Psicologa,Psicoterapeuta,filosofa, istruttrice Mindfulness: alla fonte autentica della Psicologia Umanistica*
Neuroscienze, neuroetica, filosofia della mente, psicoterapia
lunedì 7 agosto 2023
mercoledì 11 gennaio 2023
Scuolan di Alta Formazione in Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze: MIndfulness e Neuroscienze a scuola, a Cassino, presso il LIceo Classico G. Carducci
PER LA PRIMA VOLTA NELLA PROVINCIA DI FROSINONE, la MINDFULNESS
CASSINO LICEO CLASSICO G: CARDUCCI
grazie alla collaborazione della preside Prof. Licia Pietroluongo e del prof, di Filosofia Max d'Aliesio
La Mindfulness in età evolutiva
Il
termine “mindfulness”, che può essere
tradotto con l’espressione “piena consapevolezza”, fa riferimento all’abilità di dirigere l’attenzione verso la
propria esperienza nel momento in cui essa viene vissuta con un atteggiamento
aperto e curioso. Significa guardare le cose, le esperienze, le persone semplicemente
così come sono. E’ una condizione di attenzione attiva e curiosa. Significa,
fondamentalmente, essere presenti in quello che facciamo.
Si propongono, spesso, ai bambini e ai ragazzi
corsi e attività di ogni genere, ma troppo spesso si dimentica che esistono delle abilità
trasversali a tutti gli ambiti dell’esperienza che, se messe opportunamente in
risalto, potrebbero fare una grossa differenza. La Mindfulness è, appunto, un’attività
trasversale che può essere insegnata, con opportuni accorgimenti, anche a
bambini a partire dai cinque anni di età.
I
benefici che i bambini e i ragazzi possono trarre dalla
pratica della mindfulness sono simili a quelli descritti per gli adulti:
●aumento della capacità attentive. Come nella meditazione degli adulti,
anche nei bambini la Mindfulness ha l’obiettivo di aumentare la
consapevolezza di quello che accade nel momento presente e nella mente. Per diventare consapevoli è necessario
che la mente sia concentrata su un dato compito cioè diriga intenzionalmente
l’attenzione su un determinato compito o azione che si sta facendo in quel
momento. Spesso genitori ed insegnanti chiedono ai bambini di
“stare attenti”, ma difficilmente spiegano loro come farlo. La pratica della
mindfulness insegna proprio a prestare attenzione e questo, a sua volta,
influenza positivamente le capacità di apprendimento a scuola
Il saper prestare attenzione è indubbiamente
un’abilità fondamentale per l’apprendimento scolastico: se sono capace di
focalizzare l’attenzione sulla spiegazione ignorando le distrazioni sarò
sicuramente facilitato nell’apprendimento. L’attenzione è però molto di più:
riguarda ogni ambito della vita di ciascuno. Essa è un’abilità che può essere
insegnata e “allenata”. Essa migliora la capacità di memorizzazione: spesso i bambini non
ricordano le cose semplicemente perché non vi hanno prestato attenzione, ossia
poiché non hanno saputo focalizzare intenzionalmente l’attenzione su ciò che
era prioritario in quel momento
●Miglioramento delle funzioni esecutive,
che possono essere genericamente definite come abilità cognitive che permettono
di organizzare e regolare il comportamento. Esse consentono all’individuo di
adattarsi alle continue e mutevoli richieste dell’ambiente, fanno sì che abbia
la capacità di selezionare il comportamento più opportuno in vista di un
obiettivo. Le funzioni esecutive di base sono: memoria di lavoro, inibizione e flessibilità cognitiva
●Maggiore
consapevolezza dei processi di pensiero,
delle emozioni e degli impulsi ad agire. Favorisce in questo modo
l’incremento delle abilità di autocontrollo e, parallelamente, la capacità e la
disponibilità a comprendere le motivazioni del comportamento altrui, ma anche
l’acquisizione di abilità in ambito sociale e di comprensione/gestione delle
emozioni.
●Facilitazione della comprensione delle modalità di funzionamento della
propria mente e di come essa generi sofferenza e comportamenti non utili,
fornendo quindi un importante strumento per fronteggiare difficoltà emotive,
comportamentali e relazionali
●Sviluppo della capacità di notare la
ricchezza dell’esperienza: la noia scompare quando riusciamo a notare la
ricchezza di ciò che accade momento per momento. Gli esercizi di mindfulness
aiutano il bambino a scoprire la varietà di percezioni, sensazioni ed emozioni
che caratterizzano la quotidianità.
Ma la mindfulness è efficace non solo ai fini del potenziamento cognitivo
ma anche ai fini della regolazione emotiva e del potenziamento dei
comportamenti altruistici. Essa aiuta i ragazzi a diventare consapevoli ed abili gestori delle proprie emozioni:
la paura, la rabbia, la tristezza. La mindfulness riduce i comportamenti reattivi. In
un clima attuale, in cui si denuncia sempre più l’emergenza relativa al bullismo e alla violenza nelle scuole, la
mindfulness diventa estremamente rilevante ai fini della prevenzione di
condotte aggressive e devianti.
In
sintesi: i bambini e i ragazzi che
allenano con costanza l’abilità di essere pienamente consapevoli sono più in
grado di focalizzare l’attenzione e di mantenerla ignorando le distrazioni,
sono più capaci di gestire stress e, in generale, di far fronte in maniera più
funzionale alle emozioni difficili, di controllare gli impulsi; sviluppano,
infine, comportamenti altruistici ed etici.
martedì 3 gennaio 2023
SCuola di Alta Formazione in Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze (di Cassino): edizione gennaio 2023
Inizia, come ogni anno, la Scuola di Alta Formazione in Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze.
venerdì 9 settembre 2022
giovedì 8 settembre 2022
Festival della Neuroetica e del Cervello Sociale a Cassino. Filippo Arrichiello: "L'uso della Brain Computer Interface per il controllo di robot assistivi"
Le interfacce cervello-computer, o Brain Computer Interface, sono
dispositivi realizzati per consentire ad una persona di comunicare con un
computer utilizzando unicamente i segnali cerebrali. Le BCI difatti consentono
di rilevare i segnali elettroencefalografici, di analizzarli tramite opportuni
strumenti software, e di tradurli in comandi da dare ad un computer o ad un
dispositivo esterno ad esempio per "comunicare con il pensiero". Il
progresso della ricerca nell'ambito delle neuroscienze, dell'informatica e
della robotica può portare questi dispositivi ad essere utili strumenti di
ausilio per persone con disabilità motorie per agevolarli nell'esecuzione
autonoma di operazioni di vita quotidiana.
martedì 16 agosto 2022
GIORGIO VALLORTIGARA :"Dai corvi di San Benedetto a quello che oggi sappiamo della mente": FESTIVAL di NEUROETICA E DEL CERVELLO SOCIALE di Cassino, 29 settembre
Giovedì 29 settembre ore 16
Aula magna dell'Università degli Studi di Cassino
Lectio Magistralis
di
Giorgio Vallortigara
CIMeC, Centre for Mind/Brain Sciences Università
di Trento
Dai corvi di san Benedetto
a quello che oggi sappiamo della mente
In anni recenti abbiamo assistito allo sviluppo tumultuoso delle neuroscienze, grazie soprattutto alla messa a punto di sofisticate tecniche per l’analisi dell’attività cerebrale, sia a livello molare (come nel neuroimaging umano) sia soprattutto a livello cellulare e molecolare combinando modelli animali e metodologie di imaging ottico e di neurogenetica. Ciò ha consentito la spettacolare crescita di una ricchissima fenomenologia associata all’attività del cervello e ai suoi prodotti – i processi cognitivi e il comportamento - e alla possibilità di una loro modificazione sempre più fine. Purtroppo questi sviluppi non trovano corrispondenza nella nostra comprensione teoretica di come funzioni la vita mentale. In che cosa consista precisamente un ricordo, o quale sia la natura dei meccanismi che determinano le nostre esperienze al momento ci è ignoto. Non abbiamo idea di quale sia il codice che consente di codificare i fatti dell’esperienza nel cervello. Cosa possiamo sperare di sapere del cervello in futuro, e come potremmo immaginare il cervello del futuro?
Biografia breve
Giorgio Vallortigara è professore di Neuroscienze presso il
Centre for Mind-Brain Sciences dell’Università di Trento, di cui è stato anche
direttore.
È
stato anche per vari anni Adjunct Professor presso la School
of of Biological, Biomedical and Molecular Sciences dell’Università
del New England, in Australia.
È
autore di più di 300 articoli scientifici su riviste internazionali (con oltre
25.000 citazioni) e di alcuni libri a carattere divulgativo, il più recente dei
quali, uscito per i tipi di Adelphi nel 2021, è “Pensieri della mosca con la
testa storta”. Nel 2016 ha ottenuto il Premio internazionale Geoffroy Saint
Hilaire per l’etologia e una laurea honoris causa dall’Università della Ruhr,
in Germania. È Fellow della Royal Society of Biology.
Oltre
alla ricerca scientifica svolge un’intensa attività di divulgazione,
collaborando con le pagine culturali di varie testate giornalistiche e riviste,
quali il Sole 24 Ore, La Lettura, Prometeo e Le Scienze.
sabato 6 marzo 2021
Lunedì 8 marzo, nell'ambito del progetto "Soggettività e psicologia del femminile": "Gli uomini odiano le donne?" Webinar
L'aumento delle violenze domestiche in questo periodi di permanenza in casa e di forzata coabitazione porta a riflettere su questo fenomeno ancora troppo poco indagato e spiegato e, spesso, trattato e liquidato con i soliti stereotipi.
Inoltre è anche un periodo, questo, che vede fortemente attuale l'analisi della oggettualizzazione del corpo femminile, cioè la riduzione della persona ad oggetto
Ne parleremo insieme durante il webinar di lunedì 8 marzo
Per partecipare alla diretta richiedere il link al seguente indirizzo: mariafelice@humanistic psyc.it.
sabato 16 gennaio 2021
Chi ha paura dei vaccini? Il governo utilizzi le nudges per invogliare i recalcitranti
VACCINIAMOCI TUTTI! IL GOVERNO
UTILIZZI LE NUDGES PER INVOGLIARE I CITTADINI
Il nostro è un paese particolare:
se gioca la Nazionale tutti diventano mister, in occasione delle elezioni tutti
diventano politologi. Adesso, in clima di pandemia, tutti diventano
infettivologi. Allo stesso modo su qualsiasi decisione venga presa dal governo
e su qualsiasi misura protettiva venga suggerita, ognuno dice la sua. Tutta
colpa del cervello che induce a cogliere della informazione scientifica solo
quello che fa più comodo a ciascuno, solo quello che si conforma alle proprie
credenze e ai propri desideri. E’
arrivata finalmente “la cavalleria” (così la felice metafora di Guido Silvestri
scienziato italiano di pregio ma, come molti altri, cervello trapiantato all’estero)
e abbiamo i vaccini. Ma, mentre si organizza e si procede nella macchina vaccinale, si accendono polemiche e dibattiti in merito alla necessità
della loro obbligatorietà o meno, perché anche in questa occasione tragica
esiste il partito dei contrari. Una vecchia questione, retaggio, forse, di
quell’atteggiamento avverso suscitato in Occidente (lo stesso Kant prese
posizione no-vax) allorché la pratica della vaccinazione fu introdotto dalla
Cina e dal Medio Oriente, in cui erano pratiche consolidate, a metà del
diciottesimo secolo. Si trattava di inoculare la malattia da soggetti umani e
da animali, spesso portatori di gravi malattie, in soggetti sani e questo,
oltre che ripugnante e pericoloso, veniva ritenuto immorale. Bisogna aspettare
gli anni ’50 del’ 900 per avere vaccini “puliti“. Grazie al progresso
scientifico i vaccini sono da decenni sicuri e da essi è derivata l’arma più
potente di prevenzione nei confronti di molte gravi malattie. Parlando in
generale, vaccinarsi e vaccinare i propri figli è utile e doveroso non solo per
prevenire il contagio ma perché comporta
un vantaggio aggiuntivo in quanto il vaccino, oltre ad essere un fattore
protettivo nei confronti dell’agente patogeno contro cui è usato, costituisce
una sorta di allenamento per l’intero sistema immunitario e non solo per
l’immunità specifica. Vaccinarsi è una forma di cura verso se stessi e verso
gli altri. “Noi siamo le cose di cui ci prendiamo cura” afferma Martin
Heidegger. Ma le notizie non sono rassicuranti a tal proposito. Un’indagine
svolta dal World Economic Forum dice che da luglio ad ottobre l’intenzione di
vaccinarsi è scesa in 15 paesi, come se anche la paura della pandemia fosse
diminuita rispetto agli inizi, quando era sopraggiunta improvvisamente e
appariva ingestibile. In Italia un terzo della popolazione, come del resto
negli USA e in Spagna, dichiara di non volersi vaccinare. Il quadro è
preoccupante perché la vaccinazione è, giustamente, volontaria e non è detto
che tutti quelli che hanno deciso di vaccinarsi lo facciano realmente per
quell’ineliminabile scarto che c’è tra intenzione e azione. Vecchio problema posto già dallo
stesso Aristotele.
La paura dei vaccini è sia tra
chi mai si vaccinerebbe sia tra chi vorrebbe vaccinarsi : siamo una specie
avversa al rischio, caratterizzata da bias mentali che risalgono al
paleolitico. L’ inadeguata e, spesso,
confusa informazione scientifica poi fa
il resto. E’ evidente che chi ha deciso
di non
vaccinarsi sottostima anche il percolo di ammalarsi e difficilmente
cambierà opinione. Esiste però una
cospicua percentuale di convinti, quelli che si vaccinano perché si fidano
della scienza e per una sorta di obbedienza
civile volta al benessere personale e
a quello della comunità. Ma non è
sufficiente per realizzare l’immunità di gregge. Infine la categoria degli
indecisi. Come persuadere i refrattari e
gli indecisi? Su quali elementi ed argomenti dovrebbe far leva la campagna
vaccinale.? Impossibile farcela con gli ostinati convinti, anzi cercare di
convincerli rischia di farli diventare ancora più ostinati. Meglio non sprecare
energie e concentrarsi sugli indecisi e sui dubbiosi. E’ cosa nota come
quest’ultimi si allineino co quello che fanno tutti. Dunque quale strategia costruire a partire da
qui? In economia e in neuroeconomy esiste un filone di ricerca sulla “spinta
gentile” o nudge ovvero su quelle procedure che spingono a comportamenti che
difficilmente verrebbero agiti spontaneamente. Si tratta di spinte definite
gentili perché sono volte al bene del singolo e della collettività. Inventarsi
spinte gentili per la campagna vaccinale sarebbe fondamentale soprattutto per
ottenere risultati tra gli indecisi. Le spinte gentili funzionano in qualsiasi
ambito e per qualsiasi contenuto. Una ricerca, di qualche tempo fa, in ambito
vaccinale, ha dimostrato che la chiarezza e la personalizzazione del messaggio
e dell’invito a vaccinarsi, utilizzati in modo da coinvolgere il destinatario,
ha una forte efficacia: le persone si sono vaccinate perché si sono sentite
accudite e curate. Insomma a funzionare è stata quello che i neuroscienziati
definiscono il “sistema di accudimento”: un meccanismo di affiliazione e di
cura amorevole innato, il cui prototipo è la relazione madre-bimbo. Il
Covid-19, per quanto sia una malattia nuova, è soggetto ai medesimi meccanismi
psicologici, emotivi, cognitivi, che scattano per altre malattie e situazioni.
Mi ha colpito come nella task-force creata mesi addietro per l’emergenza
covid-19 non siano stati inseriti neuroscienziati e studiosi di scienze
cognitive per l’analisi del comportamento dei cittadini. Ci si augura che per
la campagna vaccinale, i nostri
governanti non si limitino alle sole prospettive dei virologi ed immunologi, ma
si aprano ad utilizzare altre prospettive conoscitive, quelle che ci vengono
fornite appunto dalle neuroscienze e dalle scienze cognitive.
sabato 11 luglio 2020
Amore e Psiche. Di che cosa parliamo quando parliamo di amore? Da Platone, alla Psicoanalisi alle Neuroscienze
Centro di “ Psicologia Umanistico-Transpersonale
ed Analisi Fenomenologico-Esistenziale”
giovedì 25 giugno 2020
Mindfulness online: come vivere in serenità in tempi difficili
martedì 28 aprile 2020
RESPIRIAMO! Questa funzione psicologica vitale ed essenziale passava, prima, inosservata
Il covid 19 mina proprio questa capacità vitale del n ostro organismo: si muore di fame d'aria. E non è una bella morte. Mai prima d'ora, forse, avevamo riflettuto sul respiro , questa funzione così naturale da passare inosservata. Siamo, oggi, privilegiati per poter respirare.
Ammaestrati dall'esperienza, ci avviciniamo con maggiore disponibilità ad esplorare e questa funzione fisiologica essenziale (nasciamo con un respiro e finiamo con un respiro) che apporta anche molti benefici psichici. La ricerca neuroscientifica ci mostra le connessioni del respiro con le nostre emozioni. La paura e l'ansia bloccano il respiro ma il respiro deprima ansia e paura. E questo grazie a meccanismi di andata e ritorno tra periferia (polmoni) e centro (sistema nervoso).
La respirazione è il fulcro della pratica meditativa (Mindfulness): l'alternanza di inspirazione ed espirazione. I benefici della pratica di meditazione sono ormai dimostrati da molta ricerca scientifica in ambito medico, psicologico e in quello delle neuroscienze: aumento il livello di attenzione e concentrazione, regolarizza la funzione cardiocircolatoria, deprime ansia e stress, evita l'invecchiamento cerebrale. Insomma un vero toccasana. C'è un piccolo particolare però: bisogna esercitarla con costanza e regolarità e questo non per tutti è facile
















