva era la mancanza di moralità degli Stati, la brutalità di quella
guerra impensabile per una civiltà progredita. Lo sguardo analitico lo porta a vedere come gli impulsi distruttivi
non sono mai estirpati dal profondo dell’animo umano: continuano ad esistere, allo stato latente, comportamenti
primitivi tipici di fasi precedenti di sviluppo che possono emergere e
annullare gli sviluppi successivi. La
guerra, procurando l’annebbiamento delle facoltà intellettuali e delle
acquisizioni morali, li ha semplicemente svelati.
domenica 17 maggio 2015
"Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte" di Sigmund freud: Reading
Centro di “Psicologia Umanistica ed Analisi
Fenomenologico-Esistenziale”
In occasione del centenario
della Prima Guerra Mondiale
R E A D IN G
“Considerazioni attuali sulla morte e sulla
guerra”
Sigmund Freud (1915)
Venerdì 22 e 29 Maggio ore 17
Due incontri pomeridiani
Aperti anche ai ragazzi a
partire dagli ultimi anni della scuola secondaria
Obbligatoria la prenotazione (Ingresso con contributo comprensivo del
materiale cartaceo)
PER INFO: Centro di “ Psicologia
Umanistico-transpersonale ed Analisi Fenomenologico-Esistenziale”
SALA DIALOGOS-Via Molise,4-03043 CASSINO Tel.25993; cell.3382481768
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