Neuroscienze, neuroetica, filosofia della mente, psicoterapia

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giovedì 17 dicembre 2020

Che paese è quello in cui la preoccupazione dominante è come trascorrere il Natale o il rammarico di non poter andare sulla neve.?

 Difficile trovare il punto di equilibrio tra la necessità di tutelare la libertà dei cittadini e quella di provvedere alla salute pubblica. In fondo la seconda ondata  è stato l'esito della difficoltà a trovare questo punto di equilibrio, E' un principio morale non dimenticare o rimuovere il tragico che ha costellato i mesi passati e continua ancora ad accompagnarci. Si continua a morire, troppo! E, pure, il lamento di molti è quello di non poter festeggiare il Natale come una volta, di dover rinunciare alla festa di fine d'anno e alle vacanze sulla neve! Troppa immorale dimenticanza del dolore degli altri, dei problemi reali del nostro tempo: la povertà,il razzismo, il conflitto sociale. Einstein sosteneva che le catastrofi dovrebbero essere la spinta a ripensare i grandi principi che guidano l'esistenza. E la politica non offre uno spettacolo edificante: partiti che anche in questa situazione tragica approfittano delle difficoltà del governo per riposizionarsi e acquisire elettorato. Il governo si trova in una difficile e paradossa situazione: qualsiasi cosa stabilisca per l'imminente Natale sarà messo alla gogna dall'opposizione. Se aumenta le restrizioni avrà affossato i consumi e, di conseguenza, le attività commerciali, Se permetterà una certa libertà di movimento e spostamento sarà accusato di aver facilitato la diffusione del virus.


 


lunedì 26 dicembre 2016


La cena di Natale






Immanuel Kant ne L’inizio congetturale della storia degli uomini  (1798) affermava, con spirito ottimistico, che il genere umano è in costante progresso verso il meglio. Nonostante la devozione che nutriamo per Lui,  il Filosofo non riesce a convincerci. Né ci rasserena l’idea del paleontologo Steven  Pincher, il quale ritiene che, dall’antichità ai tempi nostri, la mortalità per violenza si sarebbe ridotta da dieci a cinquanta volte grazie ad una serie di artefatti socio –culturali ce avrebbero pacificato la vita sociale (idee di giustizia, uguaglianza, ecc..).Troppo abbiamo visto e subito negli ultimi anni e l’ultimo, che si sta chiudendo, è stato dei peggiori.  Ad incominciare dalla politica: prima Brexit, poi Trump, poi il  Referendum. Il crescendo del regresso della ragione e del dominio della “pancia”, cui corrisponde, simmetricamente, la crisi e la dissoluzione della classe politica. Che cos’è, adesso, questa corsa al voto, invocata da tutti, come se fosse la soluzione di tutti i mali della politica italiana. Chi dovremmo votare?  Esistono soggetti, alternativi a quelli attuali, degni della nostra fiducia? Non corriamo il rischio, data la rabbia in circolo contro tutto e tutti (L’Europa, Renzi, le banche,i migranti, i poteri forti..) tranne che nei confronti dei rabbiosi, di votare altrettante/i  Raggi?Colpisce l’intemperanza e l’immodestia  di questa signora, assolutamente incapace,  per essersi proposta ed per aver accettato la conduzione di una città come Roma, conduzione che avrebbe fatto tremare politici di ben altro calibro.

Ma più delle figure barbine della Raggi, ci angosciano i barconi dei migranti che continuano a morire a centinaia sotto gli occhi impotenti dei governi; le atrocità della guerra in Siria, la mattanza di Aleppo,la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente, in Egitto, in Darfur, la persecuzione e gli abusi nei confronti delle donne in Afghanistan e l’Isis che continua a colpire  inesorabilmente, proprio quando gli animi vogliono rilassarsi, prendere una tregua, con i rituali natalizi, dai brutti pensieri e dallo stress procurato dal bombardamento continuo di  notizie drammatiche. Sì perché le persone vogliono, e hanno bisogno, di prendere una pausa , di dimenticare per un momento, ritrovare una qualche certezza. Le tradizioni sono prodigiose in questo senso perciò non si manca quasi mai l’ appuntamento con le feste natalizie :  un modo per rimanere legati ad un passato più gioioso e sereno in cui tutto sembrava scorrere tra minori tormenti, con più certezze e solidità. Nel Natale si ricercano momenti di pace, di pausa dalle incertezze e dalle tempeste del mondo, ripetendo i medesimi rituali ogni anno: la corsa ai regali (oggi meno impegnativi, solo sciocchezzuole), girando  per i mercatini, assaporando  quei piatti della tradizione  che ben conosciamo, quelli cucinati da mamma o da nonna, sempre gli stessi , che, assieme ai ricordi, portano, tra le mille incertezze del mondo, la sicurezza che qualcosa di stabile, cui potersi ancorare, rimane nel tempo.

lunedì 15 dicembre 2014

Felicità, speranza: da una citazione di Isaac B. Singer

       
                            "Se non sei felice comportati come se lo fossi.
La felicità verrà in seguito(...)
                     Se sei in preda alla disperazione comportati come se credessi. La fede verrà dopo" (Isaac B. Singer)




                                BUON    NATALE!

domenica 22 dicembre 2013

Natale: la più ipocrita delle feste




Siamo tutti dentro l’ultima settimana dell’anno, quella più stressante dell’anno, quella che ci impegna fino all’ultimo rush finale dell’antivigilia e vigilia di natale: quella che il 7 gennaio ci farà dare un sospiro di sollievo e dire ”Finalmente le feste sono passate!”. Estenuanti code nei supermarket per fare incetta di panettoni e spumanti, corse frenetiche da un negozio all’altro alla ricerca del regalo che manca nella lista compilata   per  ricordare i regali fatti negli anni passati perché a nessuno piacciono i doppioni: significano mancanza di attenzione  e, dunque, di affetto genuino. Regali, spesso fatti con insofferenza, più per dovere che per piacere, a persone di cui ti importa ben poco ma cui vanno fatti per antica consuetudine. Quelli che faticano di più sono gli ossessivi, gli eterni indecisi e i perfezionisti,  quelli, appunto, che pretendono che il regalo sia originale,  che il destinatario non lo abbia mai ricevuto, che  sia di proprio e altrui gradimento.  Ma ormai l’affinamento dell’arte del riciclo dovrebbe rassicurare i perfezionisti!  I più saggi hanno deciso già da tempo di eliminarli, ma sbuca sempre qualche amico nuovo che riprende l’antica usanza e allora siete in trappola: dovete ricambiare! Insomma i regali  sono la fonte del maggior stress e malanimo che l’operazione Natale comporta. Non è a caso che è stata coniata per indicare il fenomeno la formula “ sindrome da stress da regalo di Natale”.  Il tutto (stress, ansia, stanchezza, malanimo) per quella, il Natale, che rischia di essere la festa più ipocrita dell’anno, la festa che consacra il più grande rituale dell’apparenza, in cui tutti sembrano felici, anzi si sentono in obbligo di sentirsi felici, in cui tutti sembrano abbassare il livello della conflittualità e si scambiano baci e abbracci  perché è Natale e, come nelle favole, bisogna essere  buoni e felici!