Neuroscienze, neuroetica, filosofia della mente, psicoterapia

venerdì 18 febbraio 2022

Mindfulness online: "Il coraggio di stare con le cose così come sono". Quattro incontri a partire dal 4 marzo.

 

                         C O R S O    M I N D F U L N E S S     

                                                       ONLINE  

                   Il coraggio di stare “con le cose così come sono”

                


                                 Da  Venerdì 4 marzo nuovo corso online

                                           dalle ore 18 e 45 alle  20 e 15

Gli eventi di questi ultimi anni ci hanno messo a dura prova ed hanno evidenziato  le nostre fragilità.  Molte nostre sicurezze e certezze sono crollate. Ed abbiamo dovuto confrontarci con l’instabilità ed imprevedibilità della vita. Molti sono i problemi che come individui e come  società globale dobbiamo affrontare. Abbiamo bisogno, per procedere, di accogliere la nostra fragilità e anche di molta saggezza. Ma siamo usciti dall’emergenza e vediamo la luce!  Rimangono, però molte difficoltà  psicologiche: non è facile liberarsi dalle paure, dalle ansie, dallo stress determinati dalla pandemia. Potenziamo, dunque, le nostre capacità di resilienza facendo leva sulla neuroplasticità cerebrale e modifichiamo i comportamenti automatici.

La Mindfulness ci aiuta a rimanere stabili e radicati nel mare mosso delle difficoltà.

Il corso aiuta a:

●Ridimensionare l’impatto di stress ed ansia e abbandonare  depressione e  senso di lutto

●Accedere alle proprie risorse interne, rafforzare le relazioni benefiche

●sviluppare una mente mindful e pratiche di self –caring

Tempi: 4 incontri (uno a settimana) della durata ognuno di un’ora e mezza : 4, 11, 18,25

 Orario:  19-20 e 30.

Per informazioni ed iscrizione (obbligatoria entro il 27 febbraio): “Centro Psicologia Umanistica Cassino”, via Molise, 4, 0776/25993,cell.3382481768; email:mariafelice@humanistic-psyc.it

 

giovedì 13 gennaio 2022

Scuola di Alta Formazione in Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze: in collaborazione con la Sine (Società Italiasna di Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze) dal 7 febbraio

 

               CON L’ ALTO  PATROCINIO  della SINE (SOCIETA’ di NEUROETICA     

                                      e  FILOSOFIA DELLE NEUROSCIENZE)

          CONVEGNI CASSINATI di NEUROETICA E FILOSOFIA DELLE               NEUROSCIENZE

                                         Scuola di Alta Formazione  Febbraio 2022

                                                      (online)

                                        

Lunedì 7-2-2022      ore 15-16 e 30

Prof.ssa Sarah Songhorian (Università Vita e salute- San Raffaele, Milano): Cooperazione sociale: basi naturali e rilevanza morale

Lunedì 14 -2-2022     ore 15-16 e 30

Prof. Andrea Lavazza (Vicepresidente della Sine): Dal neurone alla mente:  il difficile problema corpo-cervello-mente.

Lunedì 21-2-2022   ore 15-16 e 30

Prof.ssa Sofia Bonicalzi (Università Roma 3) Come funzionano le scelte. Teoria della scelta razionale e bias cognitivi

Lunedì  28-2-2022  ore 15-16 e30

Dott.ssa Maria Felice Pacitto (Centro Psicologia Umanistico ed analisi fenomenologico-esistenziale):IL meccanismo della mentalizzazione sullo sfondo della riflessione morale di Hannah Arendt


Scuola capofila del progetto: Liceo-Ginnasio “Giosuè Carducci” di Cassino.

Dirigente: Prof.ssa Licia Pietroluongo

 Docente di filosofia referente: Prof. Max D’Aliesio

La Scuola di Alta Formazione è stata creata quattro anni fa e si rivolge specificamente alle Scuole
secondarie in cui è curriculare l’insegnamento della filosofia. E’ anche aperta ai vari professionisti di settore (psicologi, medici, psichiatri, infermieri, filosofi). La partecipazione è gratuita. Si rilascia un attestato di partecipazione dopo la compilazione di un test di profitto relativo agli argomenti trattati.Per le scuole l’iscrizione va fatta (con l’elenco degli allievi) dal docente referente. Iscrizione entro il 22 gennaio all’indirizzo:
mariafelice@humanistic-psyc.it . Con l’iscrizione si riceve il link di collegamento.

Scuola online di Alta Formazione in Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze in collaborazione con la Sine: dal 7 febbraio


 

domenica 9 gennaio 2022

Siamo alla fine del secondo anno di pandemia. Siamo esausti, ma nonostante tutto diciamo... "Domani"


 (Articolo già pubblicato sul quotidiano "L'Inchiesta")

Siamo alla fine del secondo anno di pandemia. E’ già un privilegio poterlo dire. Ma questa vita che  siamo riusciti a tenerci stretta grazie, forse, ai nostri geni, all’obbedienza alle regole di comportamento prescritte dai sanitari, grazie ai vaccini o, forse, al caso, non ci piace. Non piace a nessuno. Siamo stanchi. La nostra vita si è impoverita di relazioni, di presenze, di sonno, di tranquillità, di certezze. In molti casi si è impoverita anche di quelle opportunità che definiscono una società democratica e giusta: reddito, dignità, riconoscimento. C’è una fascia di umanità che la pandemia rischia di far scivolare paurosamente nella marginalità. E non stiamo parlando solo di paesi lontani da noi e da sempre al limite della sopravvivenza.

 Delle dimensioni del vivere, che il filosofo Rawls, definisce opportunità solo la Cura (che è un bene relazionale)  è rimasta stabile e al centro, sia pur lacunosa nelle pratiche: molti malati non hanno potuto curarsi perché tutta l’attenzione e le risorse sono state rivolte alla soluzione del problema pandemia; molte popolazioni, economicamente svantaggiate, non possono accedere ai vaccini. Cura è termine dal significato molto ampio che va oltre quello del prendersi cura della salute della persona: vuole un passaggio primario e necessario, cioè il riconoscimento dell’altro come persona, nella sua dignità; vuole un’attenzione amorevole. Non è a caso che viene considerato un bene relazionale, in quanto è imprescindibile da una condizione di relazionalità che ci rende pienamente umani.

Mai come in questi due anni termini quali empatia, cooperazione, cura, altruismo, fragilità, vulnerabilità, sono diventati di uso comune e quotidiano. Parole che vanno insieme, strettamente legate, perché è proprio dalla percezione della comune fragilità e vulnerabilità, condizioni costitutive dell’esistenza,  che si attivano  le pratiche di socializzazione tra cui è centrale la CURA. E’ attraverso la percezione della sofferenza altrui che si attiva l’immedesimazione con chi la prova e nasce l’intenzione di alleviarla, così insegna il filosofo A. Smith. E per Heidegger la Cura è il gesto più originario della condizione umana.

 Allora potremmo considerare questi due anni di pandemia come un lungo laboratorio, come un esercizio, come una sorta di educazione all’altruismo, all’empatia, alla cura dell’altro? Ne siamo usciti realmente educati? Siamo realmente cresciuti in umanità? Difficile a dirsi. Talora, situazioni di emergenza possono portare a cambiamenti comportamentali  perché utili alla sopravvivenza. Ma non è detto che rimangano stabili nel tempo. Sta di fatto che, durante questi due anni molti fatti sono accaduti, che ci fanno pensare che vizi e peccati degli uomini neanche una pandemia riesce a scalfirli: sono aumentate le violenze domestiche, rimane l’avidità di denaro (si pensi alla tragedia del Montarone); rimane la sete di potere ad ogni costo:  dinanzi ad una emergenza, in cui era doverosa la collaborazione di tutti, non sono mancati comportamenti   subdoli ed eticamente ingiustificabili da parte di alcuni politici volti solo a riposizionarsi sulla scacchiera politica e ad acquisire maggiore potere.

In questi giorni, al di sotto dell’aria gaia delle festività natalizie, si avverte una insofferenza, una animosità pronte ad esplodere, dovute alla delusione (il virus,che pensavamo di poter debellare definitivamente e rapidamente con i vaccini, continua a minacciare le nostre vite), alla informazione che continua ad essere confusiva ed incerta. Ma perché meravigliarsi? Abbiamo assistito ad esplosioni ed esternazioni di menti eccelse, affermazioni discutibili per l’impatto che hanno avuto sui cittadini e che hanno alimentato la schiera degli indecisi in merito ai vaccini. Ultimo Cacciari, maitre a penser di larga fama, il quale in un articolo del 15 dicembre, pubblicato sul La Stampa, dopo una lucida analisi della crisi della politica che perde potere decisionale delegandolo ai tecnici, delle forze economiche più forti di quelle politiche, finisce con una sorta di rabbuffo nei confronti di chi, pur avendo letto Bernjamin ed Adorno in gioventù, ha fatto della biosecurity la cosa “prima ed ultima” e “che ora sembra di non avere altra cura che di aggiungere qualche anno alla propria vita”.  E perché non dovrebbe? Questa è l’unica vita che abbiamo e ce la vogliamo tenere cara, anche se non ci piace del tutto. Perciò: viviamo pienamente il presente (il momento presente allevia da ansia e stress per il futuro) e armati di fiducia e coraggio ( due virtù imprescindibili in questo frangente) guardiamo al futuro! Le forze psichiche della fiducia e del coraggio si sposano con quelle biologiche del DNA, la forza vitale che vuole andare avanti, riprodursi, che ci spinge. E’ per questo che diciamo sempre…..Domani!


sabato 25 dicembre 2021

 

NOVAX e FIDUCIA  (già pubblicato sul quotidiano L'Inchiesta di Cassino)

MI è capitato l’altra sera di ascoltare in un dibattito televisivo, ovviamente sul covid, la meraviglia di alcuni partecipanti (sempre gli stessi) relativa alla notizia che ben 280 medici abbiano rifiutato di vaccinarsi. “Ma come è possibile?” si chiedeva uno “Eppure” continuava” hanno tutti gli strumenti per  capire la gravità della situazione e la necessità del vaccino”. L’ingenuo personaggio televisivo,   sicuramente non sprovveduto, non sa che, a dispetto  di quello che pensiamo, noi siamo esseri irrazionali agiti da bisogni emotivi, pregiudizi, esperienze passate, motivazioni profonde inconsce, credenze, bias mentali (cioè attitudini e schemi mentali che ci caratterizzano da millenni)  e questo anche quando siamo convinti di essere razionali, di saper fronteggiare gli eventi e possedere noi stessi. Sono questi elementi che ci impediscono di avere una conoscenza non dico vera (ci imbarcheremmo in una lunga e difficile questione filosofica della verità della conoscenza) ma ragionevole dei fatti. Il punto è che  pregiudizi, esperienze passate, bisogni emotivi, sistemi di credenze che si sono strutturati nel tempo, costituiscono la nostra identità, il nostro IO a cui siamo abbarbicati.  E’ per questo che è così difficile cambiare opinione, essere flessibili ed accettare argomentazioni supportate dalla ricerca scientifica contrarie alle nostre. Cambiare opinione è come perdere un pezzo di noi stessi. Ed è per lo stesso motivo che andiamo a ricercare fonti di informazione  pseudoscientifiche che confermino quello che pensiamo. E’ evidente che se gli scienziati, nelle loro ricerche, procedessero allo stesso modo sarebbe una grave iattura per l’intera umanità in quanto non ci sarebbe mai alcun progresso. Lo scienziato, al contrario, ricerca ipotesi che contraddicono le sue per poter andare avanti nella ricerca, impostazione, questa, del metodo scientifico che risale addirittura a Ruggero Bacone e ripresa, in epoca contemporanea, da Karl Popper.  

 Il nostro funzionamento cerebrale e mentale dovrebbe essere noto per poter prendere le misure, agire di conseguenza e vivere meglio (è per questo che mi ostino nella diffusione di NEuroetica e Filosofia delle Neuroscienze) ma i cittadini italiani sono quelli che hanno il più basso livello di conoscenze scientifiche. Intanto, sarebbe utile porre la domanda posta dal personaggio televisivo  ad un neuroscienziato, ad un esperto di scienze cognitive o ad un filosofo della mente, che mai vengono invitati a partecipare a dibattiti e trasmissioni televisive, sempre molto affollate dai soliti immunologi, virologi. Fatta questa premessa vale la pena di soffermarci un attimo sui novax. Chi sono realmente? Un esercito variegato, con caratteristiche di personalità diverse e situazioni di vita diverse, ma animati da una comune avversione ai vaccini. Ci sono gli adolescenti attempati, ribelli inguaribili, quelli che vanno contro ogni cosa  venga proposta dal governo e dal “potere”: sono contro e basta. Tra questi si confondono gli arrabbiati cronici quelli che hanno collezionato frustrazioni, delusioni, esperienze di vita negative,  per i quali ogni protesta di gruppo diventa  occasione esplosiva di rabbia e violenza. C’è poi una parte cospicua che è affetta da pregiudizi, credenze, dai su citati bias mentali: sono quelli che si sono fatta una  propria idea o teoria sui vaccini più o meno strutturata antitetica, a quelle ufficiali. Infine una terza categoria di novax è costituita dai sospettosi, dai cosiddetti complottisti, da quelli che temono sempre che qualcosa venga tramato alle loro spalle. Sono affetti da una modalità di pensiero molto vicina al pensiero paranoide.  Ma anche i dubbiosi  cronici (quelli con caratteristiche ossessive di personalità) non scherzano: sono i più numerosi, sono quelli che non si decidono mai anche in altre situazioni di vita, rimandano continuamente, vanno alla ricerca di sicurezze e certezze perché temono di essere danneggiati dai vaccini. E’ evidente che nessuna delle prime tre   categorie possa essere facilmente convinta e possa cambiare opinione in merito ai vaccini. Aggiungerei un quarta categoria: quelli che non si fidano per natura: con  questi, come con i dubbiosi cronici, una informazione attenta e precisa può ottenere qualcosa ma è un’operazione non sempre coronata dal successo. Perché, parafrasando Don Abbondio a proposito del coraggio, la fiducia non te la puoi dare. Fondamentalmente noi ci fidiamo perché abbiamo bisogno di fidarci. Senza fiducia non potremmo vivere . CI fidiamo ad incominciare da quando ci svegliamo: ci fidiamo che quando scendiamo dal letto e mettiamo i piedi in terra saremo sorretti dal pavimento, ci fidiamo del treno che ci porterà a destinazione, ci fidiamo della maestra a cui la mattina affidiamo i nostri frugoli, … e potrei continuare con molti altri esempi di atti di fiducia quotidiana. Sappiamo d’altro canto che in nessun contesto di vita esiste un rischio zero o, detto in altri termini, sappiamo che esiste un’imprevedibilità della vita .  Siamo disposti ad accettare questa profonda verità  per molti contesti della nostra vita  ma non ci fidiamo, assoluto paradosso, dei vaccini, i quali sono stati studiati senza saltare alcun passaggio e secondo gli standard più elevati di valutazione. La fiducia è un’attitudine che va coltivata e sviluppata: primariamente all’interno della famiglia fin da quando si è piccoli. Se ci si sente accolti e amati, ci affidiamo all’adulto che si prende cura di noi. Maturiamo così fiducia e sicurezza che ci portano ad avere fiducia  ed apertura alla vita. Fiducia ed apertura si accompagnano  ad un’altra attitudine: alla cooperazione. Tutti i novax sono autocentrati. Non pensano che vaccinarsi è un atto civico, un atto di responsabilità dovuto alla comunità  e al mondo di cui facciamo parte. Non siamo esseri isolati, siamo tutti interconnessi gli uni con gli altri, in una sorta di un unico grande organismo. Maturare questa consapevolezza è un buon modo per avviarsi a festeggiare il Natale.

Maria Felice Pacitto