Neuroscienze, neuroetica, filosofia della mente, psicoterapia

giovedì 5 agosto 2021

VI CONVEGNO CASSINATE DI NEUROETICA E FILOSOFIA DELLE NEUROSCIENZE. "La VITA DELLE MENTI. A.Lavazza, M.F. Pacitto, S. Canterini, B. Bruno, P. Perconti, F. Ferretti, M. Celentano, F. Pellecchia


 

                     SOCIETA’ ITALIANA DI NEUROETICA E FILOSOFIA DELLE NEUROSCIENZE

                                                              “La vita delle menti”

                                                         CONVEGNO CASSINATE (1-2 Ottobre)

                                                 VENERDI’ 1 Ottobre   

                        Aula Magna de l’Università degli Studi di Cassino

                                             Folcara, via Sant’Angelo

14 e 45 Registrazione dei partecipanti

15 Apertura dei lavori

15 e 10 Saluto del Magnifico Rettore dell’Università di Cassino, GIOVANNI BETTA

15 e 20 Saluto del Vicepresidente della Sine,  ANDREA LAVAZZA (Università di Pavia)

I Sessione: presiede VINCENZO FORMISANO (Università degli Studi di Cassino)

Presentazione del libro Neuroetica, ed. Aracne

 Intervengono:  ANDREA LAVAZZA:  Neuroetica: una nuova  sfida scientifica

                          MARIA FELICE PACITTO: Sentimentalismo e razionalismo nell’attuale ricerca neuroscientifica. La carrellologia e i dilemmi morali

II Sessione: presiede MARIA FELICE PACITTO  (Centro Psicologia Umanistica-fenomenologico- esistenziale)

16 e 30 PIERO PERCONTI (Università di Messina)

              Nel cervello di un auto. Vetture a guida autonoma e dilemmi morali

17 e 10 Discussione

17 e 20 FAUSTO PELLECCHIA (Università degli Studi di Cassino)

               Il luogo dell’etica nel Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein

18 Discussione

18 e 10 RODOLFO GIORGI (Università di Pisa)

 L’identità personale e le proprietà essenziali della mente

18 e 50 Discussione

 

                                           SABATO 2 Ottobre

                                             Palazzo Badiale (Piazza Corte)

9. Registrazione dei partecipanti

I Sessione: presiede MARIA FELICE PACITTO

9 e 10 MARCO CELENTANO (Università degli Studi di Cassino)

               Evoluzione animale ed umana; utilità e limiti del concetto di continuità

 9 e 50 Discussione

10 JESSICA VETTESE (Università Politecnica delle Marche)

                Insieme o da soli. La protocooperazione tra “ polipi Aurelia”

10e 40 Discussione

II sessione: presiede ANDREA LAVAZZA

10 e 50 FRANCESCO  FERRETTI (Università Roma3)

            Mente e linguaggio: il confine tra esseri umani e animali non umani

11 e 30 Discussione

11 e 40 SONIA CANTERINI (Universtà di Roma La Sapienza),

                          Gli abbracci ai tempi delle Neuroscienze

12 e 15 FRANCESCO BRUNO (Centro Reg. di   Neurogenetica Lamezia Terme)

                           Gli effetti della riduzione del contatto fisico positivo causata dalla pandemia di covid-19 sulla  salute mentale

12 e 50 discussione

13 Conclusioni e chiusura dei lavori

13 e 15 Colazione

Saranno applicate tutte le misure  preventive sanitarie previste dalla normativa anticovid-19.

La partecipazione è gratuita e su richiesta verrà rilasciato relativo attestato

Il numero dei partecipanti è contingentato per motivi anticovid sarà utile  comunicare la propria partecipazione  (se ad una delle due giornate o all’intero convegno) all’organizzazione scientifica o alla segreteria entro il 18 settembre

Per informazioni

 Organizzazione Scientifica:

Andrea Lavazza, vicepresidente della Società di Neurotica (segretario@societàdineuroetica.it)

Maria Felice Pacitto, Centro Psicologia Umanistica e Analisi Esistenziale  (mariafelice@humanistic-psyc.it)

Segreteria:

Catia Canciani –Università degli Studi di Cassino (cat.c@libero.it)

Max d’Aliesio (referente scuola secondaria) Liceo classico “G. Carducci (eisner@libero.it)

 

domenica 18 luglio 2021

Scuola Cassinate di Alta Formazione in neuroetica e Filosofia delle neuroscienze: " Il problema mente-corpo: tra Dualismo e Monismo" di Rodolfo Giorgi

 

                              Il problema mente-corpo: tra Dualismo e Monismo

                                                        Rodolfo Giorgi – Università di Pisa

 


Il problema mente-corpo è una delle questioni più complesse e apparentemente insolubili che sono  state affrontate nella storia del pensiero filosofico. Potrebbe essere riassunto in una domanda che probabilmente molti individui si pongono riflettendo sulla natura della propria vita cosciente: che cosa fa sì che le attivazioni delle nostre cellule nervose e, in generale, tutti i fenomeni fisici che si realizzano nel nostro cervello diano luogo a quell’esperienza soggettiva e privata che ci accompagna per gran parte della nostra esistenza e che è denominata “coscienza”?

Da questo quesito fondamentale si avvia la riflessione filosofica contemporanea che ha come oggetto di analisi il rapporto tra il dominio del mentale ed il dominio del fisico a cui naturalmente appartiene il cervello. Infatti, mentre gli stati fisici del cervello sono osservabili sempre in terza  persona e su un piano intersoggettivo, ossia possiamo comprenderne le caratteristiche fondamentali e il loro funzionamento attraverso un’indagine empirica accessibile da molteplici punti di vista, gli stati della nostra esperienza mentale sono accessibili da un unico punto di vista, ossia il punto di vista del soggetto. In altri termini, solo “io” posso sapere qual è l’esperienza peculiare che provo nel momento in cui assaggio una fetta di torta o sto guardando un tramonto, e questa esperienza è data dal carattere soggettivo e privato degli stati coscienti di cui io sono soggetto. Tale carattere sembra apparentemente inconciliabile con il carattere oggettivo e pubblicamente accessibile dei dati e delle conoscenze inerenti al funzionamento del cervello ed alla sua costituzione. D’altro canto, noi sappiamo bene che ciò che possiamo esperire o pensare siamo in grado di farlo grazie all’attività nervosa e, quindi, in virtù di quelle proprietà fisiche dell’encefalo che ci permettono fisicamente di essere soggetti dell’attività mentale in generale. Se io infatti soffrissi di una qualche menomazione fisica sul piano cerebrale o avessi un incidente che mi provoca un trauma cerebrale, le mie facoltà mentali sarebbero sicuramente compromesse e la mia vita mentale potrebbe mutare in modo irrimediabile. Non avrei più lo stesso genere di vita mentale di cui ero soggetto prima di subire quel trauma. Ciò significa che evidentemente esiste una correlazione tra gli stati mentali ed il funzionamento del cervello, e che l’apparato cerebrale influenza le facoltà mentali del soggetto. Pertanto, il problema mente-corpo nasce precisamente dalla consapevolezza di questa apparente incompatibilità tra due domini, il mentale ed il fisico, che pure sappiamo essere correlati strettamente. In particolar modo, coloro che nella filosofia della mente contemporanea si sono interrogati su questo dilemma hanno analizzato la natura della relazione tra gli stati mentali e quelli corporei.

Le teorie della mente di ispirazione materialistica (o fisicalista) hanno cercato di risolvere il problema riconducendo l’insieme degli stati ed eventi mentali alle proprietà fisiche del cervello attraverso le relazioni dell’identità o della sopravvenienza. In altre parole, gli stati mentali, secondo questi studiosi, sarebbero identici o perlomeno sopravvenienti a quelli fisici del cervello. La cornice generale di queste tesi è solitamente di tipo monistico in quanto esse prevedono l’esistenza di un solo genere di sostanza, ossia il cervello. Nell’ambito di tale ontologia monistica, si possono ammettere o postulare anche entità diverse dal cervello nella descrizione del funzionamento della vita mentale, ma esse avranno esclusivamente un valore funzionale o categoriale, mentre sul piano ontologico esisterà soltanto il cervello. Le ipotesi di questo tipo hanno l’innegabile vantaggio di offrire soluzioni che possono essere compatibili con le neuroscienze e le scienze empiriche e vengono in genere accolte favorevolmente nel clima materialistico odierno, tuttavia talvolta ignorano o non riescono ad assegnare un ruolo preciso al carattere fondamentale e irriducibile della coscienza, la quale sembra possedere proprietà e stati distinti rispetto a quelli indagati dalle scienze empiriche. A causa di questa difficoltà, negli ultimi decenni abbiamo assistito al fiorire di teorie della mente che, al contrario, hanno ritenuto che il dominio del mentale fosse nettamente distinto e separato da quello fisico, cercando di dimostrare l’esistenza di proprietà non fisiche della coscienza, o addirittura, nelle versioni più radicali e audaci, di sostanze non fisiche corrispondenti a quelle entità che riteniamo essere i soggetti della vita mentale. Queste teorie, di chiara matrice dualista, pur riuscendo a giustificare il carattere privato dell’esperienza soggettiva, si sono dovute tuttavia scontrare con il problema fondamentale che da secoli affligge ogni paradigma di tipo dualistico, ossia la difficoltà di spiegare che tipo di interazione o relazione causale dovrebbe sussistere tra le entità non fisiche e quelle fisiche.  

 

 

 

 

venerdì 16 luglio 2021

Come andrà a finire? I vaccini non bastano: l'esito della pandemia, dipende in buona parte dai nostri comportamenti

 


(Già pubblicato su  l’Inchiesta, quotidiano cassinate)

Tutto il processo evolutivo è il risultato del caso, ovvero di alcuni eventi contingenti che hanno portato cambiamenti e sviluppo in un senso piuttosto che in un altro. Se noi riavvolgessimo la bobina del  film  della vita sulla terra non è detto che ritorneremmo dove siamo ora.  Ora in un certo senso  anche l’esplosione del covid proprio alla fine del 2019 è stato frutto di una contingenza. Poteva, però, essere affrontata diversamente, dato che alcuni scienziati avevano prevista già da tempo le conseguenze disastrose degli squilibri ambientali con la conseguente distruzione degli ecosistemi che a loro volta facilitano il salto di specie. Se c’è qualcosa di insostenibile per l’essere umano  è l’incertezza. Per cui preferiamo non vedere e non attrezzarci per il futuro. Eppure il caso, le contingenze, ci dicono che il nostro cammino non è già scritto e che i nostri comportamenti possono fare la differenza perché Il cammino non è prefissato ma si traccia con l’andare avanti. Le conseguenze del covid sulla salute sono state devastanti, non solo quelle dirette, dovute all’ammalarsi di covid, ma anche quelle indirette e cioè  l’aggravarsi di malattie   serie o mortali che non sono state sufficientemente curate a causa della pandemia  che ha impegnato la quasi totalità delle risorse sanitarie e per le difficoltà di movimento che hanno impedito il raggiungimento dei luoghi di cura.  Le limitazioni di movimento non hanno gravato solo sulla possibilità di  svagarsi e di viaggiare, di andare in palestra o in discoteca. Le conseguenze delle restrizioni, doverose, hanno avuto ben altre  e gravi conaseguenze sulla possibilità di muoversi per curarsi . Su questo tutti dovrebbero riflettere e smettere di lamentarsi per quei minimi divieti che sono rimasti e per quelle regole che ancora devono essere osservate e  dovranno esserlo ancora per molto. I vaccini ci hanno aperto a condizioni di  vivibilità impensabili solo fino ad un mese fa. Ma non sono la soluzione totale. I vaccini fondamentalmente ci preservano dal contrarre il virus in forma grave e dalla morte ma non risolvono il problema. Esiste la possibilità di altre varianti ed esiste la reattività individuale al vaccino che non sempre produce un livello di anticorpi desiderabile ed esiste, pur vaccinati, la possibilità di reinfettarsi e trasmettere il virus.   A questo si aggiunge il fatto che non tutti vogliono vaccinarsi (si parla di 10 milioni di persone) a causa, anche,  di alcuni esiti fatali (fortunatamente pochissimi) determinati dalla vaccinazione e che ha portato più volte il Ministero della Salute a rivedere i protocolli di somministrazione ingenerando paura e sfiducia.

Stando così le cose Il controllo del virus dipende fondamentalmente dai nostri comportamenti. Ma noi siamo esseri a razionalità limitata. Siamo preda di molte distorsioni cognitive che l’evoluzione ci ha lasciato in eredità, ad esempio il bias di conferma cioè la tendenza ad accogliere solo quelle informazioni che confermano una nostra convinzione o un nostro sistema di valori o soddisfano i nostri bisogni. Vediamo solo  quello che vogliamo. Non meno pernicioso il bias di “normalità”  cioè la propensione a sottostimare le conseguenze di un evento catastrofico o staordinario. Ne sono, appunto, un esempio alcune reazioni alla  pandemia:    la posizione dei novax e dei negazionisti o le reazioni esasperate  di quanti si sono sentiti privati della liberta a causa delle restrizioni di qualche tempo fa. O si pensi, ancora, alla questione ambientale e climatica. Negli ultimi anni abbiamo assistito a siccità, uragani devastanti, abbiamo superato punti di non ritorno eppure continuiamo a vivere come se abitassimo un mondo sostenibile. Questo accade perché siamo portati a credere che la situazione in cui viviamo rimarrà stabile a prescindere dal nostro comportamento perché è quello che ci fa comodo credere.

Troppo si è parlato di libertà e di ritorno alla normalità. Deve essere chiaro che libertà non significa fare come ci pare e tornare alla normalità non significa ritornare alla vita di prima. Per  molto tempo ancora avremo bisogno di osservare regole (uso della mascherina, norme igieniche) e di stare in alcuni limiti (osservare il distanziamento ed evitare gli assembramenti). Una routine che risulta ancora difficile da imparare.  Nonostante tutto quello che si può fare a livello scientifico e medico, la gestione del controllo dell’epidemia è data dal nostro comportamento.  E’ anche vero però  che le istituzioni possono lavorare  nel senso di una facilitazione di comportamenti virtuosi creando schemi contestuali e modalità di porre le norme da seguire invoglianti, ma anche  informazioni scientifiche di facile impatto sui cittadini. In termine tecnico tali procedure vengono definite nudges (spinte gentili), meccanismi originariamente studiati in economia comportamentale, che possono favorire le decisioni e le scelte delle persone. L’Italia è stata il paese che meno si è avvalsa del contributo tecnico di professionisti del settore (psicologi e studiosi di scienze cognitive) che avrebbero potuto contribuire significativamente alla creazione di strategie di questo tipo e ad una informazione adeguata. E’ anche il paese in cui si è fatto meno ricorso a sostegni ed interventi psicologici per fronteggiare malesseri e disagi psichici insorti, anche tra gli operatori sanitari, a causa della situazione pandemica. Solo ultimamente si è dato il giusto risalto al forte aumento dei disturbi psichici sia tra gli adulti che tra i minori ingenerati dalla pandemia. Un’occasione persa ed un ritardo nelle strategie che hanno e continuano ad avere  conseguenze non indifferenti su molteplici versanti. Nei 280 paesi in cui ci si è avvalsi di  questi supporti  si è riusciti ad ottenere risultati significativi e risolutivi. Ma anche nelle ultime disposizioni relative alle riaperture e alla eliminazione delle zone rosse e gialle si è proceduto con leggerezza e senza tener conto degli effetti della comunicazione sul pubblico e sulle modalità di funzionamento della mente: aver permesso di togliere la mascherina all’aperto ha significato un tana libera tutti. E’ passato assolutamente inosservata la seconda parte del messaggio: evitare assembramenti ed osservare il distanziamento. Una leggerezza nella comunicazione che pagheremo a caro prezzo. 

Maria Felice Pacitto

 

 


martedì 8 giugno 2021

A sessanta anni dalla morte di Jung: un genio non sempre compreso

 

     Carl Gustav Jung: un genio del '900

 

 Il 6 giugno del 1961moriva Carl Gustav Jung, A 60 anni dalla sua morte il pensiero di Jung  è v itale ed attuale anche per le felici intuizioni che egli anticipò nell’ambito psicologico e della scienza trovano conferma nell’ambito della ricerca scientifica. Eppure Jung non ha avuto vita facile in Italia. Introdotto negli anni ‘ 40 da Cesare Pavese e òper l’interesse della casa editrice Einaudi che fece pubblicare nel 1942 Il problema dell’inconscio nella psicologia modernae facilitata anche dalla presenza di Ernst Bernhard, medico ebreo allievo di Jung, trasferitoszi in italia nel 1936 e che formeà i primi psicologi analisti iunghiani. ha segnato via  via una crescente affermazione e rivalutazione. La traduzione ela pubblicazione dell’opera iunghiana, iniziata negli anni ‘6o è ormai stata completata da parecchi anni,  culminata nel 2010 con la pubblicazione in italiano de Il libro rosso (o liber novus), l’evento letterario dell’anno. Nel libro rosso, iniziato all’indomani della rottura con Freud, Jung trascrive dal 1913 al 1930  le sue esperienze immaginali 8sogni, fantasie, immagine che si presentavano nella sua coscienza rischiando di travolgerlo. rappresenta il viaggio più intimo di Jung nelle profondità dell’inconscio. IL libro rosso è un libro speciale, fuori del comune, per le sue dimensioni e caratteristiche tipografiche. Fu infatti scritto su carta pergamena in caratteri gotici, con capilettera miniati e disegni di forte impatto emotivo, La traduzione rispecchia con estrema fedeltà, è quasi una riproduzione, tali caratteristiche,  Si tratta di una discesa agli inferi alla ricerca di sé, un processo di trasformazione che porta all’uomo nuovo, processo che per toni e contenuti ricorda lo Zaratustra di Nietzsche. Il libro rosso è un vero processo di individuazione, concetto che è al centro della teoria psicologica iunghiana. Individuarsi significa differenziarsi come singolo dagli stereotipi collettivi ed adattarsi all’ambiente e ai valori culturali in modo personale e cfreativo Il libro mostra che quando Jung si avvicina a Freud nel 1907 ha già un suo proprio profilo teorico e metodologico. Rimane non del tutto chiaro questo avvicinarsi tra due giganti così diversi e che avevano profili già delineati. Probabilmente v’erano ragioni d’ordine psicodinamico che li faceva attrarre. Freud vedeva in Jung il figlio designato a succedergli. Jung aveva bisogno di essere legittimato da un padre. O, forse, semplicemente, i due grandi uomini si attraevano per quel gioco delle polarità che è alla base, al di fuori di qualsiasi consapevolezza, della complessa dinamica dei legami affettivi 

Si distaccò da Freud per le molte differenze sia d’ordine teorico che metodologico, e non solo . Aveva la sua teoria sui sogni  che erano per lui la messa in scena di parti interne del sognatore ("noi sogniamo sempre  noi stessi e chi altro sennò?", diceva la mia analista Bianca Garufi. Aveva un diverso concetto di inconscio non solo semplicemente inteso come il pozzo nero, coagulo degli eventi psichici rimossi ma piuttosto l’in conscio individuale affondava nell’in conscio collettivo, l’insieme delle immagini ,i miti che caratterizzano i popoli e che ognuno di  noi eredita.  Lo divideva da Freud lo scarso ruolo che egli attribuiva alla sessualità ed al trauma della seduzione. Ma fondamentalmente diverso era l’approccio terapeutico: il prospettivismo psicologico che faceva si chè il lavoro dell’analista fosse determinato dalla cultura di appartenenza, dal momento storico. Egli aveva ascoltato a Basilea le lezioni di Burkhardt lo storico del Rinascimento, Sicché fu facile per lui cogliere l’ineliminabile connessione tra senso della storia e sviluppo della psiche. Infine diverso era il significato che egli attribuiva alla psicoterapia. Questa più che risolvere il sintomo era intesa come un “fare anima”, trovare il senso. Il che fa inserire Iung nella innovatività  filosofica della prospettiva ermeneutica  con molto anticipo su alcuni orientamenti terapeutici contemporanei. Infine al centro era la relazione con il paziente: teorizzò quanto fosser determinante nell’esito della terapia il controtransfert dell’analista, il che significava andare molto oltre la presunta neutralità dell 'analista.    Per più di 25 anni Jung analizzò 2000sogni all’anno ma sapeva che ogni interpretazione non è mai esaustiva. E’ per questo che esortava gli allievi a studiare i simboli delle varie culture e delle religioni perché “le nostre menti sono forgiate dalla storia del genere umano”. Esortava pertanto a trattare il sogno come un’opera d’arte a tener conto della storia delle immagini in cui si struttura, il luogo in cui è messo in scena, non in modo logico e razionale

L’individuazione è per Jung un processo di differenziazione, che tutti possono sviluppare potenzialmente e che  porta allo sviluppo della personalità individuale

Jung si interessò vivamente ai fenomeni religiosi, ai testi sapienziali, alle pratiche ascetiche sia occidentali che orientali. Commento al libro del Bardo Thodol, commentò gli esercizi spirituali di Ignazio di Loyola,  ma lo fece non da storico delle religioni né da antropologo ma da psicologo sempre rimarcando la superficialità ed inutilità e falsità degli scimmiottamenti dell’Oriente da parte degli occidentali. Jung si rivolgeva all’Oriente perché specchiandosi in esso l’Occidente potesse fare una necessaria autocritica rispetto alla uilateralità della sua visione estrovertita: l’enfasi attribuita alle funzioni intellettuali e all’Io come elemento supremo della psiche. Volgersi all’Oriente significava per lui aprirsi a valori opposti quali appunto l’introversione, il decentramento dell’Io,l’importanaza della vita immaginativa. Questo avrebbe dovuto correggere l’unilateralità della coscienza e psiche occidentali e questo in consonanza con una delle idee centrali del pensiero iunghiano: l’integrazione degli opposti. Le persone, la società sono tanto più sane quanto più riescano a tenere insieme tendenze e valori  opposti tra loro. Un altro motivo era l’intento di individuare al di sotto  delle diverse forme  dei prodotti culturali e dei comportamenti umani, delle strutture universali di organizzazione della psiche, le stesse che si possono ritrovare nei sogni , nei deliri degli psicotici. Questa qualità dell’approccio di Jung all’Oriente dovrebbe smentire l’idea di uno Jung mistico, irrazionale. Piuttosto Jung era un “visionario” con forte capacità intuitiva come Nietzsche ch’egli annoverava, insieme a Schopenhauer, tra i suoi maestri, e che considerava una sorta di suo doppio. Ma nello stesso tempo da buon kantiano era spirito empirico e scientifico: “non fare mai alcuna supposizione, ma accertare i fatti”, “credo più ai fatti reali che alle teorie”

 Colpisce di Jung la sterminata cultura , il suo immerggersi in campi del sapere (filosofia, etnologia, religione, antropologia, alchimia, alla gnosi e all’ermetismo) che riusciva a collegare, poi,  alla psiche perché il suo interesse centrale era comprendere la psiche. Ma nello  tempo colpisce il suo spirito empirico che caratterizza sia la sua teorizzazione che la pratica analitica e  gli insegnamenti impartiti agli allievi, e che va a sfatare quell’idea convenzionale e molto diffusa,  di uno Jung mistico, appassionato di esoterismo. Ma forse il fascino e la presa che Jung ha sul lettore risiedono proprio nella molteplicità dei suoi interessi nella complessità della sua psiche,in questo connubio tra spiritualità ed  spirito empirico,   

giovedì 3 giugno 2021

 

                 

  M I N D F U L N E S S     in T E M P I  D I  C O R O N A V I R U S

    Tre incontri online: martedì 8 giugno, martedì  15, martedì 22

                               dalle  ore 19 e 15 alle 20 e 45




       Accogliamo la nostra fragilità e sviluppiamo saggezza

Pratiche di consapevolezza, pratiche di compassione, gentilezza amorevole, equilibrio, gioia condivisa, riflessioni su testi di saggezza

Gli eventi di quest’ultimo anno ci hanno messo a dura prova ed hanno evidenziato  le nostre fragilità  Molte nostre sicurezze e certezze sono crollate. Ed abbiamo dovuto confrontarci con l’instabilità ed imprevedibilità della vita. Molti sono i problemi che come individui e come  società globale dobbiamo affrontare. Innanzi tutto adattarci ad una nuova modalità di vivere che, nonostante l’attuale eliminazione di molte restrizioni, comunque ci impone regole e limiti. Siamo tutti chiamati ad esercitare il nostro senso di responsabilità verso noi stessi, verso gli altri, verso il mondo intero e l’ambiente.  L’equilibrio della Natura è in serio pericolo da tempo, l’inquinamento, gli effetti nefasti dei cambiamenti climatici, il deterioramento dell’ambiente, mettono seriamente a rischio la nostra sopravvivenza e quella del pianeta. Abbiamo bisogno, per procedere, di accogliere la nostra fragilità ma anche di molta saggezza.

 La MINDFULNESS:

riduce ansia, stress, depressione, disturbi ossessivi-compulsivi, somatizzazioni, disturbi del sonno, senso di inadeguatezza di Sè

potenzia le difese immunitarie e la capacità a resistere agli eventi avversi e al dolore della vita

agisce sul dolore cronico e sui disturbi in area psicosomatica (psoriasi)

●promuove la longevità ed il benessere fisico e psichico

 

Per informazioni ed iscrizione (obbligatoria): “Centro Psicologia Umanistica Cassino”, via Molise, 4, 0776/25993,cell.3382481768; email:mariafelice@humanistic-psyc.it