Neuroscienze, neuroetica, filosofia della mente, psicoterapia

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domenica 9 gennaio 2022

Siamo alla fine del secondo anno di pandemia. Siamo esausti, ma nonostante tutto diciamo... "Domani"


 (Articolo già pubblicato sul quotidiano "L'Inchiesta")

Siamo alla fine del secondo anno di pandemia. E’ già un privilegio poterlo dire. Ma questa vita che  siamo riusciti a tenerci stretta grazie, forse, ai nostri geni, all’obbedienza alle regole di comportamento prescritte dai sanitari, grazie ai vaccini o, forse, al caso, non ci piace. Non piace a nessuno. Siamo stanchi. La nostra vita si è impoverita di relazioni, di presenze, di sonno, di tranquillità, di certezze. In molti casi si è impoverita anche di quelle opportunità che definiscono una società democratica e giusta: reddito, dignità, riconoscimento. C’è una fascia di umanità che la pandemia rischia di far scivolare paurosamente nella marginalità. E non stiamo parlando solo di paesi lontani da noi e da sempre al limite della sopravvivenza.

 Delle dimensioni del vivere, che il filosofo Rawls, definisce opportunità solo la Cura (che è un bene relazionale)  è rimasta stabile e al centro, sia pur lacunosa nelle pratiche: molti malati non hanno potuto curarsi perché tutta l’attenzione e le risorse sono state rivolte alla soluzione del problema pandemia; molte popolazioni, economicamente svantaggiate, non possono accedere ai vaccini. Cura è termine dal significato molto ampio che va oltre quello del prendersi cura della salute della persona: vuole un passaggio primario e necessario, cioè il riconoscimento dell’altro come persona, nella sua dignità; vuole un’attenzione amorevole. Non è a caso che viene considerato un bene relazionale, in quanto è imprescindibile da una condizione di relazionalità che ci rende pienamente umani.

Mai come in questi due anni termini quali empatia, cooperazione, cura, altruismo, fragilità, vulnerabilità, sono diventati di uso comune e quotidiano. Parole che vanno insieme, strettamente legate, perché è proprio dalla percezione della comune fragilità e vulnerabilità, condizioni costitutive dell’esistenza,  che si attivano  le pratiche di socializzazione tra cui è centrale la CURA. E’ attraverso la percezione della sofferenza altrui che si attiva l’immedesimazione con chi la prova e nasce l’intenzione di alleviarla, così insegna il filosofo A. Smith. E per Heidegger la Cura è il gesto più originario della condizione umana.

 Allora potremmo considerare questi due anni di pandemia come un lungo laboratorio, come un esercizio, come una sorta di educazione all’altruismo, all’empatia, alla cura dell’altro? Ne siamo usciti realmente educati? Siamo realmente cresciuti in umanità? Difficile a dirsi. Talora, situazioni di emergenza possono portare a cambiamenti comportamentali  perché utili alla sopravvivenza. Ma non è detto che rimangano stabili nel tempo. Sta di fatto che, durante questi due anni molti fatti sono accaduti, che ci fanno pensare che vizi e peccati degli uomini neanche una pandemia riesce a scalfirli: sono aumentate le violenze domestiche, rimane l’avidità di denaro (si pensi alla tragedia del Montarone); rimane la sete di potere ad ogni costo:  dinanzi ad una emergenza, in cui era doverosa la collaborazione di tutti, non sono mancati comportamenti   subdoli ed eticamente ingiustificabili da parte di alcuni politici volti solo a riposizionarsi sulla scacchiera politica e ad acquisire maggiore potere.

In questi giorni, al di sotto dell’aria gaia delle festività natalizie, si avverte una insofferenza, una animosità pronte ad esplodere, dovute alla delusione (il virus,che pensavamo di poter debellare definitivamente e rapidamente con i vaccini, continua a minacciare le nostre vite), alla informazione che continua ad essere confusiva ed incerta. Ma perché meravigliarsi? Abbiamo assistito ad esplosioni ed esternazioni di menti eccelse, affermazioni discutibili per l’impatto che hanno avuto sui cittadini e che hanno alimentato la schiera degli indecisi in merito ai vaccini. Ultimo Cacciari, maitre a penser di larga fama, il quale in un articolo del 15 dicembre, pubblicato sul La Stampa, dopo una lucida analisi della crisi della politica che perde potere decisionale delegandolo ai tecnici, delle forze economiche più forti di quelle politiche, finisce con una sorta di rabbuffo nei confronti di chi, pur avendo letto Bernjamin ed Adorno in gioventù, ha fatto della biosecurity la cosa “prima ed ultima” e “che ora sembra di non avere altra cura che di aggiungere qualche anno alla propria vita”.  E perché non dovrebbe? Questa è l’unica vita che abbiamo e ce la vogliamo tenere cara, anche se non ci piace del tutto. Perciò: viviamo pienamente il presente (il momento presente allevia da ansia e stress per il futuro) e armati di fiducia e coraggio ( due virtù imprescindibili in questo frangente) guardiamo al futuro! Le forze psichiche della fiducia e del coraggio si sposano con quelle biologiche del DNA, la forza vitale che vuole andare avanti, riprodursi, che ci spinge. E’ per questo che diciamo sempre…..Domani!


lunedì 22 marzo 2021

Scuola d Alta Formazione in Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze- CONVEGNI CASSINATI: "Empatia in tempi di crisi" prof.ssa Sarah Songhorian, Università Vita e Salute-San Raffaele, Milano4 febbraio 2021

 


L'indirizzo del video è https://www.youtube.com/embed/rgm-Uph7EcI



SCUOLA DI ALTA FORMAZIONE IN NEUROETICA E FILOSOFIA DELLE NEUROSCIENZE-CONVEGNI CASSINATI. I lezione (4 febbraio 2021): “Empatia in tempi di crisi” , prof.ssa Sarah Songhorian (Università Vita e Salute-San Raffaele, Milano)

 

A breve verranno pubblicati gli altri video--


martedì 21 gennaio 2020

Gli effetti benefici della Mindfulness: regolazione del Default Mode Network ed aumento del Task Positive Network



Il silenzio oltre a produrre uno stato soggettivo di benessere, considerando lo stress determinato dall’eccesso di rumori del mondo in cui viviamo, svolge anche un ruolo di modificazione funzionale e strutturale del cervello che porta ad un maggiore controllo delle emozioni, aumento del livello di attenzione, delle capacità di memorizzazione. Molte prove in questo senso sono date dallo studio degli effetti della meditazione che può essere considerata una forma dci silenzio strutturato. Studi numerosissimi di neuroimaging dimostrano, ormai da tempo, gli effetti della meditazione o mindfulness :potenziamento di attenzione e memoria di lavoro, aumento della prosocialità, riduzione di ansia e depressione. Su tali effetti benefici v’è ormai una vasta letteratura. Alcuni studi hanno rilevato come la meditazione agisca sull’attività di due network cerebrali che lavorano in modo antagonista: il Default Mode Netrwork (Dmn) ed il Task Positive Network (Tpn) La regolazione del primo ( corteccia prefrontale mediale, corteccia cingolata posteriore, ippocampo ed amigdala)permette di ridurre le ansie e le insoddisfazioni prodotte dalla divagazione mentale e consente di creare uno spazio di lavoro cosciente per pianificare attività future e progetti sulla base anche delle esperienze passate. Il secondo sistema (corteccia prefrontale laterale, corteccia cingolata anteriore, insula e corteccia somatosensoriale) dirige la nostra attenzione su un compito ed è deputato allo svolgimento di processi che richiedono controllo. La meditazione aumenta la TPN e diminuisce l’attività della DMN. Il primo effetto determina un aumento dell’attenzione  e delle prestazioni della memoria di lavoro, il primo effetto determina un aumento delle prestazioni cognitive e un aumento del benessere. La regolazione della DMN che crea uno stato di calma psicofisico ed una condizione di silenzio interiore determina incremento delle capacità cognitive. La meditazione consente delle pause che aiutano un cervello ingolfato a “rilassarsi” e a diventare successivamente più produttivo. Insomma una sorta di ricarica. Da un punto di vista neurofisiologico la meditazione induce una riduzione del livello di alcune citochine tra cui l’interleuchina-1 che rappresenta un ostacolo naturale al buon funzionamento delle capacità cognitive.
Il silenzio, come molte tradizioni di saggezza affermano, apre a spazi interiori, facilita l’autoconoscenza e migliora la qualità della vita influenzando positivamente la concentrazione, la capacità di tollerare gli eventi avversi, la creatività, l’empatia, il rapporto con il proprio corpo..
L’eccessiva attività della Dmn che si verifica quando  non siamo impegnati in un compito, è una conseguenza della evoluzione che per facilitare la nostra capacità di difenderci dagli eventi dannosi ci ha predisposti ad anticipare quello che potrebbe accadere. Ma come ogni meccanismo escogitato dal processo evoluzionistico non è perfetto:  se la tendenza a proiettarci nel futuro è vantaggiosa per alcune funzioni ci impedisce però di goderci il presente.

mercoledì 11 dicembre 2019

Neurobiologia animale: costruzioni di genere e violenza contro le donne: Non tutto dipende dal TESTOSTERONE . Addio Testesterone Rex


Neurobiologia animale, costruzioni di genere e violenza contro le donne: non tutto dipende da TeststeroneRex                                                                                                                                                                                    
Nella settimana del 25 novembre il paese ferve di iniziative. Sacrosante e dovute: non dobbiamo mai stancarci di denunciare atti di violenza contro le donne. Violenza è anche quella esercitata contro le donne, spesso madri, che muoiono in mare dopo il naufragio dei barconi. E la lotta contro la violenza  deve anche allargarsi a quella contro ogni classe debole e senza potere. Mi riferisco ai bambini e agli animali. Non è senza senso il riferimento alle violenze contro gli animali. Negli scritti femministi dell’800, ma anche nella letteratura dcell’epoca (Collins, Dickens) è frequente l’identificazione della donna con l’animale che rimanda appunto alla condizione  di esseri privi di diritti. Tale identificazione è presente anche nell’immaginario sessuale violento dei maschi. Fruste, morsi, lacci, costituivano il linguaggio del romanzo pornografico dell’epoca, in cui la donna, appunto, viene sottomessa, dominata privata della sua autonomia e soggettività. La violenza domestica esercitata contro le donne era statisticamente elevata: venivano picchiate, prese a calci, mutilate, ustionate, accecate. Venivano sottoposte a torture non troppo lontane da quelle inferte agli animali dalla

venerdì 18 gennaio 2019

A proposito di maltrattamenti nella scuola dell'infanzia a Cassino: le inadeguatezze del sistema scolastico italiano


L’Inchiesta

Martedì 15/1/2019

Il fattaccio di via Zamosh e le inadeguatezze del sistema scolastico italiano.

Si pensa sempre che “crimini e misfatti” accadano altrove e che il paese in cui viviamo ne sia indenne, ne sia graziato. Chissà perché! Eppure questo paese non è diverso dalle tante piccole cittadine di provincia, sonnolente e apatiche, un paese che non brilla per sensibilità e cultura autentica (molti ne parlano e se ne ammantano ignorando quanto sia impegnativo usare la parola cultura!) Che paese è quello in cui non esiste un solo cinema? Che paese è quello in cui i giovani non trovano di meglio da fare che affollare, fino a tarda sera, i numerosissimi bar, con tutto quello che significa in termini di sicurezza e salute. Che paese è quello in cui i livelli di stress dei cittadini è alto per un traffico mal gestito e per le musiche ad alto volume che imperversano fino a tarda notte ed impediscono di dormire? Che paese è quello in cui  la cultura, quella “pesante”, è affidata alle iniziative di pochi intellettuali volenterosi che ci provano a dissodare e ad umanizzare il territorio, sostenuti da alcuni imprenditori illuminati?

Il fatto di via Zamosh non  mi sconvolge né mi meraviglia. Certo, mi addolora per i piccoli che hanno vissuto una esperienza negativa, i cui effetti dovranno essere valutati, ma, attenzione, non drammatizziamo. Non parliamo di “psicosi” a Cassino, per favore! Non ne facciamo un caso che potrebbe danneggiare ulteriormente i minori. Non è stato bello e buono prelevare una docente proprio dinanzi alla scuola! Come ha agito questa procedura sulle menti dei bambini presenti? Non diamo la stura alla reattività e conserviamo la ragionevolezza.

venerdì 14 luglio 2017

"Empatia: mito e realtà di un 'emozione chiave" di Sarah Songhorian: relazione al III Convegno di Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze a Cassino.


Sarah Songhorian (Università Vita e Salute- San Raffaele di Milano).”Empatia: mito e realtà di un’emozione chiave”. Come si valuta l’empatia? E’ consapevole o inconsapevole? E’ necessaria per attivare il comportamento morale? E, allora, chi ne è privo, come si suppone nei soggetti autistici, non è capace di moralità? E non è forse vero che soggetti psicopatici sono capaci di empatia (abilità che utilizzano per fare il male). O non è forse la simpatia (così come è stata teorizzata filosoficamente e psicologicamente) che ci interessa di più da un punto di vista della morale? Queste le domande poste dalla dott.ssa Songhorian, che ha problematizzato da un punto di vista filosofico ed epistemologico ma sempre in connessione con la ricerca scientifica.

venerdì 31 marzo 2017

III convegno di Neuroetica e filosofia delle neuroscienze a Cassino: emozioni, psicologia animale, empatia, scelte economiche, multitasking

III Convegno  Cassinate di  Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze il 1 aprile a Cassino: “Emozioni e ragione”.
Anche quest’anno la Sine (Società italiana di  Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze ) sarà a Cassino con rappresentanti significativi di questo settore: Alberto Oliverio (Univ.La Sapienza, Roma): “Come nascono le emozioni e come evolvono nel corso della nostra vita”, Marco Celentano(Univ.Cassino): “Menti e culture animali. Un mondo da conoscere e da difendere”,  (Univ.Cattolica, Milano); Rossella Guerini (Univ.Roma3): “L’attenzione e il multitasking: che cosa riusciamo a fare simultaneamente?”;Nicola Canessa (IUSS-Pavia) “Che cosa ci guida nelle nostre scelte economiche?” ; Sarah Songhorian (Università Vita-Salute San Raffaele, Milano): “L’emptia. Mito e realtà di un’emozione chiave”. IL convegno, patrocinato dall’Ordine Nazionale degli Psicologi e dall’Ordine Regionale degli Psicologi del Lazio è organizzato  dalla dott.ssa Pacitto (Centro di Psicologia Umanistica e Analisi Fenomenologico-Esistenziale), membro  della Sine , in collaborazione  con gli sponsor : Banca Popolare del cassinate (Presidente dott. Donato Formisano,Vicepresidente prof. Vincenzo Formisano),azienda FERONE Srl (Gianni Ferone).
                                                                          In anteprima
Lo sviluppo delle neuroscienze cognitive, grazie all’uso di nuovi strumenti d’indagine non invasivi del nostro cervello, ha permesso di conoscere molti meccanismi che sono alla base della nostra mente e dei nostri comportamenti quotidiani. Sono nate perciò una serie di branche  neuroscientifiche : la neuroetica,  la neuroestetica, la neuroeconomy, la neuropolitica, ecc… . La Neuroetica è nata

giovedì 2 giugno 2016

Congresso di Neuroetica a Padova (18-20 maggio). Giacomo Rizzolatti: "From mirror neurons to brain mirror"







 

Comè noto Giacomo Rizzolatti è uno scienziato dell’Università di Parma che con il suo team ha fatto la scoperta, forse , più significativa della fine del secolo scorso nell'ambito delle Neuroscienze, la scoperta più nota anche nel mondo extrascientifico.
(Segue una breve sintesi della relazione che Rizzolatti ha tenuto al congresso di Neuroetica)
I neuroni specchio sono stati scoperti circa 20 anni fa nella scimmia. La concomitante  invenzione della fMRI (risonanza magnetica funzionale )  permise di vedere come i medesimi neuroni siano presenti anche nel soggetto umano. L’osservazione di azioni altrui attiva nell’osservatore le medesime aeree motorie come se fosse lui stesso a compiere l’azione. Nei neuroni specchio v'è, dunque, un meccanismo che trasforma l'informazione sensoriale in un formato  motorio. Il “meccanismo specchio” è presente oltre che nelle aeree motorie, anche nelle aeree responsabili delle emozioni.  Se vedo un uomo piangere si attivano gli stessi neuroni di quando sono io a piangere: i neuroni specchio sono il meccanismo fisiologico dell'empatia. Questo elemento della scoperta di Rizzolatti e del suo team  ne ha determinato la larga diffusione anche tra i non addetti ai lavori. Esistono anche catene neurali specchio che si attivano per decodificare l'intenzione dell'azione motoria: se si tratta, ad esempio, di prendere il bicchiere per bere o per spostarlo.

lunedì 25 gennaio 2016

Gruppo d'Incontro: conoscersi, accettarsi ed aprirsi al mondo


                   
   



     
                   Sabato 30  Gennaio  Ore 15-19
 
                Conoscersi, accettarsi ed aprirsi al mondo
                        GRUPPO d’INCONTRO
                                 Workshop
Il Gruppo d’Incontro aiuta a
-conoscere se stessi
-sviluppare parti di sé rimaste inespresse
-scoprire il modo in cui ci relazioniamo con gli altri e a sviluppare la nostra capacità di creare rapporti interpersonali
-sperimentare nuove modalità di comportamento
-sciogliere nodi e situazioni problematiche della nostra esistenza
 
Il Gruppo d’Incontro è utile per chiunque voglia fare cambiamenti nella propria vita e per quanti sono professionalmente impegnati in ambito sanitario ed educativo.
(Il percorso proposto deriva dagli approcci psicoterapeutici sviluppati all’interno della psicologia umanistica-esistenziale e dai risultati della ricerca nell’ambito delle neuroscienze e della psicologia cognitiva)

AI PARTECIPANTI VERRA’ RILASCIATO UN ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE

*M.Felice Pacitto, psicologae psicoterapeuta, è stata allieva e collaboratrice di Rollo May e Ronald Laing. E’ stata tra i primi a sviluppare, in Italia, il metodo dei Gruppi d’Incontro, di cui ha dato una formulazione teorica e metodologica nel testo “Dal Sentire all’Essere”, Ed. Magi
Per informazioni e per la prenotazione (obbligatoria) telefonare al “Centro di Psicologia Umanistica” via Molise,4-Cassino tel/fax:0776/25993(ore 16-19, mercoledì); cell3382481768; www:humanistic-psyc.it; mariafelicepacitto/blogspot;scuola di counsellingpsicologico.blogspot.com.

venerdì 13 marzo 2015

EDith Stein una delle prime filosofe del'900. Sviluppò il primo studio esaustivo e d approfondito sul tema dell'empatia


Edith Stein,  ebrea come Simone Weill e Hanna Arendt. Tre donne filosofe che hanno segnato il percorso speculativo del secolo scorso. Tre donne il cui discorso si dispiega sullo sfondo drammatico del nazismo.Voci che hanno saputo interpretare il desiderio della donna a poter essere piuttosto che ad avere, contro il conformismo massificante della contemporaneità. Un poter essere che si esprime nella Arendt attraverso la teorizzazione di una filosofia inserita pienamente nella vita e nel sociale, nella Weill nella ricerca di una mistica estetica , nella Stein  nella comprensione dell’uomo. La loro opera è inscindibile dalla loro vita. Tre donne filosofe ed ebree il che vorrà pur dire qualcosa.

lunedì 2 marzo 2015

Festa della donna: presentazione della figura di Edith Stein, una grande filosofa il cui contributo è stato essenziale per la costruzione della soggettività femminile. Proiezione del film "La settima stanza"

                    In ricordo del settantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz
                                                             e
                           in occasione della ricorrenza della festa della donna


            il "Centro di Psicologia Umanistica ed Analisi Fenomenologico-Esistenziale"


                                                            presenta




                                      E D I T H       S T E I N
                            (filosofa, ebrea convertita al cattolicesimo, fatta santa)
 una donna che ha vissuto "nel pieno diritto di autodeterminazione come proprietà inalienabile dell'anima, mistero della libertà personale, davanti alla quale Dio stesso si arresta"


                                      P R O I E Z I O N E   D E L     F I L M 




                                             "La settima stanza"
                                  
                                                    Venerdì   6 marzo ore 16
                                              Banca Popolare del Cassinate


Questo evento vuole essere non solo il tributo riconoscente al lavoro, essenziale ai fini della costruzione della soggettività femminile, di una grande filosofa ma anche il ricordo doveroso e commosso  di tutte le vittime di Auschwitz

domenica 15 febbraio 2015

Le neuroscienze applicate all'educazione la neuropedagogia

                           "l'uomo è la sola creatura che deve essere educata
                         e può diventare uomo solo attraverso l'educazione"
                                           Immanuel Kant


L'educazione è sempre stata impostata secondo l'idea, e qui in perfetto accordo, se vogliamo, con la filosofia morale kantiana, che si dovesse dare la preminenza alla ragione che aveva il compito di dominare gli impulsi e le emozioni.  Insomma tutto si giocava, semplicisticamente, all'interno del conflitto tra componenti nobili e componenti basse della personalità.Oggi le neuroscienze ci dicono che le cose sono un po' più complesse. Intanto noi, i nostri comportamenti, siamo il risultato dei nostri apprendimenti e , dunque, il cervello va addestrato sin da piccolissimi se vogliamo avere cittadini adulti responsabili e adatti alla vita sociale e di relazione.
Ma le neuroscienze ci dicono molto altro di cui si dovrebbe tener conto per una buona adeguata pedagogia. Ad esempio, ci dicono, che la fase maggiore sviluppo dei processi di neurogenesi si verifica entro i tre anni di età. E' dunque in questo periodo che è già possibile sviluppare o prendersi cura, di attitudini che possono essere considerate gli antecedenti necessari di quelle abilità e disposizzioni  ( empatia, mentalizzazione, emozioni cognitive,  ecc... )senza le quali l'essere umano non può definirsi come tale. Si pensi al fenomeno dell'attenzione congiunta che si verifica intorno ai nove mesi d'età, prima forma di condivisione senza la quale non potrebbe esservi, successivamente, vita sociale e di relazione. Come pure le neuroscienze ci avvisano che nelle scelte morali sono coinvolti una complessità di circuiti responsabili anche di altre funzioni quali la creatività, la memoria e, soprattutto, i processi emotivi connessi, come voleva già William James, alla nostra corporeità.
Si può ancora pensare che l'educazione sia solo questione di educare alla razionalità, che pure non va trascurata?

martedì 27 gennaio 2015

La disaffezione per il giorno della memoria. La fioritura di donne intellettuali ebree...







 Sconvolgenti le notizie che arrivano da un sondaggio della fondazione Bartelsmann secondo la quale il 58% dei tedeschi affermano che il ricordo della Schoah non serve più. Un paese, la Germania, che non ha mai fatto fino in fondo i conti con il suo passato. Il dato sconcertante si sposa con quello di un sondaggio italiano pubblicato dal periodico italiano  Pagine Ebraiche secondo il quale gli italiani si sentirebbero meno coinvolti nella celebrazione della giornata della memoria che ricorre appunto oggi 27 gennaio. Cresce il numero di quanti ritengono sia una inutile retorica.. Come pure il documento mette in rilievo l'esistenza di un serpeggiante e cospicuo antisemitismo in Italia. Ma la palma del primo posto in fatto di antisemitismo andrebbe alla Francia, con i suoi mille episodi antisemiti registrati nel 2014.
Noi, per quel che ci riguarda continueremo a presentare e a parlare di figure di donne ebree di alto spessore. Dopo Sabine Spielrein ed Hannah Arendt ci occuperemo di Edith Stein.
Il primo '900 vede una fioritura di donne intellettuali ebree significative per la storia del pensiero femminile e delle questioni femminili




Prossimamente in occasione della festa della donna








                                                                Proiezione del film:

                                                          La settima stanza
                                               6 marzo ore 16
                      Sala San Benedetto -Banca Popolare del Cassinate
                                               Cassino

per info: cell.3382481768; mariafelice@humanistic-psyc.it; Centro Psicologia Umanistica: 0776/25993

sabato 28 settembre 2013

Etiche del sentimento e neuroscienze: la sensibilità è una sottodimensione dell'Etica




Oggi,soprattutto grazie alle neuroscienze, vengono rivalutate le etiche del sentimento. Com’è noto i primi a parlarne furono  Hutcheson e Schaftesbury: esiste un senso  morale innato che spinge all’amore per gli altri e al bene comune. Esiste per Adam Smith e David Hume una simpatia innata che ci aiuta a provare dolore per le sofferenze degli altri e a gioire per l'altrui felicità: la simpatia è la base della moralità. Con loro, si può dire,  iniziano gli studi sul fenomeno dell’ empatia.  I due filosofi avevano capito che i nostri cervelli funzionano allo stesso modo. Ovviamente oggi ne abbiamo la dimostrazione. Darwin   dirà un secolo dopo che l'evoluzione  ha selezionato questo sentimento morale, la simpatia, per facilitare la convivenza e permettere in questo modo la sopravvivenza degli esseri umani. Dobbiamo al nostro Giacomo Rizzolatti  e alla sua équipe la scoperta delle basi neuronali (neuroni specchio) dell’empatia. I neuroni specchio spiegano i meccanismi empatici in base ai quali entriamo in risonanza con le emozioni altrui e comprendiamo anche le loro intenzioni. Questi meccanismi sono alla base della convivenza umana e senza di essi gli individui non potrebbero coregolarsi.  Essi scattano in automatico, in maniera preriflessiva (simulazione incarnata- Gallese).

E sempre le neuroscienze dimostrano il ruolo delle emozioni nel comportamento morale ( l’ipotesi del marcatore somatico di Damasio).

 Definisco empatia ed emozioni come sensibilità e  ritengo questa una sottodimensione dell’etica. Il bambino comincia a capire quello che è buono e quello che è cattivo dalle sensazioni  di piacevole e spiacevole, (questo non è ancora l’etica, ovviamente, come non sono l’etica i comportamenti pro sociali degli animali), i processi di sintonizzazione affettiva rispettano un  timing, i primi processi effettivi madre del bimbo sono già normati ed è su questa base che, successivamente, è possibile costruire i processi normativi grazie anche alla comparsa del linguaggio. Il bambino rispecchia le emozioni del care giver  grazie a meccanismi di imitazione che sono innati e questo già durante i primi giorni di vita; prima dei due anni è capace  di reazioni empatiche, grazie ai neuroni specchio,  e di comprendere le sue intenzioni .

Il precursore dell’etica è, dunque, quella intersoggettività corporea (Merleau-Ponty), quella coappartenenza originaria che si stabilisce attraverso la relazione madre-bimbo e che ci vincola già moralmente agli altri. E’ un’esperienza (universale) che tutti abbiamo fatto, prima forma di relazionalità e di comunicazione, che è già implicitamente normativa.: “E’ dunque, primariamente, la sensibilità piuttosto che la ragione che ci porta a scoprire il richiamo morale dell’altro"( in Buoni si nasce, soggetti etici si diventa)