Neuroscienze, neuroetica, filosofia della mente, psicoterapia

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venerdì 3 dicembre 2021

GRUPPO D'INCONTRO: "Ansia e paura bloccano la nostra vita: come superarle e riprendere fiducia"

 

Centro di “ Psicologia Umanistico-Transpersonale ed         Analisi Fenomenologico-Esistenziale”

               PSICOTERAPIA, STUDIO,RICERCA 

                 GRUPPO D’INCONTRO

                                                                            


          Gestalt-Mindfulness, Neuroscienze

“Ansia e paura bloccano la nostra vita: come     superarle e riprendere fiducia”

             Sabato 18 Dicembre  Ore 15-19

Nel workshop impariamo a guardare le nostre ansie e paure, a valutare le nostre fragilità e i nostri punti di forza, a sciogliere i nodi che ci procurano sofferenza

                                  Workshop

Il workshop è utile per chiunque voglia fare cambiamenti nella propria vita, aumentare il proprio benessere e la qualità della vita, per quanti sono professionalmente impegnati in ambito sanitario ed educativo.

Il workshop è aperto a non più di 7 persone. Per accedere è necessario rispettare le misure sanitarie previste (green pass e mascherina)

AI PARTECIPANTI VERRA’ RILASCIATO UN ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE

*M.Felice Pacitto, psicologae psicoterapeuta, filosofa della mente, istruttrice Mindfulness, è stata allieva e collaboratrice di Rollo May e Ronald Laing. E’ stata tra i primi a sviluppare, in Italia, il metodo dei Gruppi d’Incontro, di cui ha dato una formulazione teorica e metodologica nel testo “Dal Sentire all’Essere”, Ed. Magi

Per informazioni e per la prenotazione (obbligatoria) telefonare al “Centro di Psicologia Umanistica” via Molise,4-Cassino tel/fax:0776/25993(ore 16-19, mercoledì); cell3382481768; www:humanistic-psyc.it; mariafelicepacitto/blogspot;scuola di counsellingpsicologico.blogspot.com.

 

venerdì 8 gennaio 2021

 

         M I N D F U L N E S S     in T E M P I  D I  C O R O N A V I R U S

                                         Corsi mindfulness online     

                

                           



                                  Da  Venerdì 15 gennaio nuovo corso online

                                            ore 19-20 e 30

Superiamo la paura e ritroviamo l’equilibrio attraverso la fiducia e la speranza:

pratiche di consapevolezza, pratiche sulla nobili dimore (compassione, gentilezza amorevole, equilibrio, gioia condivisa), riflessioni su testi di saggezza.

Il Covid-19 ha portato in tutto il mondo sofferenza, incertezza, paura, ansia e stress. Non sappiamo come sarà la nostra vita non dico fra dieci anni ma fra qualche mese. Il virus ha rafforzato quel senso di incertezza che esisteva anche prima a causa a causa dei conflitti geopolitici, delle diseguaglianze e della crisi economica.  Molti si scoprono incerti e ignari rispetto a ciò che accadrà al loro lavoro, ai loro progetti, ai loro desideri e sogni

Per ritrovare equilibrio e stabilità abbiamo bisogno di fiducia, coraggio, senso del limite, altruismo, consapevolezza. La vita è un bene prezioso. Impariamo a provare e ad esprimere gratitudine per il dono della vita che ci è stato fatto.

La MINDFULNESS:

● riduce ansia, stress, depressione, disturbi ossessivi-compulsivi, somatizzazioni, disturbi del sonno, senso di inadeguatezza di Sè

● potenzia le difese immunitarie e la capacità a resistere agli eventi avversi e al dolore della vita

●agisce sul dolore cronico e sui disturbi in area psicosomatica (psoriasi)

●promuove la longevità ed il benessere fisico e psichico

 Tempi: 4 incontri (uno a settimana) della durata ognuno di un’ora e mezza

 Orario:  19-20 e 30.

Per informazioni ed iscrizione (obbligatoria): “Centro Psicologia Umanistica Cassino”, via Molise, 4, 0776/25993,cell.3382481768; email:mariafelice@humanistic-psyc.it

 

venerdì 25 dicembre 2020

Un Natale sottotono ma non meno nutriente

 


Questo sarà un Natale diverso. Il Natale nelle ultime due settimane è stato il tema dominante le menti delle persone. I più si lamentano delle restrizioni, si sentono agli arresti domiciliari, rimpiangono le mancate vacanze sulla neve, l’impossibilità di festeggiare l’anno nuovo secondo consuetudine. C’è da chiedersi che tipo di paese sia quello in cui oggetto di preoccupazione sono i su citati impedimenti. Che paese è quello che dimentica che ben altre sono le priorità, che  non vede le difficoltà economiche di molti e i lutti che hanno colpito molte famiglie? Ma siamo ragionevoli e diamo uno sguardo indietro agli anni passati. Con l’avvicinarsi del natale si entrava in una sorta di ansia per lo stress che le fatiche festive comportavano: regali, preparazione di pranzi, il dramma di come selezionare gli inviti, visite di cortesia ed altre convenzioni sociali. Nel bel mezzo delle festività si cominciava a desiderare che finissero presto. Molti dichiaravano che ne avrebbero fatto volentieri a meno. Alcuni stavano male anche: soffrivano del “Christmas blues”, quella sorta di tristezza che accompagna, spesso, situazioni ed occasioni di per sé piacevoli ma che vengono turbate dal ricordo di persone che non ci sono più e di cui si soffre la mancanza, dalla solitudine e dall’assenza di familiari lontani. Per quelli più eticamente sensibili si aggiungevano considerazioni di ordine sociale ed altruistico: gli inutili sperperi, magari per accontentare e rendere più felici bambini ed adulti già abbondantemente benedetti dalla fortuna, a fronte della povertà e della miseria che continua a regnare nel mondo e neanche troppo lontano da noi. Quest’anno saremo liberati di questi affanni: avremo un Natale  più intimo, con meno stress, meno effervescente, con meno scintillii ma non per questo meno emotivamente nutriente. Ma mi auguro che sia anche un Natale più riflessivo e saggio. Un Natale da considerare come il tentativo che stiamo facendo per uscire da questa pandemia che ha profondamento cambiato le nostre abitudini, le nostre attese e speranze, la nostra psicologia. Ma siamo realmente cambiati? La natura umana rifugge dal dolore e cerca di dimenticare. E anche oggi c’è la tendenza a non voler vedere e a volere pensare che tutto sia finito e forte è alla spinta a tornare alla così detta normalità E, pure, la pandemia ha posto sotto gli occhi di tutti ( di quelli che vogliono v edere) le questioni fondamentali del nostro tempo: la distruzione dell’ambiente, la povertà, il razzismo, il conflitto sociale, tutte questioni interconnesse che erano lì ma che non si volevano vedere. Molte cose sono accadute durante questo anno che dovrebbero far riflettere. Innanzi tutto la frattura generazionale: da un lato la decimazione degli anziani, talora passata (diciamolo) semplicemente come un fatto statistico-fatalistico, scontato; dall’altro i giovani che scalpitavano per tornare in piazza, nelle strade, in discoteca. Abbiamo assistito a forme di negazione della pandemia e del pericolo che hanno indotto comportamenti irresponsabili e dannosi alla collettività. Non sono mancate  forme paranoidi di paura del contagio che hanno portato a comportamenti egoistici e disumani.  L’emergenza Covid-19 ha mostrato facce dell’Italia che ci hanno fatto vergognare: lo sciacallaggio di chi, durante la pandemia ha fatto incetta di mascherine (presidio fondamentale per prevenire il contagio) per rivenderle a prezzi esorbitanti, di  chi ha messo in circolo dispositivi fuorilegge. Ma parafrasando Jung “molta ombra, molta luce”.  Ci sono stati generosità e coraggio di migliaia di persone: medici, infermieri, farmacisti, personale delle strutture sanitarie, volontari che hanno lavorato senza sosta. Ci sono stati atti eroici: di chi, piuttosto avanti negli anni, ha ceduto il proprio casco Chip-pap ad un altro paziente, più giovane, con maggiori probabilità di sopravvivere. Altruismo ed interdipendenza tra tutti gli esseri umani sono stati i valori riscoperti da molti. Infine l’azione congiunta di tutti gli organismi impegnati nella ricerca ed il lavoro incessante degli scienziati che hanno saputo collaborare al di là delle nazioni di appartenenza. Mai come in questa occasione la scienza ha mostrato che la comunità scientifica è legata da un unico e medesimo interesse conoscitivo: la conoscenza non vuole bandiere! Einstein sosteneva che le catastrofi dovrebbero essere la spinta a ripensare i grandi principi che informano lo stare al mondo. Da questo punto di vista c’è da augurarsi appunto che il Covid.19 non sia stato  un’occasione perduta. Questo Natale dovrebbe indurre a riflettere sul posto che occupiamo in questo mondo, sulla natura interdipendente di tutti gli esseri umani e di tutti gli esseri viventi, sulla corresponsabilità dei destini di ciascuno, per ripartire nel 2021 più saggi e più adulti.

Maria Felice Pacitto

 

giovedì 25 giugno 2020

Mindfulness online: come vivere in serenità in tempi difficili


Mindfulness online:  come vivere con serenità in tempi difficili




Siamo usciti da un pezzo dal lockdown: una fase che all’inizio ha richiesto una forte capacità di adattamento in quanto ha interrotto i nostri comportamenti abituali, la nostra relazionalità; ci ha costretto ad una convivenza, stretta e senza pausa, con i nostri familiari che spesso ha fatto esplodere conflitti latenti. E’ stato più facile adattarsi per chi è dotato di flessibilità e resilienza. La seconda fase che è incominciata da circa un mese ci richiede parimenti una capacità di adattamento e resilienza perché non siamo tornati alla vita di prima, come molti si aspettavano. Ogni adattamento ha un costo: procura sforzo, fatica, talora stress. E siamo ancora in una fase di pericolo e di incertezza con emozioni che oscillano tra speranza e paura
Abbiamo pertanto bisogno di strumenti e di conoscenze relative al funzionamento della nostra mente-cervello che ci aiutino a vivere in condizioni  cui non siamo abituati e che caratterizzeranno a lungo la nostra vita.
Abbiamo bisogno di strumenti che ci aiutino a gestire ansia, emozioni negative e a recuperare il benessere psico-fisico.
 Dobbiamo ricostruire su basi diverse la nostra vita e non è facile.
Durante il corso verranno proposti:
● contenuti teorici relativi alla psicologia delle emozioni, ai meccanismi dell’ansia e dello    stress, al rapporto mente-corpo, al funzionamento di cervello e mente,
● opportunità di riflessione su alcune tematiche esistenziali
●  alcune pratiche esperienziali che una volta apprese potranno essere espletate in modo autonomo
Tempi: 4 incontri (uno a settimana) della durata ognuno di un’ora e mezza. Giovedì: 2, 9, 16, 23 luglio. Orario: 21-22 e 30. Per informazioni e prenotazione: “Centro Psicologia Umanistica Cassino”, via Molise, 4, cell.3382481768




martedì 31 marzo 2020

La paura in tempo di coronavirus


La paura, come le altre emozioni di base, è una reazione naturale del nostro organismo ma con una funzione particolare quella di salvaguardare la nostra sopravvivenza. Si può provare ad immaginare cosa succederebbe se ne fossimo privi: semplicemente non riusciremmo a difenderci da pericoli e stimoli  nocicettivi. Responsabile della paura è un nucleo cerebrale, l’amigdala, bene allocata nel sistema limbico, al di sotto della corteccia e all’altezza del lobo temporale. Le informazioni sensoriali pericolose arrivano, attraverso una via breve, direttamente all’amigdala che immediatamente ci avvisa del pericolo. Supponiamo di passeggiare attraverso un bosco: vediamo improvvisamente sul sentiero un qualcosa di lungo e scuro. La nostra reazione è istintiva ed immediata: arretriamo perché temiamo di esserci imbattuti in un serpente. Poi. Magari, a distanza, ci fermiamo, osserviamo meglio e ci rendiamo conto che si tratta semplicemente di un  bastoncello. A questo punto abbiamo attivato la “via lunga” cioè quella che dallo stimolo periferico arriva fino alla corteccia la quale ci aiuta a valutare e  lucidamente la situazione. Noi ovviamente abbiamo bisogno di entrambi i meccanismi. Quello legato all’amigdala che ci protegge in situazioni di pericolo in cui la nostra risposte deve essere immediata e  quello di tipo riflessivo,legato a circuiti corticali, che ci aiutano, in situazioni di pericolo, a fare giuste valutazioni e ad agire di conseguenza senza lasciarci prendere dal panico.

venerdì 13 marzo 2020

Che cos'e' la paura? "la paura è la cosa di cui ho più paura" Montaigne


Che cos’è la paura?
La paura è la cosa di cui ho più paura!  (Montaigne)

La paura è un’emozione molto potente ed utile, selezionata evoluzionisticamente per proteggerci. Ha il suo correlato neurale nell’amigdala, un formazione cerebrale che si trova nel sistema limbico, zona cerebrale fondamentale per le emozioni. L’amigdala è coinvolta anche con l’aggressività, altra emozione che ha una funzione difensiva. Per far parte del nostro corredo biologico significa che è di estrema importanza per la nostra sopravvivenza. Magari l’aggressività era più utile nei tempi remoti quando l’uomo doveva difendersi da animali predatori, Ma oggi non ha più quella funzione. Sigmund Freud ci insegna che l’uomo fece un gran passo avanti nel suo processo di civilizzazione quando sostituì la clava con la parola! Ma l’evoluzione  non è perfetta! Per cui l’amigdala che ci avvisa tramite, la paura, dei pericoli ci fa diventare, in alcuni casi,  molto aggressivi mettendo in pericolo noi e gli altri.
Ma torniamo alla paura. Essa è utile se proporzionata ai pericoli reali che noi incontriamo nella vita. Ma a volte ci vengono proposte dai media situazioni che vengono ingigantite dalla rete per cui la paura rischia di diventare panico. Questo si sviluppa quando ci troviamo dinanzi a situazioni sconosciute o su cui v’è una inadeguata informazione. Anche un eccesso di ridondante informazione può determinare una situazione di allarme che sfocia facilmente nel panico. E’ ciò che si sta verificando attualmente per il coronavirus.
L’errore più facile che si può commettere dinanzi a queste situazioni è o sottovalutare il pericolo o di sopravvalutarlo.
Seguiamo almeno tre regole:
-stiamo ai fatti oggettivi
-seguiamo solo fonti di informazione attendibili ed ufficiali
-riduciamo la sovraesposizione alle informazioni dei media
Il panico ci rende irrazionali e induce a comportamenti discutibili, egoisatici ed antisociali.

lunedì 21 ottobre 2019


Centro di “ Psicologia Umanistico-Transpersonale ed  Analisi Fenomenologico-Esistenziale”

      PSICOTERAPIA, STUDIO,RICERCA   
                          

      Programma 2019-2020         
  
                                     GRUPPO D’INCONTRO

          Gestalt-Mindfulness, Neuroscienze
“Ansia e paura bloccano la nostra vita: come     superarle e riprendere fiducia”
             Sabato 26 Ottobre  Ore 15-19

Ansie e paure (perdita di una persona amata, rotture, separazioni, solitudine, invecchiamento, ecc..) avvelenano la nostra vita soprattutto quando diventano un pensiero catastrofico e depressivo. Nel workshop impariamo a guardare le nostre ansie e paure, a valutare le nostre fragilità e i nostri punti di forza, a sciogliere i nodi che ci procurano sofferenza
                                  Workshop
Il workshop è utile per chiunque voglia fare cambiamenti nella propria vita, aumentare il proprio benessere e la qualità della vita, per quanti sono professionalmente impegnati in ambito sanitario ed educativo.

AI PARTECIPANTI VERRA’ RILASCIATO UN ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE

*M.Felice Pacitto, psicologae psicoterapeuta, filosofa della mente, istruttrice Mindfulness, è stata allieva e collaboratrice di Rollo May e Ronald Laing. E’ stata tra i primi a sviluppare, in Italia, il metodo dei Gruppi d’Incontro, di cui ha dato una formulazione teorica e metodologica nel testo “Dal Sentire all’Essere”, Ed. Magi
Per informazioni e per la prenotazione (obbligatoria) telefonare al “Centro di Psicologia Umanistica” via Molise,4-Cassino tel/fax:0776/25993(ore 16-19, mercoledì); cell3382481768; www:humanistic-psyc.it; mariafelicepacitto/blogspot;scuola di counsellingpsicologico.blogspot.com.


domenica 20 agosto 2017

Il terrorismo colpisce ancora : iL coraggio possiamo e dobbiamo darcelo.



Come si può vivere tranquilli in un mondo minacciato  dal terrorismo,  in un mondo incapace di far fronte alla complessità  dei problemi di un’immigrazione senza fine (che nessuno aveva previsto) e impotente dinanzi al soggetto di turno che va fuori controllo (magari il “bravo ragazzo” vicino di casa, forse un pò problematico)  ed uccide, senza alcuna pietà, innocenti, adulti e bambini, colpevoli solo di essersi trovati proprio lì, in quel momento ? Ogni epoca produce le sue paure. Negli anni ’60 la paura del nucleare interrompeva i “bei  sogni” delle persone, il timore cioè che, nonostante l’equilibrio del terrore, una bomba atomica potesse essere sganciata , sia pure per errore, da una delle due potenze mondiali. Poi venne la paura delle catastrofi naturali. Oggi la paura del terrorismo. Paure così emotivamente  pervasive da attivare l’immaginario di registi e produttori. Chi non ricorda  The day after (1983), The deep impact (1998) e il più recente World trade center (2006)? Gli stati emotivi non possono essere paragonabili in quanto soggettivi  (cioè unici e irripetibili), ma è incontestabile che i casi cui le paure “storiche” si riferiscono sono ben diversi l’uno dall’altro e che, quindi, producano forme e intensità diverse di emotività. C’è differenza nel pensare ( e dunque nel sentire) ad una conflagrazione atomica o all’impatto di una cometa con il  nostro pianeta (che non lascerebbero scampo a nessuno )e ad un possibile atto terroristico che potrebbe colpire ognuno di noi, è vero, ma non è certo. E se è un altro ad essere colpito, è certo che non siamo noi ad essere colpiti. C’è un margine, egoistico, di speranza! Non c’è nulla di ineluttabile!(Questo spiega, in parte, la superficialità con cui i governi hanno affrontato il problema terrorismo che non si risolve, è ovvio, solo con le misure di sicurezza, ma questo merita ben altro discorso). Il terrorismo vuole ficcarsi, come un chiodo, nella nostra quotidianità  e distruggere la nostra razionalità. Ma a chi attenta alla nostra razionalità si risponde con la ragione. E allora non condividiamo il motto di Don abbondio “il coraggio, uno se non ce l’ha non se lo può dare”.  Coraggio viene dal latino “cor habeo” cioè avere cuore. Coraggioso è chi ha cuore, appunto, chi ha entusiasmo e va verso il mondo nonostante la naturale paura. Coraggio è un fatto emotivo ma che appartiene anche alla ragione perché questa offre i buoni motivi per essere coraggiosi. Coraggiosi infatti, come insegna Aristotele, non significa essere temerari né eroi. Coraggiosa è la persona normale dotata di “attenzione” verso le cose, che vive pienamente la vita, nonostante la paura, senza perdere di vista i le complessità e i problemi emergenti nel nostro mondo . Coraggioso è chi si scrolla di dosso quella sorta di rassegnazione e adattamento passivo all’emergenza, al “tanto è sempre uguale, non cambia nulla!”, misti a sfiducia  che sembra essere diventata la tonalità emotiva più diffusa attualmente. Coraggiosa è la donna non in carriera che riesce a trasformare il suo piatto vissuto  quotidiano che aderendo pienamente ai piccoli gesti ed atti quotidiani momento per momento. Coraggioso è  il politico che accetta i propri doveri e le proprie responsabilità sostenendosi e radicandosi ai valori fondanti il vivere collettivo, frutto di secoli di riflessione filosofica e politica. Coraggioso è chiunque, aiutato da vivacità ed intelligenza, provi a cambiare il buio presente verso un futuro  rischiarato. Coraggioso è chiunque provi a sostenere la pesantezza del vivere fatta di  costrizioni, perdite, dolori e vi introduca  passione e creatività.