Neuroscienze, neuroetica, filosofia della mente, psicoterapia

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mercoledì 1 ottobre 2025

FESTIVAL della NEUROETICA e del CERVELLO SOCIALE IV Edizione Cassino "Il nostro futuro con l’IA: cosa possiamo sperare? Cosa dobbiamo temere?E’ solo questione di etica", lectio magistralis di Sebastiano Maffettone

  Giovedi 9 ore 16 e30

Aula Magna dell'Università degli Studi
via Folcara
Lectio Magistralis:
Il nostro futuro con l’IA: cosa possiamo sperare? Cosa dobbiamo temere?E’ solo questione di etica
Relatore: Sebastiano Maffettone

(Università Luiss, Roma)
Un’opportunità unica per capire quali sono le possibilità offerte dall’intelligenza artificiale, quali vantaggi può comportare quali dilemmi etici nasconde

domenica 9 gennaio 2022

Siamo alla fine del secondo anno di pandemia. Siamo esausti, ma nonostante tutto diciamo... "Domani"


 (Articolo già pubblicato sul quotidiano "L'Inchiesta")

Siamo alla fine del secondo anno di pandemia. E’ già un privilegio poterlo dire. Ma questa vita che  siamo riusciti a tenerci stretta grazie, forse, ai nostri geni, all’obbedienza alle regole di comportamento prescritte dai sanitari, grazie ai vaccini o, forse, al caso, non ci piace. Non piace a nessuno. Siamo stanchi. La nostra vita si è impoverita di relazioni, di presenze, di sonno, di tranquillità, di certezze. In molti casi si è impoverita anche di quelle opportunità che definiscono una società democratica e giusta: reddito, dignità, riconoscimento. C’è una fascia di umanità che la pandemia rischia di far scivolare paurosamente nella marginalità. E non stiamo parlando solo di paesi lontani da noi e da sempre al limite della sopravvivenza.

 Delle dimensioni del vivere, che il filosofo Rawls, definisce opportunità solo la Cura (che è un bene relazionale)  è rimasta stabile e al centro, sia pur lacunosa nelle pratiche: molti malati non hanno potuto curarsi perché tutta l’attenzione e le risorse sono state rivolte alla soluzione del problema pandemia; molte popolazioni, economicamente svantaggiate, non possono accedere ai vaccini. Cura è termine dal significato molto ampio che va oltre quello del prendersi cura della salute della persona: vuole un passaggio primario e necessario, cioè il riconoscimento dell’altro come persona, nella sua dignità; vuole un’attenzione amorevole. Non è a caso che viene considerato un bene relazionale, in quanto è imprescindibile da una condizione di relazionalità che ci rende pienamente umani.

Mai come in questi due anni termini quali empatia, cooperazione, cura, altruismo, fragilità, vulnerabilità, sono diventati di uso comune e quotidiano. Parole che vanno insieme, strettamente legate, perché è proprio dalla percezione della comune fragilità e vulnerabilità, condizioni costitutive dell’esistenza,  che si attivano  le pratiche di socializzazione tra cui è centrale la CURA. E’ attraverso la percezione della sofferenza altrui che si attiva l’immedesimazione con chi la prova e nasce l’intenzione di alleviarla, così insegna il filosofo A. Smith. E per Heidegger la Cura è il gesto più originario della condizione umana.

 Allora potremmo considerare questi due anni di pandemia come un lungo laboratorio, come un esercizio, come una sorta di educazione all’altruismo, all’empatia, alla cura dell’altro? Ne siamo usciti realmente educati? Siamo realmente cresciuti in umanità? Difficile a dirsi. Talora, situazioni di emergenza possono portare a cambiamenti comportamentali  perché utili alla sopravvivenza. Ma non è detto che rimangano stabili nel tempo. Sta di fatto che, durante questi due anni molti fatti sono accaduti, che ci fanno pensare che vizi e peccati degli uomini neanche una pandemia riesce a scalfirli: sono aumentate le violenze domestiche, rimane l’avidità di denaro (si pensi alla tragedia del Montarone); rimane la sete di potere ad ogni costo:  dinanzi ad una emergenza, in cui era doverosa la collaborazione di tutti, non sono mancati comportamenti   subdoli ed eticamente ingiustificabili da parte di alcuni politici volti solo a riposizionarsi sulla scacchiera politica e ad acquisire maggiore potere.

In questi giorni, al di sotto dell’aria gaia delle festività natalizie, si avverte una insofferenza, una animosità pronte ad esplodere, dovute alla delusione (il virus,che pensavamo di poter debellare definitivamente e rapidamente con i vaccini, continua a minacciare le nostre vite), alla informazione che continua ad essere confusiva ed incerta. Ma perché meravigliarsi? Abbiamo assistito ad esplosioni ed esternazioni di menti eccelse, affermazioni discutibili per l’impatto che hanno avuto sui cittadini e che hanno alimentato la schiera degli indecisi in merito ai vaccini. Ultimo Cacciari, maitre a penser di larga fama, il quale in un articolo del 15 dicembre, pubblicato sul La Stampa, dopo una lucida analisi della crisi della politica che perde potere decisionale delegandolo ai tecnici, delle forze economiche più forti di quelle politiche, finisce con una sorta di rabbuffo nei confronti di chi, pur avendo letto Bernjamin ed Adorno in gioventù, ha fatto della biosecurity la cosa “prima ed ultima” e “che ora sembra di non avere altra cura che di aggiungere qualche anno alla propria vita”.  E perché non dovrebbe? Questa è l’unica vita che abbiamo e ce la vogliamo tenere cara, anche se non ci piace del tutto. Perciò: viviamo pienamente il presente (il momento presente allevia da ansia e stress per il futuro) e armati di fiducia e coraggio ( due virtù imprescindibili in questo frangente) guardiamo al futuro! Le forze psichiche della fiducia e del coraggio si sposano con quelle biologiche del DNA, la forza vitale che vuole andare avanti, riprodursi, che ci spinge. E’ per questo che diciamo sempre…..Domani!


domenica 4 novembre 2018

Scuola di Alta formazione in Filosofia, Etica ed Etologia a Cassino.


DIPARTIMENTO DI LETTERE E FILOSOFIA DELL’UNIVERSITÁ DI CASSINO E DEL LAZIO MERIDIONALE
CENTRO INTERUNIVERSITARIO RES VIVA
ASSOCIAZIONE  ANTISPECISTA “SOTTO LE ALI DEL CORVO”
CENTRO STUDI FORTINI-MASI
JANE GOODALL INSTITUTE – ITALIA
ISTITUTO  ITALIANO PER GLI STUDI FILOSOFICI

 

SCUOLA DI ALTA FORMAZIONE IN FILOSOFIA, ETICA, ED ETOLOGIA
Corso 2018
La costruzione delle forme nel mondo animale


Università di Cassino e del Lazio Meridionale - Campus Folcara, 14-15 novembre 2018

Marco Celentano
Presentazione del corso
“Mi ricordo che all’università, studiando biologia, facevamo un gioco: «Dimmi una forma che non abbiano inventato i Radiolari». Trovammo solo una scarpa”.
Così Mirella Delfini, nel suo Mollusco sarà lei (2009), introduceva al primo tra i misteri con cui chi voglia cimentarsi nello studio della filogenesi e ontogenesi delle forme biologiche, o delle preferenze e avversioni per determinate forme e delle abilità nel costruirle, osservabili nel mondo animale, dovrà confrontarsi:
Il vivente iniziò a sviluppare una stupefacente varietà di morfologie, una miriade di forme che poi anche le tecniche e le arti umane hanno ereditato, incorporato, e rielaborato, centinaia di milioni di anni che comparissero occhi in grado di vederle, distinguerle, apprezzarle.
Già agli inizi del Cambriano, più di 500 milioni di anni fa, i Foraminiferi e altri protozoi introducevano, come scrive poeticamente Mirella, “un presagio di bellezza in uno spazio ancora vuoto di forme” (cit., p. 20) o, in ogni caso, plasmato da forze non viventi.
Prendeva avvio, così, insieme al differenziarsi delle forme viventi, anche un altro fenomeno che ha caratterizzato l’intera filogenesi: l’evoluzione convergente verso determinate morfologie, in specie e classi diverse, che vanno dai più semplici unicellulari ai pluricellulari dei diversi “regni”. Convergenze trasversali, dunque, anche a questi ultimi, poiché tra le morfologie vegetali e quelle animali sono riscontrabili migliaia di similitudini e molte di queste, dalla sfera alla raggiera alla bilateralità, hanno, dal punto di vista formale, predecessori negli unicellulari.

lunedì 16 settembre 2013

Reading: "Perché l'etica ci è necessaria"


                                          R E A D IN G          S U L L’ E T I C A

                             filosofia, psicologia, neuroscienze

                                  Venerdì  ore 15-16 e 30

   sei incontri pomeridiani a incominciare daVenerdì 18 ottobre

                                                          sala     διάλογος – Cassino, via Molise,4

          Aperto  anche ai ragazzi a partire dagli ultimi anni della scuola secondaria

  (Lo studio della filosofia potenzia ed arricchisce la mente come dimostrano le statistiche dell’Educational Testing service relative ai risultati ottenuti dagli studenti universitari nel Graduate Record Examination”)

PER INFO:   Centro di “ Psicologia Umanistico-transpersonale ed Analisi Fenomenologico-Esistenziale”,Via Molise,4-03043 CASSINO Tel.25993; cell.3382481768

 

mercoledì 11 settembre 2013

Etica e psicoterapia



La psicoterapia è neutrale rispetto ai valori e all’etica?  La cosiddetta neutralità dell’analista  fu un’esigenza che si pose nel periodo del primo sviluppo della psicoanalisi per tutelare l’analista ed il cliente da eventuali coinvolgimenti emotivi ed erotici (si veda a tal proposito la vicenda Sabine Spierein-Jung-Freud) che potessero mettere a rischio il trattamento terapeutico stesso.. Questo, però, portò anche ad eliminare qualsiasi coinvolgimento empatico nei confronti del paziente ed anche a prendere le distanze dai sistemi di valore e dall’etica. Oggi sappiamo invece che l’empatia non solo è necessaria  nell’ambito terapeutico ma è uno dei fattori primari che facilitano la guarigione. Il recupero dell’etica e dei valori in ambito psicoterapeutico è dovuto alla Psicologa Umanisica, la quale ha sottolineato come trovare la propria identità, individuarsi non possa prescindere dai valori i quali sono le linee guida della nostra esistenza. Per Maslow essere sani significa essere moralmente buoni.  Ma anche Erich Fromm, assumendo una posizione critica nei confronti della psicoanalisi che per costruire una psicologia scientifica la separò dalla filosofia e dai valori, ritiene che i nostri comportamenti e i nostri pensieri poggino sui  giudizi di valore. Non si possono comprendere  i disturbi emotivi e mentali se non si comprende la natura dei conflitti morali. Molte nevrosi, infatti, originano da conflitti morali irrisolti. Per cui risolvere la nevrosi significa risolvere il conflitto morale. (per approfondire vedi: Buoni si nasce, soggetti etici si diventa. La costruzione della mente etica….Ed. Pendragon)



martedì 3 settembre 2013

La "naturalizzazione" della morale



Oggi si cerca di trovare le basi biologiche della morale:è ciò che va sotto il nome di naturalzzazione della morale. Le neuroscienze attraverso le opportunità offerte dalle nuove tecniche non invasive indagano i circuiti neuronali coinvolti nel comportamento morale, l’etologia e la neurobiologia animale ci mostrano i comportamenti altruistici e pro sociali dei nostri fratelli animali. Ma le prime semplicemente, attraverso le tecniche di imaging descrivono ciò che accade nel nostro cervello allorché facciamo una scelta di carattere morale, le secondo ci mostrano come lo sviluppo e l’evoluzione della specie sia stata possibile grazie ai comportamenti di cura ed i cooperazione tra i membri appartenenti alla medesima specie e che noi esseri umani ci siamo evoluti partendo dal regno animale. Ma l’Etica è un’altra cosa… (Per saperne di più: Buoni si nasce, soggetti etici si diventa….Ed. Pendragon)


venerdì 30 agosto 2013

Prossimamente: nuove iniziative a proposito di "Psicologia e soggettività femminile"


 
Parlare solo di diritti e acquisizione di potere non basta se  non si riflette ( contro gli stereotipi che ogni epoca, anche la nostra, ha costruito in merito) su chi sia la donna oggi, quale livello di autocoscienza abbia raggiunto, chi voglia essere , quale  sia il suo desiderio. Le giovani generazioni hanno assorbito, quasi per osmosi, l’idea della pari opportunità, l’idea dei medesimi diritti di accesso alle professioni ed alle carriere ma  non basta. Le donne fanno carriera, occupano posti di potere ma continuano, spesso, ad essere subalterne in famiglia. Sono in un modo all’esterno, nella vita sociale, ed in un altro all’interno delle famiglie, in cui spesso continuano a subilre violenze e maltrattamenti. E’ uno dei  molti nodi che né il femminismo né le azioni politiche hanno sciolto. Bisogna sfatare l’idea che a subire siano solo donne  sprovvedute, insicure e senza lavoro. Il punto è che si fa ancora troppo poco nel senso di pratiche che facilitino l’autocoscienza e la crescita personale, il senso della propria autonomia, forza ed efficacia, pratiche che dovrebbero iniziare, attraverso un ‘educazione più sensibile alle questioni della buona  relazionalità tra uomini e donne, fin dalla prima infanzia, a scuola e in famiglia. Anche questo fa parte di una educazione alla eticità su cui più volte mi sono soffermata.

martedì 13 agosto 2013

Geneticamente altruisti


Le scienze psicologiche si applicano ormai da tempo allo studio del comportamento morale e di disposizioni caratteriali quali l’altruismo e la cooperazione.  Anche la neurobiologia animale e l’etologia hanno dato un notevole contributo . Esse segnalano una serie di casi in cui gli animali danno prova di comportamenti “buoni” e di manifestazioni emotive ed empatiche che nell’essere umano  possono essere considerate prerequisiti della moralità. Scimmie rhesus preferiscono rimanere affamate piuttosto che nutrirsi se il prezzo è quello di infliggere una scarica elettrica ai propri congeneri (Gallup)Sembrerebbe che nutrano anche dispiacere ed imbarazzo in seguito ad azioni sbagliate.  Questo dimostrerebbe  che la preoccupazione per gli altri fa parte del nostro corredo filogenetico e che noi ci siamo evoluti dai nostri fratelli animali come già Paul Rée aveva intuito nel lontano 1877. Ma mai  definiremmo tali comportamenti come morali o etici cosa che , invece , faremmo per analoghi comportamenti dell’essere umano. La differenza è che quest’ultimo agisce con consapevolezza , in base a fini e valori, ed è in grado di argomentare sul perché delle proprie azioni.(Per saperne di più: "Buoni si nasce, soggetti etici si diventa.La costruzione della mente etica tra neurosciezze, filosofia, psicologia", Ed. Pendragon ) 

martedì 2 luglio 2013

"...la costruzione della mente etica tra neuroscienze, filosofia,psicologia" Ed. Pendragon. L'autocoscienza è la qualità più specificamente umana...

La specie umana sarebbe del tutto inerme e destinata all’estinzione se non avesse la spinta a stringere legami con gli altri, a prendersene cura e a poter cooperare. L’autocoscienza cioè la capacità di essere coscienti di sé in quanto soggetti di pensiero, emozioni, ecc…(del tipo: In questo momento io scrivendo e sono cosciente di essere io a scrivere) è la qualità più specificamente umana, senza la quale non potrebbero esservi creatività la costruzione di sistemi scientifici e filosofici. Senza di essa non potrebbe esservi alcuna relazione umana nè agire morale. Essa ha una funzione evolutiva.Come già voleva Aristotele siamo animali sociali e ci esprimiamo,  comportiamo all’interno di una comunità buoni comportamenti suscitano altri buoni comportamenti.


Maria Felice Pacitto

domenica 30 giugno 2013

Neuroetica: svecchiamo i programmi di filosofia..


Sembrerebbe che la maggior parte dei  maturandi (il 21/%) abbia scelto, alla prova di Italiano, il tema "La ricerca scommette sul cervello". Il che significa, come da tempo vado sostenendo e come mi conferma l'interesse e l'attenzione mostrata dai ragazzi  della scuola secondaria (e non solo negli ordini di studio in cui si insegna filosofia) durante i seminari che svolgo basandomi sul testo "Buoni si nasce soggetti etici si diventa.La costruzione della mente etica tra neuroscienze, filosofia, psicologia", che è ormai tempo, in Italia, di svecchiare i programmi di Filosofia. Non si tratta ovviamente di eliminare Socrate, Kant o Marx ma di far conoscere non solo altri orientamenti filosofici, la cui conoscenza risulta significativa per la stessa ricerca scientifica, ma anche altre discipline di confine con le quali la filosofia deve confrontarsi. Esistono la filosofia analitica, la filosofia della mente o filosofia delle scienze cognitive, ci sono i filosofi fenomenologi  che si applicano allo studio della mente ed, infine, le scienze cognitive e le neuroscienze. Quanti ragazzi sentono parlare di Quine, Davidson, Searle, Dennett, Varela, Kandel, Damasio.? L'individualismo italiano si rivela anche nel modo di fare scuola: è difficile approdare ad una modalità di lavoro interdisciplinare come accade,invece, nei paesi anglosassoni. Oggi le scienze affrontano tematiche che una volta erano oggetto specifico di indagine filosofica. Ma l'interdisciplinarietà, il lavorare al confine, è reso necessario dal fatto che nessuna disciplina può da sola rendere giustizia della complessità dei temi affrontati:  il problema, appunto, del rapporto mente-corpo,  quello insolubile del libero arbitrio, il problema della coscienza, della causazione mentale, ecc..Magari far conoscere Merleau- Ponty (non credo che lo si proponga frequentemente nei programmi di filosofia della scuola secondaria), Churcheland, Quine, Davidson e Damasio, susciterebbe la curiosità dei ragazzi e rinverdirebbe la passione per la filosofia!