Neuroscienze, neuroetica, filosofia della mente, psicoterapia

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giovedì 18 gennaio 2024

Scuola di Alta Formazione in Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze (aperta agli allievi della scuola secondaria) di Cassino: VII edizione

                                                       

                                                                                                                                                                       
                                                                                     



                                                  
CON L’ALTO PATROCINIO della SINE                                                

 Scuola di Alta Formazione in Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze

                                   VII Edizione   Gennaio-Febbraio 2024 (online)

16 gennaio martedì ore 15 :                      

  Il problema mente-cervello-corpo: dagli esperimenti mentali del cervello in vasca agli organoidi cerebrali

   Dott.ssa  Alice Chinaia (IMT- Lucca)

23 gennaio ore 15:

 Un mare da curare: plastica, specie aliene e riscaldamento globale

Dott.ssa Jessica Vettese (biologa marina)

26 gennaio ore 16:

Proiezione del film- documento di Wemer Weik:

 Etty Hillesum, cuore pensante della baracca. L’esercizio incrollabile della compassione.  Intervengono Nadia Neri (psicoanalista junghiana, International Association for Analytical Psychology), Luigi Turinese (psicoanalista junghiano, International Association for Analytical Psychology), Maria Felice Pacitto(filosofa, psicoterapeuta. A.I.P.U.T.A.F.E) (evento in presenza)

30 gennaio martedì ore 15:                                                                                                                                                              

 Esplorazioni neurofilosofiche e neuroetiche: dalla mente ai disordini della coscienza.

Prof. Federico Zilio (Università di Padova)

6 febbario ore 15

 Dilatare l’esperienza e ridurre il tempo: l’intelligenza artificiale alla prova della responsabilità intergenerazionale

Prof: Antonio Carnevale (Università di Bari)

13 febbraio ore 15

Emozioni e sentimenti. Quanto e come sono significativi per la vita umana e per l’agire morale?

Dott.ssa Maria Felice Pacitto (filosofa, psicoterapeuta)

Scuola capofila aderente al pogetto: Liceo-Ginnasio “Giosuè Carducci” di Cassino.Dirigente: Prof.ssa Licia Pietroluongo; docente di filosofia referente: Prof. Max D’Aliesio




                                                                                         

venerdì 22 marzo 2019

Gli ABSTRACT della Scuola di Alta Formazione in Neuroetica e Fiolosofia delle Neuroscienze: Maria feliuce pacitto, Miriam Aiello, Marco Celentano, Paolo Zecchinato, Rodolfo Giorgi


VI Convegno Cassinate di Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze

                L’Io precario. Coscienza, responsabilità, controllo

 

SCUOLA DI ALTA FORMAZIONE IN NEUROETICA E FILOSOFIA DELLA NEUROSCIENZE

                                (aperta agli allievi della Scuola Secondaria)

                                                     5  aprile

 (Con il patrocinio della Società italiana di Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze)

 

                                                                           ABSTRACTS

 

La centralità della persona nell’MBP. Dal soggetto solipsistico cartesiano alla teoria della costituzione di Lynne Rudder Baker

Maria Felice Pacitto

 Centro Psicologia Umanistica ed Analisi Fenomenologico Esistenziale

La grande rottura, nella storia della filosofia, operata da Cartesio fu nell’aver posto, per primo, in termini moderni il tema dell’identità : “Che cosa sono, dunque, io?” E’ nota la risposta cartesiana da cui deriva  una grande responsabilità per il successivo sviluppo  della filosofia e sotto molteplici versi. Il cartesianesimo ha determinato la dicotomia tra due diverse polarità dell’umano, privilegiando il mondo mentale interiore, producendo il distacco dalle dimensioni della corporeità e del contesto ambientale e  portando a concepire l’autonomia del mentale. Ha, inoltre, legittimato l’introspezione come meccanismo attendibile di autoconoscenza. Contro tale impostazione, dagli anni’50 in poi, hanno reagito studiosi (Rorty, Strawson, Ryle,), in alcuni dei quali è presente l’acquisizione della filosofia fenomenologico-esistenziale (Grene), che sottolineano come il mentale è solo un aspetto dell’ umano ma che, piuttosto, questo vada cercato  nell’ambito delle valutazioni, dei comportamenti, del fare. Questo significa che il mentale va ricollegato all’ambiente e al contesto in cui la persona vive e fa esperienza.  Centrali nella nuova prospettiva sono il concetto di embodiment (Margolis), che darà luogo a sviluppi estremamente significativi, e di agency. Il tentativo di sottrarre l’Io-Soggetto all’astratta sfera mentalistica porta ad estendere ciò che si chiamava mente in una dimensione più ampia e complessa della mente stessa: “la persona”, caratterizzata da una irriducibile “sistematicità olistica” (Grene). In questo scenario ultimo, la teoria della  costituzione di Lynne Rudder Baker si pone come la teoria  più interessante, disponibile oggi, compatibile con i risultati delle neuroscienze, in grado di giustificare la persona come agente morale.

 

Il dualismo mente-corpo: interazionismi, parallelismi, monismi da riduzione e senza riduzione

 Miriam Aiello

Università Roma 3

L’esperienza ordinaria ci spinge ad autorappresentarci come entità personali dotate di una forte unità psico-fisica. Tuttavia, in questa esperienza profondamente unitaria alberga un’intuizione dualistica: è la mente a sentire il dolore di una scottatura che si è procurata la mano con un gesto maldestro ai fornelli, è la volontà di un bicchier d’acqua fresca che spinge il corpo ad alzarsi dal divano e ad andare a procurarsela, etc. Tradizionalmente si attribuisce a Cartesio la formalizzazione di questa intuizione problematica: con la distinzione tra res cogitans e res extensa, il filosofo francese mette capo all’idea che la mente e il corpo siano sostanze tra loro distinte, con proprietà di natura eterogenea e che, in virtù di tale radicale eterogeneità ontologica, non possano interagire causalmente tra loro. A partire dall’inquadramento della tesi dualista sul rapporto mente-corpo/cervello, esamineremo le opzioni teoriche elaborate dalla filosofia della mente moderna e contemporanea per rendere conto della relazione tra stati mentali e stati fisico-cerebrali:

·        interazionismi: interazionismo “classico”, interazionismo “triale”;

·        parallelismi: parallelismo psico-fisico; armonia prestabilita; occasionalismo;

·        monismi da riduzione: fisicalismi (teoria dell’identità; epifenomenismo); psicomorfismo;

·        monismi senza riduzione: monismo anomalo.

 

Morale, Neuroscienze e biologia

Paolo Zecchinato

Università degli Studi di Cassino

Che cosa possono dire le neuroscienze e la biologia sulla genesi e sulla portata della morale? Sono neutre o rappresentano una minaccia? Il relatore intende segnalare acquisizioni, mancate acquisizioni e problemi ancora aperti del programma scientifico che passa sotto il nome di “naturalizzazione della morale”, provenienti dallo studio del cervello, dall’etologia comparata e dall’evoluzionismo darwiniano.

 

La genesi storica della “coscienza morale” nella Genealogia della morale di Nietzsche

Marco Celentano

Università degli studi di Cassino

Secondo le tre grandi religioni monoteistiche, i precetti morali fondamentali provengono da una fonte trascendente, ovvero esterna all’uomo, e infallibile: stabiliti da Dio, custoditi nei libri sacri, essi sono eterni e immutabili.

Secondo la concezione del filosofo Immanuel Kant, che ha influenzato tutto il pensiero morale successivo, ogni essere umano porta scritta dentro di sé una “legge morale” che è connaturata alla razionalità umana, e perciò autonoma, non dipendente da fonti esterne. Essa impone di agire secondo principi che potremmo considerare “universali”, cioè validi in ogni circostanza, e di trattare se stessi e gli altri uomini “come fini e mai come mezzi”.

Secondo l’idealismo storicistico di Hegel, l’intera storia umana è leggibile come la graduale presa di consapevolezza e realizzazione di un fine etico inscritto nella ragione umana fin dai suoi albori.

Secondo Herbert Spencer e altri filosofi evoluzionisti e utilitaristi del tardo Ottocento, i precetti morali si tramandano per eredità biologica e culturale, perché si sono rivelati utili alla comunità.

Nietzsche, nella seconda dissertazione della Genealogia della morale (1887), intitolata “Colpa”, “cattiva coscienza” e simili, tenta di demolire tutti questi approcci tradizionali, dimostrando che i “tu devi”, gli obblighi morali, che il singolo individuo sente come qualcosa di “naturale” e di “interiore”, sono in realtà il prodotto di un processo storico millenario in cui la maggioranza degli esseri umani è stata indotta, attraverso premi e punizioni, abitudini di vita e credenze religiose e metafisiche, a interiorizzare e ad assimilare i doveri imposti dai costumi sociali e dai poteri vigenti, fino al punto di sentirli come qualcosa di spontaneo e di sacro.

Secondo l’’ipotesi esposta da Nietzsche, e più tardi ripresa da Freud[1], il nucleo più antico del “senso di colpa” e della “coscienza morale derivò, in particolare, da due grandi “metamorfosi” che, agli albori della ‘civiltà’, sconvolsero la vita degli esseri umani:

·        quella “eliminazione di un enorme quantum di libertà” che prese avvio quando alcuni gruppi umani iniziarono ad asservirne altri con la forza e a sfruttarli;

·        il diffondersi, attraverso le religioni, e i monoteismi in particolare, della  convinzione che ogni uomo fosse costantemente sotto lo sguardo vigilie e implacabile di un dio giudice.

Questa duplice condizione, di privazione di libertà e di induzione alla convinzione di essere sempre sotto il controllo di un potere infallibile, portò gradualmente l’essere umano ad introiettare quell’occhio giudicante, facendolo divenire un occhio interno, un guardiano interiore, un censore mentale, che la tradizione cristiana chiamò “voce dell’anima” e il pensiero moderno “coscienza morale”.

 

Mente e computer: un’analogia ancora plausibile?

Rodolfo Giorgi

 Università di Pisa

A partire dalla seconda metà del secolo scorso, le tesi funzionaliste si sono affermate gradualmente nel dibattito filosofico contemporaneo ponendo l’accento sull’organizzazione funzionale della mente e sul ruolo causale che gli stati mentali possiederebbero all’interno del nostro apparato cognitivo. Secondo il funzionalismo, ciò che qualifica uno stato mentale non è tanto la sua costituzione interna bensì il ruolo determinato che esso riveste nell’apparato cognitivo a cui appartiene.  Un’immagine efficace usata dal funzionalismo è infatti quella relativa all’analogia mente-computer: il linguaggio di un sistema computazionale potrebbe essere paragonato alla nostra mente per comprendere come gli stati mentali siano essenzialmente stati funzionali. Gli stati mentali si potrebbero descrivere come funzioni di passaggio da inputs sensoriali a outputs comportamentali, mentre diversi tipi di stati fisici realizzerebbero gli stati mentali secondo il principio della realizzabilità multipla.

Lo scopo di questa lezione è illustrare l’evoluzione storica dei problemi affrontati dal funzionalismo e riflettere sulle implicazioni attuali che questa prospettiva può avere nel dibattito odierno sulla mente. Saranno considerate anche le osservazioni più critiche nei confronti della visione funzionalista per cercare di comprendere se, in definitiva, la ricerca filosofica possa ancora avvalersi dell’analogia mente-computer al fine di analizzare il rapporto tra il cervello ed il dominio del mentale.

 

 

 

 

 



 

sabato 19 gennaio 2019

Neuroetica e filosofia delle Neuroscienze a Cassino

                                                      PROSSIMAMENTE
 
V Convegno cassinate di Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze "L'Io precario, Coscienza, responsabilità, controllo":
6 aprile
 Relatori: Alberto Oliverio, Massimo Marraffa, Leonardo Paris,   Silvia Pellegrini, Luigi Pastore, Daniela De Filippis
 
 Scuola di Alta formazione in Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze (aperta agli allievi degli ultimi anni di scuola secondaria in cui è curriculare l'insegnamento di filosofia):
5 aprile
Relatori: Maria Felice Pacitto, Miriam Aiello, Marco Celentano, Paolo Zecchinato

Per info: Centro psicologia Umanistica e Analisi Fenomenologico-Esistenziale 0776/25993
cell.3382481768

martedì 20 ottobre 2015

Neurocultura: "la cultura è prima di tutto una traccia biologica, o piuttosto neurobiologica"(Jean-Pierre Changeux)






“Per quanto la rivoluzione neuroscientifica abbia avuto luogo, essa è però ben lontana dall’aver dato tutti i suoi frutti. Ora dobbiamo attraversare un passo alla volta l’immensa terra incognita che ancora separa le scienze biologiche dalle scienze umane e sociali”(Jean-Pierre Changeux)

Secondo Changeux gli esseri umani hanno, a differenza delle altre specie animali, la capacità di incorporare la storia perché l’organizzazione del cervello umano si è sviluppata nel tempo risentendo dell’ambiente sociale  e culturale. E i passaggi del lungo processo evolutivo si trovano conservati nell’assetto  del nostro cervello, in cui antiche strutture cerebrali coesistono accanto a strutture più recenti capaci di attivare comportamenti più complessi. Il sovradimensionamento della corteccia cerebrale ha permesso l’aumento dello spazio cosciente con tutto quello che ne consegue: la capacità di imitare e di comprendere le interazioni sociali, le funzioni cognitive più elevate,la razionalità stesse. Cruciale in tali comportamenti  è ruolo della corteccia prefrontale. Le strutture corticali più recenti  possono inibire le strutture più antiche responsabili  dei comportamenti  emotivi. L’architettura cerebrale è il risultato del processo di connessioni sinaptiche tra cellule nervose che si attiva secondo un meccanismo di prove ed errori, senza un disegno intelligente, secondo un meccanismo selettivo di distribuzione di alcune sinapsi ed eliminazione di altre. Il processo inizia dallo stato embrionale fino all’età adulta in cui i neuroni e le sinapsi continuano a svilupparsi. Il cervello umano acquisisce attraverso l’apprendimento dei tratti propri della storia sociale e culturale del gruppo umano al quale appartiene. Quest’evoluzione è favorita da una caratteristica specificamente umana: uno sviluppo postnatale molto più lungo rispetto alle altre specie, in cui la proliferazione e l’eliminazione sinaptica proseguono oltre l’età della pubertà. La stabilizzazione selettiva delle prime rappresentazioni del mondo conduce alla selezione di una mappa di “relazioni  funzionali comuni” proprie ad un oggetto di senso. Così per prove ed errori il bambino e poi l’adulto costruiscono  un universo simbolico che consentirà la comunicazione sociale e la sopravvivenza.

giovedì 23 aprile 2015

Neuroscienze: le teorie di Tononi e Dehaene aprono a nuove prospettive sugli studi della coscienza

Non è facile immaginare e capire come quella massa gelatinosa, dal peso inferiore a 1500 grammi, chiusa nella nostra scatola cranica, produca la mente cioè i nostri pensieri, la nostra immaginazione, la nostra capacità di scegliere, il nostro stesso essere coscienti di noi stessi ovvero avere esperienze soggettive. La coscienza ( non stiamo parlando di vigilanza che è ciò che la permette)  è il fenomeno mentale più complesso e difficile da spiegare.Si riteneva fino a qualche tempo fa che il problema della coscienza non fosse aggredibile in quanto la coscienza  non può studiare se stessa come un oggetto, allo stesso modo in cui studia gli altri oggetti del mondo.(Per poterlo fare dovrebbe  uscire fuori di se stessa).   Negli ultimi tempi alcune teorie quella di Tononi e quella di Dehaene hanno incominciato a  fare luce su questo fenomeno che è l'espressione più complessa del processo evolutivo.   Entrambe le teorie (la Teoria dell'informazione integrata e quella dello Spazio di Lavoro Neuronale Gobale), pur con alcune differenze, convergono sull'idea che la coscienza sia il prodotto di un alto livello d'informazione globale integrata che mette in connessione, con circuiti di andata e ritorno, le varie aeree corticali. Entrambe riconfermano l'idea che la maggior parte del lavoro cerebrale è inconscio. Occorre, ovviamente, molta saggezza nell'occuparsi naturalisticamente della mente considerando ce si vanno a toccare temi (finora trattati filosoficamente) e credenze e consapevolezze che strutturano la psicologia del senso comune. Il paradosso è che quella saggezza che invochiamo nello studio del cervello e della mente è essa stessa un prodotto del cervello....

lunedì 15 settembre 2014

Il libero arbitrio. il caso non è la libertà


Ritorna spesso sulle pagine dei maggiori quotidiani italiani e sulle rubriche scientifiche la questione del libero arbitrio, rinverdita dall’esperimento di Libet, tra i più conosciuti degli sperimenti in ambito neuroscientifico proprio per  le questioni enormi che pone e rispolvera. Com’è noto ai soggetti sperimentali si chiedeva di sollevare un dito ogni volta che volessero farlo e di dichiarare il momento in cui volessero farlo. Si  verificò che la dichiarazione avveniva 200 millesecondi prima che il dito venisse alzato. Ma la variazione di attività cerebrale avveniva circa 500 millesecondi prima dell’azione di sollevare il dito. Da ciò si deduceva che l’attività cerebrale, corrispondente all’intenzione di sollevare il dito, precede l’intenzione cosciente di 300 millesecondi. Sembrerebbe dunque che il cervello conosca le nostre decisioni prima di noi e che noi arriviamo a cose fatte.Allo stato attuale delle nostre conoscenze non esistono prove certe né dell’esistenza né dell’inesistenza del libero arbitrio. Quasi nessuno degli scienziati se la sente di elimnare a cuor leggero l libero arbitrio considerando le conseguenze enormi che avrebbe  sulla vita degli individui. Ma non funzione il ragionamento di quanti farebbero brillare un barlume di libertà percHé grazie all’azione del caso saremmo più forti dei geni. Il caso non è la libertà!

“ Né funziona il ragionamento di chi volesse, facendo ricorso alla fisica quatistica, utilizzare l’argomento della indeterminatezza delle particelle subatomiche e, pertanto, spiegare la libertà delle nostre decisioni con l’indeterminatezza degli eventi quantici del nostro cervello. L’indeterminatezza farebbe guadagnare solo casualità al nostro comportamento. La libertà è tutt’altra cosa”(Buoni si nasce soggetti etici si diventa. La costruzione della mente etica, Pendragon Ed, p. 139)