Neuroscienze, neuroetica, filosofia della mente, psicoterapia

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domenica 9 gennaio 2022

Siamo alla fine del secondo anno di pandemia. Siamo esausti, ma nonostante tutto diciamo... "Domani"


 (Articolo già pubblicato sul quotidiano "L'Inchiesta")

Siamo alla fine del secondo anno di pandemia. E’ già un privilegio poterlo dire. Ma questa vita che  siamo riusciti a tenerci stretta grazie, forse, ai nostri geni, all’obbedienza alle regole di comportamento prescritte dai sanitari, grazie ai vaccini o, forse, al caso, non ci piace. Non piace a nessuno. Siamo stanchi. La nostra vita si è impoverita di relazioni, di presenze, di sonno, di tranquillità, di certezze. In molti casi si è impoverita anche di quelle opportunità che definiscono una società democratica e giusta: reddito, dignità, riconoscimento. C’è una fascia di umanità che la pandemia rischia di far scivolare paurosamente nella marginalità. E non stiamo parlando solo di paesi lontani da noi e da sempre al limite della sopravvivenza.

 Delle dimensioni del vivere, che il filosofo Rawls, definisce opportunità solo la Cura (che è un bene relazionale)  è rimasta stabile e al centro, sia pur lacunosa nelle pratiche: molti malati non hanno potuto curarsi perché tutta l’attenzione e le risorse sono state rivolte alla soluzione del problema pandemia; molte popolazioni, economicamente svantaggiate, non possono accedere ai vaccini. Cura è termine dal significato molto ampio che va oltre quello del prendersi cura della salute della persona: vuole un passaggio primario e necessario, cioè il riconoscimento dell’altro come persona, nella sua dignità; vuole un’attenzione amorevole. Non è a caso che viene considerato un bene relazionale, in quanto è imprescindibile da una condizione di relazionalità che ci rende pienamente umani.

Mai come in questi due anni termini quali empatia, cooperazione, cura, altruismo, fragilità, vulnerabilità, sono diventati di uso comune e quotidiano. Parole che vanno insieme, strettamente legate, perché è proprio dalla percezione della comune fragilità e vulnerabilità, condizioni costitutive dell’esistenza,  che si attivano  le pratiche di socializzazione tra cui è centrale la CURA. E’ attraverso la percezione della sofferenza altrui che si attiva l’immedesimazione con chi la prova e nasce l’intenzione di alleviarla, così insegna il filosofo A. Smith. E per Heidegger la Cura è il gesto più originario della condizione umana.

 Allora potremmo considerare questi due anni di pandemia come un lungo laboratorio, come un esercizio, come una sorta di educazione all’altruismo, all’empatia, alla cura dell’altro? Ne siamo usciti realmente educati? Siamo realmente cresciuti in umanità? Difficile a dirsi. Talora, situazioni di emergenza possono portare a cambiamenti comportamentali  perché utili alla sopravvivenza. Ma non è detto che rimangano stabili nel tempo. Sta di fatto che, durante questi due anni molti fatti sono accaduti, che ci fanno pensare che vizi e peccati degli uomini neanche una pandemia riesce a scalfirli: sono aumentate le violenze domestiche, rimane l’avidità di denaro (si pensi alla tragedia del Montarone); rimane la sete di potere ad ogni costo:  dinanzi ad una emergenza, in cui era doverosa la collaborazione di tutti, non sono mancati comportamenti   subdoli ed eticamente ingiustificabili da parte di alcuni politici volti solo a riposizionarsi sulla scacchiera politica e ad acquisire maggiore potere.

In questi giorni, al di sotto dell’aria gaia delle festività natalizie, si avverte una insofferenza, una animosità pronte ad esplodere, dovute alla delusione (il virus,che pensavamo di poter debellare definitivamente e rapidamente con i vaccini, continua a minacciare le nostre vite), alla informazione che continua ad essere confusiva ed incerta. Ma perché meravigliarsi? Abbiamo assistito ad esplosioni ed esternazioni di menti eccelse, affermazioni discutibili per l’impatto che hanno avuto sui cittadini e che hanno alimentato la schiera degli indecisi in merito ai vaccini. Ultimo Cacciari, maitre a penser di larga fama, il quale in un articolo del 15 dicembre, pubblicato sul La Stampa, dopo una lucida analisi della crisi della politica che perde potere decisionale delegandolo ai tecnici, delle forze economiche più forti di quelle politiche, finisce con una sorta di rabbuffo nei confronti di chi, pur avendo letto Bernjamin ed Adorno in gioventù, ha fatto della biosecurity la cosa “prima ed ultima” e “che ora sembra di non avere altra cura che di aggiungere qualche anno alla propria vita”.  E perché non dovrebbe? Questa è l’unica vita che abbiamo e ce la vogliamo tenere cara, anche se non ci piace del tutto. Perciò: viviamo pienamente il presente (il momento presente allevia da ansia e stress per il futuro) e armati di fiducia e coraggio ( due virtù imprescindibili in questo frangente) guardiamo al futuro! Le forze psichiche della fiducia e del coraggio si sposano con quelle biologiche del DNA, la forza vitale che vuole andare avanti, riprodursi, che ci spinge. E’ per questo che diciamo sempre…..Domani!


domenica 31 ottobre 2021

Fame di abbracci e conseguenze della loro mancanza per il benessere psicofisico: dopo poche settimane di mancanza di relazione aumentano sytress ed ansia

 


Abbiamo tutti fame di abbracci e relazione. Tutti ne abbiamo patito la mancanza durante il lockdown e durante questo periodo di restrizioni. Tutti abbiamo sofferto per lo stare da soli per il semplice fatto che noi siamo esseri relazionali. Una recente sperimentazione condotta con le tecniche di neuroimaging ha rilevato come il cervello di chi è solo soffre  come quando si è costretti a digiunare. L’esperimento era così congegnato: i soggetti sperimentali venivano isolati per dieci ore da qualsiasi contatto umano e poi sottoposti a risonanza magnetico funzionale (fMRI). In un secondo momento venivano fatti digiunare per 10 ore e venivano di nuovo analizzati con la fMRI. L’isolamento protratto attivava la substantia nigra, un’area cerebrale che si attiva con il desiderio di cibo. Cosa significa? Semplicemente che  abbiamo bisogno di relazioni umane come abbiamo bisogno di cibo. Gli effetti dell’isolamento sono più marcati in coloro che generalmente hanno una vita ricca di relazioni. Le regole del distanziamento hanno messo in sofferenza soprattutto coloro che sono stati privati della presenza di familiari: i single, i nonni, i nipoti. Il contatto con gli altri è il risultato dell’evoluzione perché ci fa sentire sicuri e la sicurezza è fonte di benessere; il contatto con gli altri ci fa collaborare e cooperare. Senza cooperazione non potrebbe esservi sopravvivenza. Le relazioni umane producono ossitocina, l’ormone dell’attaccamento che è un ormone tranquillizzante, calmante. Non è un caso che le mamme hanno un alto tasso di produzione di ossitocina soprattutto negli ultimi due mesi di gravidanza e nei primi tre mesi dopo la nascita. Molti studi hanno rivelato che la mancanza di abbracci e relazione è associato ad aumento dell’ansia, disturbi del sonno, affaticamento, depressione. Già dopo poche settimane di mancanza  di relazioni aumentano gli ormoni dello stress e si riduce la produzione di ossitocina. Questo spiega perché la pandemia con l'isolamento impostoci (giustamente) abbia sensibilmente fatto aumentare stress e disturbi d'ansia.


domenica 17 ottobre 2021

Il tabù della morte perinatale e la solitudine delle madri

 

Il tabù della morte perinatale e la solitudine delle madri

15 ottobre è la "Giornata mondiale della consapevolezza sulla perdita perinatale e infantile".

(Articolo già pubblicato sul quotidiano l'INchiesta)


Si parla spesso di questioni femminili: di violenza contro le donne, di mancato riconoscimento della parità con i maschi,  di discriminazione nel mondo del lavoro, di disoccupazione che nella situazione pandemica ha colpito maggiormente le donne: un vasto repertorio di temi. Ma poco si parla del femminile materno, della vita interiore delle madri, del desiderio di diventare madre e delle difficoltà, talora, a diventarlo, difficoltà  rese ancora più pesanti e difficili dalla pandemia.  Il focus sulle rivendicazioni femminili  ha portato a distogliere lo sguardo dal femminile materno e dai suoi drammi. Una volta diventare madre era il destino automatico delle donne. Oggi le donne possono scegliere, ma il silenzio è calato sulla maternità, sulla voglia  di maternità e sui suoi drammi. Poco si parla della vita interiore delle donne e della disperata ricerca di maternità che porta ad inoltrarsi nei processi difficili e complessi della fecondazione assistita, cui sempre più spesso le donne ricorrono, oggi, dato che esigenze lavorative portano a procrastinare la maternità. Non si è parlato di quelle donne coraggiose (perché a fare figli ci vuole coraggio!) che nonostante il rischio della pandemia si sono avventurate in gravidanze vissute, per il rischio di contagio, spesso in estrema solitudine: niente amicizie niente svaghi e passeggiate , niente presenza accogliente e rassicurante delle madri, donne mature e più a rischio. Le donne incinte è alle madri che si rivolgono per un meccanismo naturale di condivisione: di madre in figlia si trasmette il mistero della vita. Un masticare insieme le ansie e i timori, ancora più intensi, quest’anno, per il rischio di ammalarsi. Perché, per quanto fenomeno naturale, il parto continua ad essere a rischio di morte per la madre e per il bambino. Il che sembra assurdo in tempi di ingegneria genetica, di taglia -incolla di frammenti di geni; in tempi in cui si pensa ad una procreazione uniparentale e di utero artificiale, ipotesi, queste, che si accompagnano, ovviamente, ad implicazioni etiche di enorme portata. Ciò che accade in sala parto è imprevedibile: rischiano le madri e i nascituri.   Eppure non se ne parla. Madri che perdono i loro bimbi  a fine gravidanza o durante il parto, spesso per cause ignote. Madri che arrivano in ospedale sicure di veder nascere un figlio e scoprono che non c’è battito. Morte perinatale  viene definita. Vicende tragiche e angoscianti con elementi di sofferenza estrema come quello di dover partorire un bimbo che si sa già morto. Piccolo corpo inanimato e inerte che viene cullato dalla madre, dal padre, dai nonni: gli ospedali più sensibili lo permettono. Anche in questo periodo di pandemia la morte perinatale ha colpito, aggiungendo dolore e angoscia a quell’atmosfera depressiva e luttuosa instaurata dal covid. Esperienze terribili e devastanti  che gravano pesantemente sulla vita delle madri e della famiglia allargata. Perché se la nascita di un bimbo è un fatto collettivo, la morte di un bimbo è una tragedia collettiva. Una sofferenza, quelle delle madri, delle madri cui è difficile portare conforto. Sofferenze che col tempo si affievoliscono ma rimangono per sempre, con conseguenze psicologiche devastanti. Le madri si sentono incapaci di dare la vita, in colpa per non aver sentito i segnali di sofferenza del bambino, impotenti.  La morte perinatale non è un fenomeno raro: ne sono colpiti 2mila genitori all'anno solo in Italia, circa una donna in gravidanza su 6. Un mondo sommerso, quello della morte e del lutto perinatali, di cui volutamente non si parla e da cui gli altri (amici, conoscenti) si ritraggono sgomenti. Tragedie che innescano reazioni a catena: sulla salute psichica delle madri, sulla vita di coppia, nelle famiglie allargate. Spesso i maschi (i padri) si allontanano perché non reggono il dolore delle compagne. Un mondo sommerso di sofferenza e problematiche su cui vige un assoluto tabù.  Le stesse regole e comportamenti convenzionali del lutto si dissolvono. Gli amici, i conoscenti dinanzi al lutto perinatale si dileguano sgomenti. Perché? Perché rimangono attoniti,non sanno cosa dire, cosa fare. Perché si può accettare in qualche modo la morte di un anziano, di un adulto, perché soggiace ad una regola della vita. Ma non si può accettare la morte di un bimbo,  di un nascituro, perché è la negazione della vita stessa. Bimbi che non hanno avuto nulla: solo il caldo abbraccio dell’utero materno.  Il 15 ottobre è la giornata dedicata ai bambini mai nati. In Italia questa iniziativa è stata fortemente voluta dall’associazione “Ciao Lapo” che si occjupa della diffusione delle con oscenze su questo tema. Oltre 60 città aderiscono al progetto mondiale "un'onda di luce nel mondo", per ricordare tutti i bambini mai nati o morti prematuramente. Alle ore 19, in tutto il mondo, i genitori hanno acceso una candela e l’hanno vista  ardere per un'ora, per ricordare questi piccoli angeli volati in cielo troppo presto.

 


 

 

 

 

 

 

martedì 2 marzo 2021

Mindfulness online: siamo alla terza fase della pandemia, quella delle difficoltà psicologiche determinate dalla pandemia stessa: potenziamo le nostre capacità di resilienza facendo leva sulla neuroplasticità cerebrale

 

           


 M I N D F U L N E S S     in T E M P I  D I  C O R O N A V I R U S

                                         Corsi mindfulness online     

                

                                 Da  Venerdì 12 marzo nuovo corso online

                                            ore 19-20 e 30

Siamo alla terza fase della pandemia, quella delle difficoltà psicologiche determinate dalla pandemia stessa. Potenziamo, dunque, le nostre capacità di resilienza facendo leva sulla neuroplasticità cerebrale e modifichiamo i comportamenti automatici.

Il corso aiuta a:

Ridimensionare l’impatto di stress ed ansia

Abbandonare la depressione, il senso di lutto, il senso di colpa

Accedere alle proprie risorse interne, rafforzare le relazioni benefiche

sviluppare una mente mindful e pratiche di self –caring

Tempi: 4 incontri (uno a settimana) della durata ognuno di un’ora e mezza

 Orario:  19-20 e 30.

Per informazioni ed iscrizione (obbligatoria entro lunedì 8): “Centro Psicologia Umanistica Cassino”, via Molise, 4, 0776/25993,cell.3382481768; email:mariafelice@humanistic-psyc.it

 

lunedì 2 novembre 2020

Mindfulness in tempi di coronavirus: da Novembre corsi base e corsi per avanzati

 

          M I N D F U L N E S S     in T E M P I  D I  C O R O N A V I R U S

                                         Corsi mindfulness online     

                


                        Da novembre nuovi corsi per principianti e per avanzati.

Andiamo verso un periodo pesante e stressante. Le notizie allarmanti che ci arrivano costantemente. i provvedimenti che si susseguono, le indecisioni del governo, ci fanno sentire confusi, un po’ persi. Ci avviamo verso un inverno più duro rispetto a quelli vissuti negli anni passati perché privi di quei rituali festivi ed amicali che ci allietavano le giornate piovose ed uggiose. La pandemia continua ad essere l’atmosfera in cui siamo immersi e che respiriamo. Siamo impauriti da un nuovo lockdown, dal ricordo delle città vuote, le entrate contingentate nei supermarket e nelle farmacie, gli incontri a distanza. E questa volta siamo più stanchi rispetto a qualche mese fa. Essere esposti ad un evento stressante incide fortemente sulla nostra esistenza e gli effetti possono riguardare sia la salute fisica che quella psichica. E' dunque utile prendersi cura di sé e del proprio benessere psicofisico utilizzando tecniche ed approcci antistress ed antiansia la cui efficacia consolidata è dimostrata ormai da migliaia di ricerche in ambito scientifico e neuroscientifico. Abbiamo bisogno di strumenti che ci aiutino a gestire ansia, emozioni negative e i rapporti interpersonali.

                                                           Corso Base (inizio lunedì 9 novembre)

Durante il corso verranno proposti:

● contenuti teorici relativi alla psicologia delle emozioni, ai meccanismi dell’ansia e dello stress, al rapporto mente-corpo, al funzionamento di cervello e mente,

● opportunità di riflessione su alcune tematiche esistenziali

● alcune pratiche esperienziali che una volta apprese potranno essere espletate in modo autonomo

                                            Corso Per avanzati (venerdì 13 novembre)

 

● contenuti teorici relativi alla psicologia delle emozioni, ai meccanismi dell’ansia e dello stress, al rapporto mente-corpo, al funzionamento di cervello e mente,

● letture di saggezza

pratiche avanzate di meditazione

Tempi: 4 incontri (uno a settimana) della durata ognuno di un’ora e mezza

 Orario: corsi base 20-21e 30; corso per avanzati 19-20 e 30.

Per informazioni ed iscrizione (obbligatoria): “Centro Psicologia Umanistica Cassino”, via Molise, 4, 0776/25993,cell.3382481768; email:mariafelice@humanistic-psyc.it