Neuroscienze, neuroetica, filosofia della mente, psicoterapia

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lunedì 12 dicembre 2022

GRUPPO d'INCONTRO: "conoscersi, accettarsi, amarsi". Il Gruppo d'Incontro, uno dei primi metodi terapeutici bottom-up: sabato 17 dicembre

 


 

Centro di “ Psicologia Umanistico-Transpersonale ed         Analisi Fenomenologico-Esistenziale”

               PSICOTERAPIA, STUDIO, RICERCA 

     Psicologia positiva, del benessere e della salute

               GRUPPO d’INCONTRO

                                                     Workshop

                             “Conoscersi, accettarsi, amarsi”

                                     Sabato 17-Dicembre

                                      


                                         Ore 15-18 e 30

Il Gruppo d’Incontro aiuta a

-conoscere se stessi

-sviluppare parti di sé rimaste inespresse

-scoprire il modo in cui ci relazioniamo con gli altri e a sviluppare la nostra capacità di creare rapporti interpersonali

-sperimentare nuove modalità di comportamento

-sciogliere nodi e situazioni problematiche della nostra esistenza

Il Gruppo d’Incontro è utile per chiunque voglia fare cambiamenti nella propria vita e per quanti sono professionalmente impegnati in ambito sanitario ed educativo.

AI PARTECIPANTI VERRA’ RILASCIATO UN ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE

*M.Felice Pacitto, psicologae psicoterapeuta, è stata allieva e collaboratrice di Rollo May e Ronald Laing. E’ stata tra i primi a sviluppare, in Italia, il metodo dei Gruppi d’Incontro, di cui ha dato una formulazione teorica e metodologica nel testo “Dal Sentire all’Essere”, Ed. Magi

Per informazioni e per la prenotazione (obbligatoria) telefonare al “Centro di Psicologia Umanistica” via Molise,4-Cassino tel/fax:0776/25993(ore 16-19, mercoledì); cell3382481768; www:humanistic-psyc.it; ma

domenica 19 settembre 2021

Almeno una cosa è certa: la scuola si farà in presenza

 

(Articolo già pubblicato sul quotidiano L'Inchiesta)

Tra la molte  incertezze delle ultime settimane, la scuola decolla. Certo rimangono ancora dubbi in merito alla soluzione del problema trasporti, alle vaccinazioni dei minori al di sotto dei dodici anni e alla presenza dei docenti che all’inizio dell’anno mancano sempre: Ma una cosa è certa: la scuola si farà in presenza. Troppi i costi patiti dalla popolazione studentesca  negli ultimi due anni. Che la dad avrebbe funzionato male era evidente fin dall’inizio della pandemia. La scuola non era pronta  né era dotata di flessibilità per apportare modifiche alla didattica in un nuovo paradigma esistenziale. Molti allievi e docenti hanno avuto difficoltà ad utilizzare la strumentazione tecnica  e le stesse famiglie, che spesso hanno dovuto affiancare i figli. La confusione che ha caratterizzato la prima fase della pandemia, la difficoltà ad adattarsi ad una nuova tipologia di insegnamento e poi, successivamente, l’alternarsi di scuola in dad ed in presenza hanno determinato una significativa perdita di tempo e dunque un minor tempo da dedicare agli studi da parte dei ragazzi. E anche  stanchezza e stress, ingenerati  dal clima depressivo causato dalla pandemia, hanno fatto la loro parte. Molto tempo si è perso, soprattutto la scorsa estate,  a discutere di didattica. Ma quale didattica? Si è parlato piuttosto di logistica, di banchi con le ruote, di distanziamento, di aule. Questo non ha nulla a che v edere con la didattica che si occupa, invece, dei metodi e dei contenuti di insegnamento. E’ mai possibile che a nessuno sia venuta in mente almeno un’”ideuccia” nuova su come gestire e rendere comunque produttiva un’attività didattica frammentaria e a singhiozzo con pause, lavoro in dad e poi in presenza. Stiamo parlando ovviamente della scuola econdaria la più penalizzata. A nessuno è venuto in mente che in una situazione in cui il tempo da dedicare allo studio era ridotto, in cui molta era la confusione, sarebbe stato opportuno fare tagli drastici ai programmi consueti e lavorare per aree tematiche comuni a più discipline? Nessuno ha pensato che in questa situazione così complessa e difficile,  si sarebbe dovuto potenziare l’aspetto metodologico, dando agli allievi strumenti di studio tali da poter studiare anche da soli? L’unica preoccupazione poi, una volta rientrati in presenza, cercare di finire i programmi  e valutare gli allievi i quelli hanno dovuto sostenere un alto numero di valutazioni in un tempo molto ridotto

 Ho spesso  denunciato su questo giornale la preoccupante condizione della scuola italiana,  ma in questi due ultimi anni la situazione è precipitata soprattutto alle superiori. Hanno resistito solo le elementari. Sembrerebbe che la metà dei ragazzi che hanno sostenuto la maturità abbiano saputo rispondere  solo a domande che dovrebbero essere tipiche dei programmi di terza media. I risultati peggiori si sono avuti nelle scuole che sono rimaste chiuse più a lungo.  A pagare il prezzo più alto, in termini di povertà educativa e culturale, sono i ragazzi che provengono dalle famiglie più povere, quelli che con la scuola in presenza riuscivano a cavarsela anche senza aiuto di mamma e papà.

 Dunque la scuola in presenza è una necessità imprescindibile. L’insegnamento è “stile incarnato”: ciò che viene  impartito, sia esso un contenuto, un metodo di lavoro, non è mai neutro. Acquista significatività, senso, suscita passione, coinvolgimento grazie alla presenza dell’insegnante il quale trasmette agli allievi il valore e il senso che per lui hanno le cose che insegna. La dad fallisce perché si impara in una prospettiva relazionale. Ma la dad ha semplicemente aggravato le pecche e le difficoltà della scuola italiana.

La scuola, la società, le famiglie stesse, non sono più in grado di educare. Educare significa appunto “condurre  fuori”. Appunto essere condotti fuori dall’ignoranza, dalla noia, dal non senso, dal vivacchiare aggrappati a telefonini e social. Abbiamo creato nei nostri ragazzi uno spaventoso vuoto interno. Anche la scuola su questo fronte registra il suo fallimento. Non riesce ad appassionare, a dare contenuti formativi  né un orizzonte di senso sia per l’oggi che per il domani. Né è  capace di strutturare personalità responsabili, educare ad una coscienza morale, sviluppare l’immaginario e suscitare passione per un qualcosa, il che significa  saper sviluppare un progetto per il futuro.  Sempre volta a  rincorrere lo sviluppo delle cosiddette “competenze” la scuola ha dimenticato  ciò che è fondamentale. Come avere in casa un bellissimo vaso ma senza fiori.

 Se si parla con allievi magari segnalati tra i più bravi della scuola, si rimane perplessi. Alla domanda “Che facoltà sceglierai all’Università?” La risposta è sempre la stessa:”Una facoltà scientifica che mi assicuri di trovare un lavoro che mi faccia guadagnare bene”. La facoltà più gettonata è ingegneria, ritenuta la più duttile a posizionarsi, e bene, nel mondo del lavoro. In clima di covid-19 ci saremmo aspettati un guizzo di idealismo, di prosocialità,  magari appunto un marcato interesse per la biologia e la ricerca. Ovviamente del tutto dimenticate le facoltà umanistiche. Niente sogni, niente passioni, niente aspirazioni. Colpisce questo radicale realismo che porta inevitabilmente a perdere intelligenze e risorse, che potrebbero essere produttive in altri ambiti di tipo anche speculativo. Ma c’è da meravigliarsi con una scuola che ha distrutto quasi tutto di ciò che la rendeva  eccellente, che rincorre solo le competenze,  gli human skills e  l’educazione digitale?



mercoledì 6 febbraio 2019



 


Centro di “ Psicologia Umanistico-Transpersonale ed         Anualisi Fenomenologico-Esistenziale”


  PSICOTERAPIA, STUDIO, RICERCA 

                                              Programma 2018-2019              

            Psicologia positiva, del benessere e della salute

 

                                 GRUPPO d’INCONTRO
                                                       Workshop
 ”Consapevolezza ed equilibrio ci aiutano ad individuare intenzionalità e progetto di vita”
                                         Sabato 16 febbraio
                                           
                                                 Ore 15-19
 
Il Gruppo d’Incontro aiuta a
-conoscere se stessi
-sviluppare parti di sé rimaste inespresse
-scoprire il modo in cui ci relazioniamo con gli altri e a sviluppare la nostra capacità di creare rapporti interpersonali
-sperimentare nuove modalità di comportamento
-sciogliere nodi e situazioni problematiche della nostra esistenza
Il Gruppo d’Incontro è utile per chiunque voglia fare cambiamenti nella propria vita e per quanti sono professionalmente impegnati in ambito sanitario ed educativo.

AI PARTECIPANTI VERRA’ RILASCIATO UN ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE

*M.Felice Pacitto, psicologae psicoterapeuta, è stata allieva e collaboratrice di Rollo May e Ronald Laing. E’ stata tra i primi a sviluppare, in Italia, il metodo dei Gruppi d’Incontro, di cui ha dato una formulazione teorica e metodologica nel testo “Dal Sentire all’Essere”, Magi Editore.
Per informazioni e per la prenotazione (obbligatoria) telefonare al “Centro di Psicologia Umanistica” via Molise,4-Cassino tel/fax:0776/25993(ore 16-19, mercoledì); cell3382481768; www:humanistic-psyc.it; mariafelicepacitto/blogspot;scuola di counsellingpsicologico.blogspot.com.
 

venerdì 18 gennaio 2019

A proposito di maltrattamenti nella scuola dell'infanzia a Cassino: le inadeguatezze del sistema scolastico italiano


L’Inchiesta

Martedì 15/1/2019

Il fattaccio di via Zamosh e le inadeguatezze del sistema scolastico italiano.

Si pensa sempre che “crimini e misfatti” accadano altrove e che il paese in cui viviamo ne sia indenne, ne sia graziato. Chissà perché! Eppure questo paese non è diverso dalle tante piccole cittadine di provincia, sonnolente e apatiche, un paese che non brilla per sensibilità e cultura autentica (molti ne parlano e se ne ammantano ignorando quanto sia impegnativo usare la parola cultura!) Che paese è quello in cui non esiste un solo cinema? Che paese è quello in cui i giovani non trovano di meglio da fare che affollare, fino a tarda sera, i numerosissimi bar, con tutto quello che significa in termini di sicurezza e salute. Che paese è quello in cui i livelli di stress dei cittadini è alto per un traffico mal gestito e per le musiche ad alto volume che imperversano fino a tarda notte ed impediscono di dormire? Che paese è quello in cui  la cultura, quella “pesante”, è affidata alle iniziative di pochi intellettuali volenterosi che ci provano a dissodare e ad umanizzare il territorio, sostenuti da alcuni imprenditori illuminati?

Il fatto di via Zamosh non  mi sconvolge né mi meraviglia. Certo, mi addolora per i piccoli che hanno vissuto una esperienza negativa, i cui effetti dovranno essere valutati, ma, attenzione, non drammatizziamo. Non parliamo di “psicosi” a Cassino, per favore! Non ne facciamo un caso che potrebbe danneggiare ulteriormente i minori. Non è stato bello e buono prelevare una docente proprio dinanzi alla scuola! Come ha agito questa procedura sulle menti dei bambini presenti? Non diamo la stura alla reattività e conserviamo la ragionevolezza.

venerdì 9 novembre 2018

Corso di Minsfulness per docenti presso il Liceo SCientifico di Cassino sulla piattaforma del MIUR


                                      MINDFULNESS-Teachers
                                 Corso di mindfulness per i docenti

Parte pratica- esperienziale: 8 incontri della durata di due ore e trenta:
 varie pratiche di mindfulness guidate,  esercizi di consapevolezza sia da fermi (seduti sulla sedia o a terra) che in movimento; esercizi di consapevolezza corporea, esercizi sulla relazionalità e sulla comuncazione.
Parte teorica:
Contenuti: cenni storici, illustrazione dei meccanismi d'azione della mindfulness, neuroscienze e neuropsicologia, stress, emozioni ed intelligenza emotiva, la regolazione emotiva, empatia, resilienza.
Obiettivi specifici
·         Sviluppare capacità di consapevolezza dei propri stati emotivi.
·         Gestire emozioni difficili, passando dalla reattività alla risposta,
·         Riconoscere i sintomi di esaurimento e di fatica eccessiva rispetto al proprio ruolo.
·         Aumentare il senso di autoefficacia
·         Migliorare le relazioni con gli alunni, i colleghi, i genitori e i dirigenti.
·         Evitare risposte controproducenti rispetto a comportamenti provocatori da parte degli alunni.
·         Fornire le informazioni necessarie per aiutare gli allievi ad affrontare le diverse situazioni emotive che caratterizzano il loro vissuto
·         Potenziare le capacità attentive
·         Prevenire ansia, stress, rischi di burnout
Sede di erogazione: Liceo Scientifico “Gioacchino Pellecchia” o “Centro di psicologia Umanistica e Analisi fenomenologico-esistenziale”, via Molise 4.Alla fine del corso sarà rilasciato un attestato di partecipazione.
Costo totale dell'iniziativa a carico dei partecipanti:300€(compreso di iva)  con possibilità di utilizzare la Carta del docente
Conduttrice del corso ed autrice del progetto:   dott.ssa  Maria Felice Pacitto, psicologa,psicoterapeuta, filosofa della mente, Istruttore di pratica Mindfulness,  Certificata dal Centro italiano Mindfulness,   Certificata dallo UCD, San Diego SChool of medecine , Master di II livello in Mindfulness e Neuroscienze (Università La Sapienza, Roma)       
      



martedì 15 dicembre 2015

Marina Abramovic: il corpo e la presenza. Una sintesi delle tendenze culturali, del clima emotivo della contemporaneità. L'ossessiva presenza del corpo che attraversa le varie forme della vita.


  Marina Abramovic è, abuon titolo, considerata l’icona della “performance art”, una forma espressiva  di non facile comprensione, specifica della contemporaneità. Ogni opera d’arte va compresa all’interno del contesto storico-culturale in cui si sviluppa. Non si può comprendere l’arte performativa, che vuole, per realizzarsi e completarsi, la presenza del pubblico, al di fuori dello zeitgeist culturale di fondo che alimenta sempre la psicologia quotidiana cioè il  modo comune di percepire, interpretare, sentire, i fatti, le cose e l’arte stessa. Negli ultimi decenni, a seguito delle filosofie fenomenologiche, si è sviluppata l’idea di una nostra ineliminabile relazionalità e coappartenenza, gli uni con gli altri, resa possibile primariamente dalla nostra corporeità. Nella performance art (come nella body art) il corpo è protagonista ma non nel modo tradizionale. Non v’è contemplazione del corpo ma un corpo  che vive-agisce e si autorappresenta. E non si può comprendere l’arte performativa al di fuori della generale ossessiva (e talora inquietante)  presenza del “corpo” nel mondo di oggi, corpo che, come mezzo e forma di linguaggio, attraversa le varie forme della vita: dai fenomeni psicopatologici (cutting, disturbi alimentari), alle forme di comportamenti diffusi (tatuaggi, chirurgia estetica), alla caratterizzazione del genere e alla pubblicità (uso e abuso del corpo femminile), all’arte stessa.  Sorrentino ironizzava su alcune di queste forme ne “La grande bellezza”, affresco

venerdì 14 marzo 2014

Magda di Renzo: "Il femminile e lo spirituale", il 7 marzo.Cassino, Sala degli Abati



“ In un'anima che va verso la spiritualità vi è la ricerca di un senso. Ha ragione quello che dice la mia collega Pacitto a proposito della differenza tra le sante che digiunano e le anoressiche. Nell'anoressia v’è un obiettivo inconsapevole, quello appunto di rinunciare al corpo, mentre nella prospettiva della Santa vi è un obiettivo consapevole di rinuncia perché il cammino spirituale, come ha sottolineato Jung, richiede la responsabilità di tutta la personalità. Ecco perché Santa Chiara avrebbe potuto smettere. Non è semplice per uno psicologo avvicinarsi al tema della spiritualità e della fede.Per fortuna siamo eredi di una tradizione psicoanalitica, quella junghiana, che ci apre una porta importante. Sappiamo come per la psicanalisi freudiana la sessualità e gli istinti rivestano una ruolo centrale. Essi possono essere eventualmente repressi e sublimati in  qualcos’altro. Jung, come sapete, era in disaccordo con Freud proprio su questa questione. Egli concepiva l'istinto epistemofilico, l'istinto della conoscenza, della spiritualità come pari a quello sessuale. Per lui esiste una spinta che non è necessariamente una riduzione a qualcosa al “posto di”. Questo ci fa avvicinare al fenomeno religioso con estremo rispetto, perché secondo Jung  l'istinto religioso fa parte della vita e della ricerca di senso. Jung, a torto, è stato definito come lo psicologo della seconda metà della vita, di quella fase in cui si sviluppa e si realizza pienamente l’ individuazione della persona.

martedì 11 marzo 2014

"Il femminile e lo spirituale": in occasione della festa delle donne


 


Il” Centro di Psicologia Umanistica ed analisi fenomenologico esistenziale”ha presentato il 7 marzo, in occasione della festa delle donne  “Il Femminile e lo Spirituale”, presso la Sala degli Abati, via Corte Cassino.

Sono intervenuti Carlo di Cicco, vicedirettore dell’ Osservatore Romano, Magda di Renzo, psicoanalista junghiana, Ist. Di Ortofonologia di Roma, Maria Felice Pacitto, responsabile del centro di Psicologia Umanistica.



Siamo ormai  all'ottava edizione di un evento che, ormai, regolarmente, ogni anno, accompagna la ricorrenza della festa della donna. Il tema di quest'anno non è casuale, come non è casuale la scelta della sede , la sala degli Abati  della curia vescovile: vuole essere un’occasione di incontro e di dialogo tra Chiesa e intellettualità laica del paese, nel senso di quel “Cortile dei gentili” così fortemente voluto da papa Ratzinger. Ho sempre ritenuto che l'8 marzo non fosse una data in cui si dovesse festeggiare e neanche una data in cui intonare i soliti piagnistei vittimistici sulla condizione femminile. C'è un intero anno per affrontare tematiche femminili specifiche, puntualmente, tematiche che non dovrebbero essere solo le violenze esercitate nei confronti delle donne o le scarse opportunità nel campo del lavoro o le difficoltà di accesso ad alte carriere. Mi sembra, piuttosto, che ci siano  molte altre questioni non meno rilevanti: ad esempio il sostegno alla maternità (insegnare alle madri ad interagire con i loro piccoli), il sostegno alle madri adolescenti, la prevenzione delle psicosi post- partum, il sostegno alla donna in caso di separazione, l'educazione alla relazione tra sessi da iniziarsi fin dalla scuola materna, ecc.. E potrei continuare con molte altre cose. Ma questi  sono temi  di scarso richiamo per le platee! Ho sempre ritenuto, dunque, che l'8 marzo dovesse presentare figure femminili esemplari, che testimoniassero non il tanto sospirato “potere”  delle donne  ma piuttosto le loro potenzialità, le loro capacità di produrre idee , teorie e cambiamenti, l’esercizio di una coscienza privilegiata. Un'occasione che, simbolicamente, dovesse rappresentare un'opportunità di riflessione e crescita umana e culturale. E’ per questo che l'evento di quest’anno è stato preceduto da un Reading, che si è svolto durante l'intero mese di febbraio, sul pensiero femminile: abbiamo letto della “Servetta di Tracia” e di Diotima, di Eloisa ed Abelardo, abbiamo letto  la “Psicologia del femminile” di Karen Hornay e molto altro. Un'occasione di lettura collettiva di testi, anche impegnativi, nel senso di una pratica della relazione che è un andare oltre la modalità della rappresentanza e del potere. Un’ occasione per discutere e crescere insieme, sempre nel senso dell’acquisizione di quella soggettività femminile cui parliamo ormai da anni.

Perché , quest’anno , “La spiritualità e il femminile”?Perché“Le donne di oggi hanno bisogno di una memoria spirituale per radicare la loro vita interiore” diceMarie Andrée Roy, femminista cristiana del Quebec. Senza interiorità, senza uno sguardo rivolto all’interno , non può esservi alcuna di quelle facoltà o capacità che si definiscono specificamente umane. Ma perché presentare la vicenda di una santa? Che cosa c'entrano  le sante con la storia del femminile? C’entrano. Perché le sante sono state le prime a scrivere la storia del femminile  o, meglio,della soggettività femminile.  Santa Chiara, Ildegarda di Bingen e molte altre rimaste sconosciute (anche la Chiesa ha spesso marginalizzato le “sue donne”), hanno scritto, preso  parola, in tempi  in cui per la donna esisteva solo la sottomissione e il silenzio.  Così dice Il Talmud:” la donna parla del cuore e con il cuore, l'uomo parla con la bocca.!”.

 In questi ultimi anni vi è stato un grande interesse per le tante espressioni della spiritualità femminile .  Filosofe, poetesse, mistiche, psicoanaliste : una spiritualità che non necessariamente rimanda ad un credo religioso ma che, nelle parole e nelle esperienze in cui essa si esprime, trova nell’Amore un elemento che le accomuna. Un amore che porta verso gli altri (la pratica spirituale richiede una azione delle pratiche sociali, l'incontro- confronto costante con gli altri perché l'essere umano ha una consistenza plurale) ma che è anche passione  che guida alla ricerca della conoscenza. Penso ad Edith Stein, a Simone Weil, a Maria Zambrano. Su un piano più laico anche le stesse neuroscienze oggi ci parlano di una naturale predisposizione verso gli altri, di una empatia di base, biologicamente determinata, che ci porta a comprendere gli altri.

 Teresa di Lisieux, di cui si parlerà domani, questa giovane donna proclamata santa, è molto diversa dalle grandi intellettuali citate più su. Nessuna speculazione intellettuale e teologica al centro del suo interesse; non ci trasmette verità cerebrali o astratte ma vita vissuta:semplicemente, la pratica dell’Amore. E’ questo il senso della sua integrazione umana, che la porta ad attraversare serenamente  le vicende della sua vita, anche quelle più dure e dolorose. Dalla radicalità dell’amore, mai ingenua e sentimentale, che si alimenta di una conoscenza puntuale e profonda del Vangelo, da questo deriva la sua capacità di stare pienamente nell’esperienza, il che significa saper sorridere dinanzi alle piccole meraviglie della vita,  accettarsi per quello che si è, nei propri limiti e debolezze, e trattarli con gentilezza. L sua psiche è dominata dalla “funzione sentimento”! Una figura a cui non è semplice avvicinarsi proprio per la radicalità spiazzante  del suo  modo di essere.

L'età contemporanea si presenta con il volto della società liquida, in cui scompaiono le certezze,  si seguono freneticamente obiettivi  inconsistenti ed effimeri. Il recupero della spiritualità e dell'interiorità consente di ritrovare quel “ cuore fermo” ( Maria Zambrano)che ci aiuta a ritrovare un orizzonte di senso in un epoca di disorientamento, in  cui schegge del mondo esterno dettano i nostri ritmi di vita e determinano il nostro comportamento.

 AMORE DI SE’:

-siamo stanche dell’etichetta di vittime che, spesso, noi stesse ci mettiamo addosso

-impariamo ad amarci e a rispettarci ma per farlo è necessario sviluppare consapevolezza e conoscenze

-sviluppiamo la nostra autostima, ma per farlo è necessario incominciare a fidarsi di Sé e delle proprie risorse

-prendiamoci il rischio di poter essere autonome e concediamoci libertà e cura di noi

-impariamo a rispettarci e a farci rispettare come soggetti pensanti.